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SALVATE IL SOLDATO BLANDINI - PER “IL FATTO”, “REPUBBLICA” E “LA STAMPA” L’EX RESPONDABILE DELLA DIREZIONE CINEMA DEL MINISTERO È UN FURBETTO CHE DIROTTA FONDI MINISTERIALI A PARENTI E AMICI – MA IL GOTHA DEI PRODUTTORI ITALIANI (TUTTI MOLTO “DE SINISTRA”) STA PREPARANDO UNA LETTERA APERTA IN SUA DIFESA: “QUELLE INTERCETTAZIONI NON SONO ATTENDIBILI” (LO SONO SOLO QUANDO RIGUARDANO IL PUZZONE DI HARDCORE & C.?)…

Michele Anselmi per "il Riformista"

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"Furbetti al cinema", titola "Il Fatto Quotidiano". "I fondi del cinema a mogli e amici", ammonisce "la Repubblica". "I fondo del cinema agli amici della cricca", strilla "la Stampa". Si potrebbe continuare. In tutti compare, con sottolineature colorite, il nome di Gaetano Blandini, ex responsabile della Direzione cinema presso i Beni culturali, dal 15 dicembre amministratore delegato della Siae.

A scorrere intercettazioni e ricostruzioni, sembrerebbe che gli affari della "banda Balducci", sezione cinema, siano andati in porto esclusivamente grazie alla complicità di questo funzionario dell'amministrazione pubblica, classe 1962, che fino a pochi mesi fa veniva indicato, eccezion fatta per "L'espresso", come tra i più capaci, onesti e lungimiranti dirigenti ministeriali. A lui l'ex ministro Urbani affidò la gestione della riforma detta "reference system"; a lui il ministro Bondi assegnò il compito di sanare il deficit mostruoso di Cinecittà Holding.

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Ed è grazie a lui, alla sua abilità tutta democristiana di schivare gli ostacoli duri e di aggirare le turbolenze politiche, se alla fine film delicati come "Il Divo" di Paolo Sorrentino, "Gomorra" di Matteo Garrone o "La prima linea" di Renato De Maria hanno ricevuto un finanziamento pubblico (nell'ultimo caso fu il produttore Andrea Occhipinti a sfilarsi, rinunciando a 1 milione e mezzo di euro, nell'ardere della polemica alimentata dal centrodestra).

Di colpo, però, Blandini è diventato l'emblema del malaffare continuato, della raccomandazione fissa, del favoritismo smaccato: insomma del cinema pubblico piegato all'avidità di "mogli e amici", senza nessuna cura per la qualità dei progetti. Ma sarà proprio vero? Le intercettazioni sono così attendibili? I casi "scandalosi" davvero penalmente rilevanti?

"Male non fare, paura non avere", ama ripetere Blandini. Anche "Tutto chiacchiere e distintivo", citando il De Niro-Capone di "Gli intoccabili". Può stare simpatico o no. Tuttavia è possibile che alcune delle supposte prove a carico, un po' confusamente accatastate dai cronisti giudiziari (uno confonde l'Ente Cinema che non esiste più con la Direzione cinema, un altro le contestazioni tecnico-burocratiche a "Il fiore del male" su Vallanzasca con la faccenda, poi rientrata, di "Natale a Beverly Hills"), alla fine si rivelino inconsistenti.

DOMENICO PROCACCIDOMENICO PROCACCI

Lo pensa un nutrito gruppo di produttori che proprio in queste ore sta lavorando a una lettera aperta in difesa di Blandini, o meglio del suo operato al ministero. Sono professionisti del calibro di Riccardo Tozzi, Angelo Barbagallo, Domenico Procacci, Tilde Corsi, Nicola Giuliano & Francesca Cima, Mario Gianani, Donatella Botti, Giampaolo Letta, Caterina D'Amico. Naturalmente nessuno si sbilancia sul fronte dell'inchiesta, "nel rispetto del lavoro della magistratura" come s'usa dire; ma con accenti consonanti intendono ribadire, "in queste ore di linciaggio mediatico", stima e fiducia nei confronti di Blandini.

Tilde CorsiTilde Corsi

Per esempio Tozzi, titolare di Cattleya, produttore di film come "Romanzo criminale" e "Mio fratello è figlio unico". "Può darsi che ci siano state delle scorrettezze, non mi compete esprimermi su singoli episodi. Però so alcune cose e vorrei dirle". Eccole. "1) In questi anni i finanziamenti pubblici per il cinema legati al Fus sono stati gestiti con intelligenza e severità, in un rapporto aperto con noi produttori.

2) Investimenti, giudizi, tabelle, voti, elenco dei titoli promossi o bocciati: tutto è stato riportato con trasparenza sul sito del ministero. Prima non succedeva. 3) Sul piano degli incassi, la media dei film finanziati con sostegno ministeriale è più alta dei film realizzati senza. 4) Film come "Il Divo" e "Gomorra", ma ci metto pure "Tutta la vita davanti", "Lo spazio bianco", "L'uomo che verrà", non si sarebbero mai fatti senza l'aiuto pubblico".

E pensare che fino a qualche anno fa gli autori legati all'Anac o all'Api accusavano Blandini di voler punire il cinema d'arte, di voler premiare solo i più forti, a scapito delle opere prime e seconde. Lui stesso diceva, in un'intervista del 2005: "La nuova legge non piace perché impedisce di finanziare con 3 milioni e mezzo di euro opere prime, dico prime, con compensi da 300 mila euro per registi esordienti; di finanziare film che vantano attori di nome neanche contattati; di finanziare film che non devono trovare neanche un euro sul mercato, tanto il debito resta a carico dello Stato".

ROSANNA E GIAMPAOLO LETTAROSANNA E GIAMPAOLO LETTA

Oggi, in buona misura, produttori e registi non lo vedono più come un burocrate insensibile alle ragioni della cultura, anzi lo difendono nonostante la pioggia di frasi intercettate e insinuazioni. Scandisce Tilde Corsi, la produttrice dei primi film di Ozpetek, nonché di titoli come "La siciliana ribelle" o "Il passato è una terra straniera": "Mi sembrano francamente accuse generiche, non suffragate da fatti. Cose vaghe e smerdanti. Indagheranno i giudici, certo. Per quanto mi riguarda, ho un ottimo ricordo della sua gestione: velocità, chiarezza, trasparenza".

Di "trasparenza e correttezza" parla anche Giampaolo Letta, capo di Medusa; mentre Francesca Cima, produttrice storica di Paolo Sorrentino e di film pluripremiati come "La ragazza del lago" di Andrea Molaioli, sottolinea: "Parlano i fatti. Sotto la sua amministrazione il cinema italiano è rinato. Poi certo, può scappare un film non riuscito, anche se non metterei all'indice "Last Minute Marocco" di Falaschi: ma davvero non esistono paragoni tra la gestione Blandini e quelle precedenti".

Conferma Caterina D'Amico, oggi a capo di Raicinema, per due anni membro della commissione ministeriale (2005-2006). "Ho visto gestire il denaro pubblico con equilibrio e serenità. Blandini ha svolto un lavoro egregio al ministero, dosando intelligenza e furbizia. Puttanate non ne ho viste fare. Possiamo avere sbagliato su questo o quel film, so io quanto ho dovuto battermi per far passare "Si può fare" di Manfredonia. Fa parte del gioco il margine di errore. Lei mi chiede se mi schiero al suo fianco? Sì, lo faccio. Parlo come individuo. Con l'ente che dirigo, Raicinema, mi consulterò domani".

 

 
[15-03-2010]