RAI-DYNASTY – COL VOTO DEI 2/3 IL FURBETTO SU-DARIO SAPEVA BENISSIMO CHE IL SINISTRO 80ENNE GUGLIELMI NON SAREBBE MAI PASSATO - MA PIù DURA LA TELENOVELA PIù I CAPPON E I RIOTTA RESTANO AL LORO POSTO - CHI CI RIMETTE è SOLO BERLUSCONI...
Fabio Martini per "La Stampa"
Si è di nuovo bruscamente interrotta la bizantina trattativa tra maggioranza ed opposizione sulla presidenza della Rai, una trattativa che si sta dipanando secondo modalità originalissime: periodicamente si incontrano nella sede del Pd Dario Franceschini e Gianni Letta, il secondo ascolta per una decina di minuti le proposte dell'altro sulla presidenza della Rai, dopodiché si congeda, riferisce a Silvio Berlusconi e la risposta arriva tramite dispacci ufficiosi di agenzia.
Dario Franceschini
Ieri la telenovela ha prodotto una nuova puntata: Franceschini ha proposto a Letta il nome di Angelo Guglielmi, primo e innovatore direttore di RaiTre, ma da palazzo Chigi - in un fiorire di "veline" e controveline - si è fatto sapere informalmente che non se ne poteva far nulla. Il no del governo a Guglielmi stavolta è stato accolto molto male dal Pd, perché è l'ennesimo di una serie di dinieghi ed a questo punto la trattativa è destinata a bloccarsi per qualche giorno.
A "Ballarò", il segretario del Pd Dario Franceschini ha attaccato duramente Berlusconi: «Hanno detto no a Guglielmi perché le sue idee politiche danno fastidio. Non vorrei che dietro quel no ci fosse un disegno, controllare la tv privata tramite la famiglia e la tv pubblica tramite la maggioranza. Se così fosse non ci troveranno complici, troveranno un muro. Un muro».
Franceschini ha anche rivelato le ragioni del no al candidato proposto dal Pd: «La bocciaura ad uno dei padri del servizio pubblico è stata spiegata con motivazioni che quasi mi vergogno a dire, come il fatto che è anziano, argomento da usare con cautela visto che Berlusconi ha 4-5 anni in meno di Guglielmi».
Dunque, salvo ripensamenti sempre possibili in una vicenda che non risparmia sorprese, se ne dovrebbe riparlare all'inizio della prossima settimana, anche perché il Pd non ha intenzione di avanzare a breve nuovi nomi: «Non credo che sia sensato continuare a farne», ha annunciato Franceschini.
Gianni Letta
Vicenda paradossale, quella del rinnovo dei vertici Rai. Con un Cda e un Presidente scaduti oramai da otto mesi e con una Commissione di Vigilanza che ha impiegato quasi 300 giorni per trovare un presidente, sembrava che una soluzione fosse vicina. Il Pd, cui spetta per prassi il compito di indicare il candidato alla Presidenza della Rai, nei giorni scorsi aveva prima trovato un accordo col Pdl sul nome del direttore del "Sole 24 Ore" Ferruccio De Bortoli.
L'iniziale disponibilità del direttore si è tramutata, dalla notte alla mattina, in un no che ha molto complicato la trattativa. Se non altro per le ragioni portate da Bortoli, in particolare quella sottolineatura sui poteri limitati del Presidente Rai. Una motivazione che ha fatto un po' di terra bruciata attorno a nuovi candidati ed è in quelle more che il Pd ha rilanciato la candidatura del presidente uscente, Claudio Petruccioli.
Un'ipotesi bocciata direttamente dal capo del governo in nome del «rinnovamento». Successivamente un altro no è stato speso, stavolta nella trattativa informale, nei confronti di Fabiano Fabiani, 78 anni, una delle colonne della Tv di Bernabei, negli anni Cinquanta-Sessanta. E ieri è stato bocciato anche Angelo Guglielmi, 80 anni fra due settimane.
Angelo Guglielmi
A Guglielmi, ex dirigente Rai per anni vicino al Pci e al Pds, il leader del Pd era arrivato sul filo di un ragionamento che intende assegnare la presidenza Rai ad una personalità riconducibile alla sinistra. Ma il suggerimento di Massimo D'Alema di lanciare in pista l'ex direttore generale dalla Rai a tempi del suo governo, Pierluigi Celli, è stato scartato da Franceschini, che gli ha preferito Guglielmi. Scontrandosi contro l'ennesimo no di Berlusconi.








