DALLE STELLE ALLE STALLE – ALLE AMMINISTRATIVE LE LISTE DEL M5S PERDONO DUE TERZI DEI VOTI RISPETTO AL 4 MARZO, QUANDO AVEVANO FATTO IL CAPPOTTO – A PRIOLO GARGALLO, VICINO A SIRACUSA, I GRILLINI SONO PASSATI DAL 72 AL 16 % NEL GIRO DI TRE MESI – E GLI ATTIVISTI METTONO IN DUBBIO LA CAPACITÀ DI PRODURRE UNA CLASSE POLITICA LOCALE ALL’ALTEZZA…

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Emanuele Lauria per www.repubblica.it

 

PIPPO GIANNI PIPPO GIANNI

Il caso limite è quello di Priolo Gargallo, centro industriale alle porte di Siracusa, dove i 5 Stelle nel giro di tre mesi sono passati dal 71,6 al 16,4 per cento. Subendo anche l'onta di assistere alla più classica rivincita del (presunto) vecchio contro l'altrettanto presunto nuovo: ovvero il successo  di un ex ras democristiano come Pippo Gianni, il deputato che nel 2005, durante la discussione alla Camera sulle quote rosa, liquidò l'argomento con un lapidario "le donne non ci devono scassare la minchia".

 

rocco casalino beppe grillo rocco casalino beppe grillo

Ora, Priolo e il suo ritorno al passato non possono forse sintetizzare in toto l'esito del voto in Sicilia, ma sono la rappresentazione di un dato certo: l'arretramento di M5S in una regione-chiave del Mezzogiorno. Risultato che va abbinato al mancato sfondamento della Lega di Salvini: l'isola volta le spalle all'alleanza di governo giallo-verde.

 

Questa, fino a domenica, era la terra del "cappotto": 28 collegi uninominali su 28 conquistati dai grillini, con una percentuale media di quasi il 49 per cento. Alle amministrative le liste pentastellate hanno perso in un solo colpo due terzi dei voti. M5S può festeggiare solo la conquista del piccolo Comune di Pantelleria.

 

LUIGI DI MAIO CON ANTONIO TRINGALI LUIGI DI MAIO CON ANTONIO TRINGALI

Ma rischia una significativa sconfitta a Ragusa, l'unica città italiana dove il movimento si presentava alla guida di un'amministrazione uscente: Antonio Tringali, il candidato grillino preferito al sindaco Federico Piccitto dopo una faida interna, è costretto al ballottaggio con Peppe Cassì, ex cestista fuori dai partiti tradizionali (fatta eccezione per il sostegno di Fratelli d'Italia) e anzi alla prima esperienza politica.

 

Il secondo turno, a Ragusa, rischia di trasformarsi in una singolare sfida fra chi è più puro, chi è più anti-casta, chi è più rappresentativo della mitica società civile. Con il Pd, rimasto fuori dai giochi, pronto a fare lo sgambetto ai 5 stelle per un tonfo che si sentirebbe fino a Roma.

 

salvini pozzallo salvini pozzallo

Non è che nei centri più grandi dove si è votato in Sicilia, M5S sia andata meglio, anzi: i candidati di Di Maio hanno fatto flop a Catania come a Messina, a Trapani come a Siracusa, con dati di lista che vanno dal 10 al 13 per cento.

 

La Lega, dal canto suo, mostra di non avere ancora un radicamento in Sicilia, malgrado le frequenti visite di Salvini, l'ultima nell'hotspot di Pozzallo nella domenica prima del voto. Il Carroccio non ha ottenuto risultati significativi in coalizione con il centrodestra (contribuendo ad esempio all'elezione del forzista Pogliese a Catania con un misero 1,7 per cento) ed è affondato nelle corse solitarie: il candidato della Lega si è fermato al 2,1 per cento a Trapani, addirittura all'1,3 a Siracusa.

 

Un filotto di insuccessi, proprio in coincidenza dell'avvio del "governo del cambiamento". "L'elettorato siciliano si dimostra il più infedele d'Italia", annota Pietro Vento, direttore dell'istituto Demopolis, nel commentare l'oscillazione dei consensi da un'elezione all'altra.

LEOLUCA ORLANDO LEOLUCA ORLANDO

 

"L'elettorato di centrosinistra che alle Politiche si era spostato su Di Maio alle amministrative ha fatto scelte diverse", aggiunge Vento, non soffermandosi sulle cause del fenomeno.

 

Che fa specie, anche perché - solo per fare un esempio - vede la bocciatura di M5S in una delle regioni del Sud che più dovrebbe beneficiare del reddito di cittadinanza. Per una volta, esponenti del centrodestra e del centrosinistra danno più o meno lo stesso significato al risultato delle amministrative: "Il movimento paga nel Sud proprio l'alleanza con Salvini", dice Leoluca Orlando, sindaco di Palermo che prima delle Politiche ha annunciato l'iscrizione al Pd.

 

LUIGI DI MAIO GIANCARLO CANCELLERI LUIGI DI MAIO GIANCARLO CANCELLERI

Guadagna, invece, il centrodestra che appare diverso dalla Lega. Nel Sud Salvini fa perdere consenso e questo dimostra che siamo una comunità accogliente". E Gianfranco Micciché, commissario di Forza Italia nell'isola, sottolinea in modo beffardo "il misero 12 per cento dei partiti dell'alleanza di governo".

 

Ma per Giancarlo Cancelleri, il leader dei grillini siciliani, il rovescio dei 5 stelle è una fake news: "Il confronto si fa fra elezioni analoghe. Ogni volta che i media hanno fatto questo tipo di analisi si è rivelata sbagliata all'elezione successiva. L'unica verità è che rispetto alle amministrative del 2013 siamo cresciuti di molto".

 

CATENO DE LUCA CATENO DE LUCA

Ma fra gli stessi attivisti siciliani non mancano i dubbi sull'incapacità di M5S, dopo un lustro, di produrre personale politico all'altezza capace di vincere le sfide nei Comuni.

 

Mentre il voto degli "antisistema" comincia a prendere direzioni diverse: basta tornare a Messina dove, declinata la stella di Renato Accorinti, le preferenze in fuga dai partiti tradizionali non sono andate al concorrente grillino ma a Cateno De Luca, Masaniello di provincia e già re degli "impresentabili" arrestato subito dopo le elezioni regionali: sarà lui, al ballottaggio, a sfidare il primario Dino Bramanti, candidato del centrodestra sostenuto anche dal big Francantonio Genovese. Un altro segno dei tempi.

 

 

 

 

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