dagospia.com

SOFRI SPIEGA PERCHé FU LANCIATO Il CITATISSIMO e famigerato appello del 1971 contro Luigi Calabresi, SOTTOSCRITTO DA 800 FIRMATARI (DA ECO A MIELI, DA CARLO ROSSELLA A OLIVIERO TOSCANI) - "Era avvenuto questo. Che il processo Calabresi-Lotta Continua, aperto nel 1970, aveva un giudice presidente, Biotti, e un avvocato per la parte civile Calabresi, Lener, e giudice e avvocato erano amici personali da una vita"...

Adriano Sofri per "Il Foglio"

Adriano SofriAdriano Sofri

Il 15 dicembre di 41 anni fa è morto Pino Pinelli. Una scultura a lui dedicata sarà posta oggi nella Stazione Garibaldi di Milano. Bene. Ho provato a fare un conto: se non sbaglio, dell'intera vicissitudine che prende le mosse dalla strage di piazza Fontana, io sono l'unico condannato detenuto. Non è poco.

LUIGI CALABRESILUIGI CALABRESI

Non è a questo titolo che ricordo anch'io Pinelli oggi, ma per molte altre ragioni, e specialmente per averne studiato a distanza di tanto tempo la passione e la morte e la giustizia derisa. Ciascuno è autorizzato a dire qualsiasi cosa su Pino Pinelli, ma chiunque ne parli senza aver letto il mio libro, "La notte che Pinelli", uscito l'anno scorso da Sellerio, non sa abbastanza di che cosa parli. Lo dico con tutta tranquillità, e voglio oggi offrirne un esempio fra i tanti. Si tratta del famoso e famigerato appello del 1971 contro Luigi Calabresi, citatissimo e misconosciutissimo.

Poco fa, a proposito di un giornale sciagurato che ha incitato a una raccolta di firme contro Roberto Saviano - colpevole di lesa padanità - il direttore della Stampa, Mario Calabresi, dissentendo fermamente da quell'iniziativa, ha ribadito la propria risoluzione di non partecipare a raccolte collettive di firme, ricordando l'esperienza di quell'appello contro suo padre.

sofrisofri

Per parte sua, nel programma che conduce su La7, Antonello Piroso ha appena interpellato bruscamente Oliviero Toscani chiedendogli conto della firma in calce a quel manifesto. (Toscani ha risposto di non ricordarla, e di ritenere che la firma fosse stata apposta senza interpellarlo: ma questi sono fatti suoi).

Luigi CalabresiLuigi Calabresi

Da anni quel manifesto viene citato, se non - spesso - come un mandato morale all'assassinio del commissario Calabresi, almeno come il documento esemplare di un delirio vanesio, feroce e gregario che si era impadronito del fior fiore dell'intelligenza italiana. Proprio perché si assegna a quel testo un significato così cruciale, moralmente e civilmente, ci si aspetterebbe, salvo che lo si intenda come il bruto manifestarsi di una follia clinica, che venisse conosciuto e ricordato il contesto di quell'iniziativa e il suo contenuto: ciò che non è avvenuto, se non, scrupolosamente, nel mio libro. Lo dico anche per me. Io non fui fra i firmatari.

GIUSEPPE PINELLIGIUSEPPE PINELLI

Ma ero partecipe di quegli eventi con tutto me stesso: eppure, quando rimisi insieme le carte su cui scrivere, mi accorsi di avere dimenticato quella circostanza e quel contenuto. E mi sono accorto poi che la stessa cosa era avvenuta ai famosi firmatari di allora, che si trattasse di dimenticanza o di rimozione, o di tutt'e due.

Nel suo libro, "Spingendo la notte più in là", che è soprattutto un libro di memoria e non una ricostruzione giudiziaria o storica, Mario Calabresi scrive solo della querela del commissario contro Lotta Continua e del processo che "si ritorse contro di lui, perdendo di vista l'oggetto della querela", e conclude: "Alla fine il giudice venne ricusato e il processo venne sospeso e assegnato ad altri giudici".

giuseppe pinelli funeraligiuseppe pinelli funerali

Quanto a Piroso, non ha detto una parola per spiegare che cosa fosse avvenuto, e non so se ne sia a conoscenza. In appendice al mio libro è ristampato il testo dell'appello e l'elenco degli 800 firmatari. Era avvenuto questo. Che il processo Calabresi-Lotta Continua, aperto nel 1970, aveva un giudice presidente, Biotti, e un avvocato per la parte civile Calabresi, Lener, e giudice e avvocato erano amici personali da una vita.

MARIO CALABRESI - copyright PizziMARIO CALABRESI - copyright Pizzi

Dopo otto mesi di dibattimento, la corte deliberò clamorosamente una esumazione - la seconda - della salma di Pinelli per una nuova perizia. Allora, il 21 aprile 1971, Lener ricusa il giudice Biotti. E lo motiva riferendo un loro colloquio di cinque mesi prima. Era stato Biotti, racconta, a chiedergli un incontro urgente con dei pretesti. Si vedono a casa dell'avvocato.

gsc 71 oliviero toscanigsc 71 oliviero toscani

Biotti - racconta Lener - gli dice di essere preoccupato perché la sua pratica di promozione giace in Cassazione, e lui riceve pressioni dal tribunale milanese in favore di Baldelli (l'imputato, per aver firmato come direttore responsabile di Lotta Continua) e soprattutto gli dice che lui e gli altri giudicanti sono "convinti che il colpo di Karate a Pinelli sia stato dato e abbia colpito il bulbo spinale". E gli anticipa che avrebbe ordinato la nuova perizia, e però, per compiacerlo, gli propone di suggerire lui i nomi dei tre periti da nominare. Lener sostiene di aver tenuto per sé l'episodio per mesi, per vedere come si metteva il processo.

ANTONELLO PIROSOANTONELLO PIROSO

Biotti nega, e allega qualche dettaglio tragicomico sulla propria terzietà (protesta contro l'insinuazione di aver parlato del processo addirittura allo stadio: "Allo stadio di san Siro il sottoscritto, da vecchio e inveterato tifoso, non parla che di calcio..."). La Corte d'appello toglie il processo a Biotti. L'episodio comunicava a un'opinione pubblica esterrefatta che presidente e parte civile di un processo (così delicato e tormentato) erano amiconi, e che il suo andamento si barattava e si sputtanava in una tribuna di stadio o in un salotto di casa; che il giudice preannunciava in privato la propria convinzione della colpevolezza del commissario; che l'avvocato si teneva in tasca questa carta per mesi per far saltare il processo, una volta che avesse preso una piega sfavorevole. Come quando la corte decise la riesumazione.

pagina lotta continua assassinio calabresipagina lotta continua assassinio calabresi

Allora l'opinione pubblica italiana, ormai avvertita della montatura infame per incolpare del 12 dicembre gli anarchici, si sentì dire che il giudice naturale del processo e i suoi colleghi a latere erano convinti che Pinelli fosse stato colpito e quindi defenestrato; e che se Biotti non l'avesse detto davvero a Lener, sarebbe stato l'avvocato di Calabresi ad arrivare a una simile invenzione pur di affossare il processo e impedire la riesumazione.

Pier Paolo PasoliniPier Paolo Pasolini

Questo era il movente dell'appello famigerato. "Una ricusazione di coscienza rivolta ai commissari torturatori, ai magistrati persecutori, ai giudici indegni". Uomini come Amendola o Pajetta, Argan e Bassetti, Carniti e De Mauro, Fellini e Gorresio, Primo Levi e Monicelli, Muscetta e Nono, Paci e Pasolini, Piccardi e Sapegno, Terracini e Terzani, Trentin e Viano, e le altre centinaia di quell'impressionante elenco, non davano la propria firma alla leggera, per sbarazzarsi di una telefonata, e tanto meno la lasciavano comparire a propria insaputa.

Che abbiano poi sentito un dolore o un vero pentimento per quella firma, è la più plausibile e sincera e rispettabile delle evenienze. Che questo si sia tradotto nella cancellazione delle circostanze che l'avevano motivata, forse è ancora più spiegabile: ma non è una buona cosa. Il tempo non è né un galantuomo né un gangster: tutt'al più un ospite irridente. Si può aspettare quarant'anni per rendere l'onore a Pinelli e commuoversi alla sua sorte. E 41 per intimare agli intervistati di giustificarsi: e gli intervistati non si ricordano di che cosa, e il pubblico non lo sa.

 

 
[16-12-2010]