Salvatore Tropea per La Repubblica
«Abbiamo perso». Non usa giri di parole il sindaco Sergio Chiamparino sul «pasticciaccio» Intesa Sanpaolo. «Non c´è dubbio che è questa una brutta pagina per Torino. Si è creata una profonda divisione nella governance economica e anche in quella politica. E quando è così è difficile ottenere risultati. Non esce rafforzata la città ed è sfumata la possibilità di riequilibrio che era uno degli obiettivi riguardo alla distribuzione dei pesi tra Torino e Milano, senza per questo mettere in discussione la conduzione della banca».
Sergio Chiamparino e Romani Prodi
Il sindaco Sergio Chiamparino ed Enrico Salza
Lei aveva tentato di impedirlo con la candidatura Siniscalco ed è stato accusato di avere oltrepassato i limiti consentiti alla politica. Pensa ancora di fare qualche altra mossa?
«No. La Compagnia aveva espresso due opzioni: quella Siniscalco sostenuta dal presidente Benessia e un´altra avanzata da alcuni consiglieri. In quella fase io potevo e dovevo intervenire perché sulle scelte della Compagnia potevo esprimermi. Ora ce n´è una sola e io non metto becco. Se lo facessi, questa sì che sarebbe una violazione indebita. Dunque ora decida il comitato».
Il suo richiamo alle responsabilità è stato interpretato come un invito a Benessia perché si dimetta, ma c´è chi ricorda che al posto di presidente è arrivato col suo consenso. Dunque?
«Non penso che esistano mandati imperativi. Quanto al resto esistono organi che possono esprimersi. C´è un consiglio generale che è in grado di fare tutte le verifiche di responsabilità e di fiducia. Non devo farlo io o altri».
Chiamparino prende in braccio Benigni
Ha qualche rammarico?
«Sì. Quello di avere perduto la possibilità di avere ai vertici della maggiore banca italiana una delle figure di maggiore prestigio. Salvo l´ex presidente della Regione Piemonte del Pdl, Ghigo, sono stato il solo a rammaricarsi».
GIULIO TREMONTI E GIUSEPPE GUZZETTI
Perché questa solitudine?
«Perché molti difendono la torinesità solo per avere un titolo sui giornali, ma al primo bau bau milanese corrono a baciare la pantofola. E questi sono più numerosi di quanto si pensi. Aggiungo che ad essere rammaricati dovrebbero essere anche i milanesi e non lo sono».
Un recupero in extremis di Siniscalco?
«Quando uno si dà fuori si dà fuori. La scelta di Siniscalco non mi è parsa una mossa tattica per farsi richiamare. Si doveva intervenire prima. La Compagnia, quando si è verificata la spaccatura, avrebbe dovuto agire rapidamente e cercare una soluzione condivisa. Non lo ha fatto».
In questa partita c´è stata un´assenza del Pd?
«Di più: quando si è espresso, lo ha fatto in totale subalternità ad alcuni centri di potere finanziari che non sono estranei alla politica e che anzi la usano in quanto subalterna. Com´è avvenuto in questo caso».
A chi si riferisce quando parla di autoreferenzialità?
«A quei centri di potere che in Italia vedono assieme finanza e politica e che sono diventati via via sempre più autoreferenziali, piegando la politica a questo scopo. Al punto che oggi è sempre più difficile capire chi risponde a chi».
sca07 lucia annunziata domenico siniscalco
Ha un´idea di come se ne possa uscire?
«Per quello che può contare ce l´ho. Non è giusto che le Fondazioni abbiano il peso di un azionista di riferimento, devono limitare la loro partecipazione all´1-2%. Troppo comodo lasciarle nel ruolo attuale e poi pretendere che chi deve prendere decisioni non risponda più alla politica. Questa è un´ipocrisia».
Crede si possa fare?
«E´ giusto farlo. Non ha senso che le prime due banche d´Italia siano degli ircocervi senza che si capisca di chi siano emanazione. Le Fondazioni alienino parte dei loro patrimoni a favore del territorio. Le banche vadano sul mercato e si comportino come ci si comporta sul mercato».
ie13 fassino finocchiaro bersani letta
Non teme che quanto sta dicendo possa cambiare il suo percorso politico?
«Di certo non lo aiuta se si pensa a un percorso tra gli allori. Anzi lo danneggia. Ma se l´impegno politico è altra cosa allora lo aiuta. Non si può restare indifferenti di fronte al cancro che prefigura una sorta di conflitto di interesse. Quando viene meno il rapporto tra controllore e controllato, c´è totale mancanza di trasparenza e responsabilità».
Come il conflitto berlusconiano?
«Non è proprio quello ma è pur sempre un fatto grave: non si possono autorizzare discutibili salvataggi e poi negare i finanziamenti a chi ne ha bisogno. Un partito di sinistra, per tornare alla politica, non deve essere subalterno, non può farsi schiacciare su queste cose e poi lamentarsi se perde voti al Nord o altrove».