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SARKò, IL NANO RIALZATO DE PARIS, Dà IL MINISTERO DELLA CULTURA (DI GRAN RILIEVO IN FRANCIA) A FRéDéRIC MITTERRAND, un GAY DE SINISTRA nato con lo smoking CHE Non appartiene alla schiera degli engagés che Sarkozy apprezza ma sepolti nella gloria... -

Domenico Quirico per "La Stampa"

Questa volta quello che conta, e farà fracasso, è lo stato civile, il cognome, non la tessera che custodisce in tasca il prescelto per la porpora ministeriale: perché Frédéric Mitterrand in fondo al cuore è un monarchico, non un socialista, e alle elezioni 1995 ha confessato, senza vergogna o rimorsi, di aver votato Chirac e non Jospin.

MITTERRANDMITTERRAND

Incastonare tra i ministri il nipote del presidente mito della gauche, l'unico la cui popolarità postuma e persistente tiene ancora in piedi lo scheletro socialista: davvero uno dei colpi migliori della strumentale, cinica e redditizia «ouverture» del presidente Sarkozy. Ormai è una sfida: dimostrare che non c'è nessuno che non possa cadere incantato dai suoi voluttuosi allettamenti.

Così oggi, complice il rimpasto giustificato dalla dislocazione di due ministri a Strasburgo come europarlamentari, e diventata ghiotta occasione di eliminare alcune pedine antipatiche, Frédéric Mitterrand sarà nominato ministro della Cultura. Che in Francia non è un laticlavio prestigioso ma innocuo; è Ministero di prima linea, la trincea da cui si presidia una delle quintessenze della Nazione. Basta scorrere il Gotha dei predecessori: André Malraux, Maurice Druon, Alain Peyrefitte. Si ripassa la letteratura francese.

Nicolas SarkozyNicolas Sarkozy

Il corteggiamento presidenziale è iniziato da tempo. L'anno scorso lo ha scandagliato con la nomina a direttore dell'Accademia di Francia a Roma. Il fato aveva ormai preso la rincorsa. Pronunciando il nome di Mitterrand, il presidente riuscì a divincolarsi dalle polemiche seguite all'annuncio della prima scelta, George Marc Benamou, considerato da tutti indegno di guidare la prestigiosa e secolare Accademia a Villa Medici. Mitterrand peraltro non ha mai fatto troppo il ritroso: ha spesso ribadito che si sentiva vicino al presidente («so di essere nella sua agenda») e che a sua volta «lo giudicava dal lavoro». Cioè benissimo.

A pensare che dietro la scelta ci sia semplicemente la volontà di aumentare il lungo elenco di trofei di caccia ministeriali o uno stratagemma per sbarazzarsi dell'attuale ministro Christine Albanel giudicata, con gran cipiglio, troppo ottocentesca e chirachiana, si rischia di passar per maligni.

Andre MalrauxAndre Malraux

In realtà Frédéric Mitterrand è un tipo di intellettuale che piace a Sarkozy. Perché non intimidisce, non è uno di quegli scrittoroni che solo a nominarli bisogna togliersi dal capo il berretto. Stupirebbe un giorno scorrerne il nome nella Pléiade, questo è vero; la sua produzione non è certo incendiaria, non è un potente evocatore di cose e non pretende giudiziosamente di parlare all'eternità.

Semmai navighiamo in quella che Carducci definiva «la letteratura del languore». Ma è uno che sembra nato con cucito indosso lo smoking, fa figura, è adattissimo a intrattenersi con gli Illustrissimi, ha maniere da diporto accademico e contemporaneamente da elogio funebre al Pantheon. Non appartiene alla schiera degli engagés che Sarkozy apprezza ma sepolti nella gloria (anche se ora ha iniziato a esibire dimestichezze più intellettuali).

Rachida DatiRachida Dati

Mitterrand ha fornicato, volentieri e profittevolmente, con strumenti espressivi che il presidente adora: il cinema e la televisione. La sua specialità sono le teste coronate; raccontando (brillantemente) la vita dei grandi del mondo ha conquistato la popolarità. Ci sono già le stimmate per farne il futuro biografo della coppia più glamour della politica mondiale.

Mitterrand, nella biografia, annovera un po' di (giudiziosa) bohème: la gestione di alcune sale della capitale, dove introdusse l'allora rivoluzionaria novità del sofà. E dove dedicava retrospettive più che all'algida Nouvelle Vague, a registi muscolari come John Ford. Il primo cinema, L'Olympic, lo comprò in società con uno dei suoi allievi (insegnava allora storia) che aveva vinto alla Lotteria nazionale e aveva idee confuse su come impiegare la somma.

ChiracChirac

E quello che è considerato il suo capolavoro cinematografico, e non solo, «Lettere d'amore in Somalia», è la sillogizzazione filmica di una delusione sentimentale. Una sua dichiarazione deve aver incatenato Sarkozy. A chi gli domandava qual è il ruolo della cultura in un'epoca di crisi come questa, ha risposto citando François Dalle: «Ogni imprenditore è in fondo un letterato».

Nel rimpasto che ha toccato otto Ministeri, il nome di maggior prestigio è il ministro degli Interni Michelle Alliot-Marie che ha rifiutato di restare alla guida di un dicastero dimezzato, privo del controllo della sicurezza, ed è stata dirottata alla Giustizia, al posto della neodeputata europea Rachida Dati. Agli strategici Interni passa un fedelissimo di Sarkozy, Brice Hortefeux, che sta galoppando tra i Ministeri: dopo l'Immigrazione e il Lavoro, il controllo della sicurezza dei francesi.

 

 
[24-06-2009]