TELEMENO 1992 – CORRIAS: “CON MANI PULITE PER LA PRIMA VOLTA IL PUBBLICO HA POTUTO ASSISTERE IN DIRETTA AL RACCONTO DELLA CORRUZIONE CHE USCIVA DALL'OMBRA. ED È STATO UN GRANDE SPETTACOLO’’ – CRIPPA: “NELLA RICOSTRUZIONE DI CORRIAS C'È QUALCOSA CHE SUONA FALSO. E' LA SCELTA DI NON CONDANNARE LE FURIBONDE MISTIFICAZIONI MEDIATICHE. E ALLORA PERCHÉ NON LA TV DELL'ISIS? NON È MENO VIOLENTA, MA È FATTA MEGLIO”

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  1. DICE CORRIAS CHE MANI PULITE FU IL TRIONFO DELLA TV

craxi le monetine all hotel raphael craxi le monetine all hotel raphael

Maurizio Crippa per il Foglio

 

Mani pulite? E' stato il più grande spettacolo della televisione italiana.

Non la serie tv di Sky, ma proprio quell' orda (onda) a reti unificate - di manette in diretta, avvisi di garanzia recapitati a mezzo tiggì, "forza Di Pietro" urlati a favore di telecamera, monetine lanciate con ferocia - che squassò l' Italia 25 anni fa. Spettacolo. E se lo dice Pino Corrias (sul Fatto di ieri), cronista di vaglia che conosce bene la televisione, bisogna cre dergli. "Compiendosi, Mani pulite ha cambiato la politica. E ancora di più il suo specchio magico, la televisione".

Corrias è scrittore intelligente, dissemina qualche dubbio postumo sullo "spettacolo".

 

pino corrias pino corrias

Ma non resiste all' inchino verso il populismo mediatico giudiziario: "La televisione illumina la velocità di quell' evento. Dissolve l' ombra che tante volte ha inghiottito inchieste potenzialmente dirompenti". E' la celebrazione del mito della "trasparenza", che da allora ne ha fatta di strada e di danni: all' opinione pubblica, prima ancora che alla politica. Dice anche che di tutto questo fu la Lega a incassare i dividendi, e Berlusconi "il maggiore beneficiario". Maddai? Non i pm? Non lo strapotere di condizionamento politico della magistratura? Non il "il furor di popolo" che da allora, aizzato dai media - nel clima in cui Gianfranco Funari sdoganava in tv "me so' rotto li cojoni" - ha preso possesso della scena pubblica e, ormai, anche di mezzo Parlamento?

 

Nella ricostruzione di Corrias c' è qualcosa che suona falso, una reticenza di fondo. E' la scelta di non condannare le furibonde mistificazioni mediatiche di ieri e di oggi. E allora perché non la tv dell'Isis? Non è intrinsecamente meno violenta, ma è fatta meglio.

 

 

2. LE VERE MANETTE AI POLITICI CORROTTI LE HA MESSE LA TV

Pino Corrias per il Fatto Quotidiano

 

Mani Pulite è stato il primo scandalo della storia italiana scandito dalla diretta televisiva. E dalla progressiva cancellazione di quelle pre-falsità dietro le quali si nascondeva un intero sistema di partiti che campava su ben calcolate percentuali di tangenti e consenso, clientela privata e pubblica omertà. Compiendosi, Mani Pulite ha cambiato la politica. E ancora di più il suo specchio magico, la televisione.

 

Non per nulla c' era proprio una telecamera a inquadrare il punto esatto in cui si sarebbe spalancato il più grande e profondo e stordente vuoto di potere dell' Italia repubblicana, intorno alle ore 17 del 17 febbraio 1992, al primo piano del Pio Albergo Trivulzio di Milano, ufficio del dottor Mario Chiesa, socialista quarantenne, masticatore di gomme al mentolo e di tangenti conteggiate sul 10 per cento di ogni appalto, compreso quello per le pulizie.

tribunale di milano mani pulite tribunale di milano mani pulite

 

La telecamera ronza invisibile dentro la valigetta 24 ore di quel tale Luca Magni, imprenditore, che consegna la busta con 7 milioni di lire all' incauto Chiesa, registrando il suo sorriso goloso che va a spegnersi quando la porta dell' ufficio si apre di nuovo e compare il capitano dei carabinieri Roberto Zuliani, collegato via radio a un Alfone civetta parcheggiato sulla strada, dove il giovane sostituto procuratore Antonio Di Pietro, sta ascoltando in diretta l' arresto di quel soldatino del craxismo rampante milanese.

 

tangentopoli tangentopoli

Né lui, né la telecamera che registra, sanno di avere appena inquadrato il paziente numero zero della più clamorosa indagine epidemiologica sulla malattia sociale che negli stessi anni in cui i partiti marciavano e marcivano moltiplicando per due il debito pubblico italiano in cambio del consenso - fino alla favolosa cifra di un milione e 600 mila miliardi di lire - ha inquinato il libero mercato, corroso alle fondamenta l' etica comune e la tolleranza (o connivenza) di interi settori produttivi.

 

mani pulite mani pulite

Malattia che in quel biennio cruciale, 1992-'94, finirà per dissolvere, proprio dentro lo specchio della televisione, la Prima Repubblica, oltre che la carriera e l' onorabilità dei segretari dei cinque partiti di governo, di decine di ministri, di centinaia di assessori, di una intera classe di imprenditori, compresi i titolari e i manager di colossi come Fiat, Olivetti, Eni, Enel, gruppo Ligresti, Lega delle Cooperative, Montedison.

 

mani pulite mani pulite

Una epidemia che un numero infinito di altre telecamere trasformeranno - telegiornale dopo telegiornale, inchiesta dopo inchiesta - in uno spettacolo fatto di infinite puntate e colpi di scena e intrecci narrativi e agnizioni e multipla esibizione di collettiva ipocrisia, di collettiva indignazione, compresa la più rumorosa, il furor di popolo, che in quei mesi esibisce non solo fax e fiaccolate al grido di "Grazie Di Pietro", ma anche i cappi che sventolano a evocare patiboli.

 

il pool di mani pulite il pool di mani pulite

Il filo conduttore del racconto è la celebre camminata al rallenty dei tre sostituti procuratori: Di Pietro con la faccia scura, Gherardo Colombo con le mani in tasca, Pier Camillo Davigo con i fogli di un fascicolo in mano, che tagliano in diagonale il corridoio del quarto piano del Tribunale di Milano, protetti dalle transenne, circondati dall' assedio dei cronisti, con musica in sottofondo e pathos da The Untouchables.

 

Per mesi il colpo di scena è quotidiano. Si compie nella sala stampa della caserma dei carabinieri di via della Moscova, Milano, quando l' ufficiale in divisa entra in scena con un colpo di tosse, un elenco dattiloscritto tra le mani e davanti ai telecineoperatori in permanente edizione straordinaria, dice: "Dunque, vediamo, oggi abbiamo arrestato". Dirà Gherardo Colombo: "Andavamo velocissimi perché confessavano tutti. A ogni interrogatorio crollava un muro. Si aprivano dieci piste".

il pool di mani pulite il pool di mani pulite

 

E Davigo: "Quando andavamo a prendere un indagato, già al citofono cominciava a confessare". La televisione illumina la velocità di quell' evento. Dissolve l' ombra che tante altre volte ha inghiottito inchieste potenzialmente dirompenti - dallo scandalo petroli al crac del Banco di Napoli, passando per le tangenti Lockheed e i fondi neri del Banco Ambrosiano - scomparse non solo nelle nebbie delle procure generali, ma anche nell' inchiostro troppo liquido dei giornali.

emilio fede tangentopoli emilio fede tangentopoli

Sarà un caso, ma Fininvest inaugura i suoi telegiornali esattamente un mese prima delle manette a Mario Chiesa.

 

Enrico Mentana sul Tg5, ma specialmente Emilio Fede sul Tg4, sguinzagliano cronisti a inseguire la retata in corso, compreso un pittoresco Paolo Brosio inquadrato ogni sera alla fermata dei jumbo tram numero 12 in transito davanti alla scalinata del Tribunale di Milano, a dettare il resoconto degli interrogatori.

 

La tv guida la marcia. I magistrati la usano per ribellarsi ai decreti Conso e Biondi (anni 1993 e 1994) che tentano il colpo di spugna. Scalda l' opinione pubblica . E scalda i giornali che la assecondano lavorando in pool. Dirà Paolo Mieli che in quegli anni dirige prima La Stampa e poi il Corriere: "La televisione era la scatola dove avveniva la politica. Noi della carta stampata ne abbiamo preso atto".

craxi mani pulite craxi mani pulite

 

La Lega incassa dividendi elettorali dalla "fine del regime". L' emblema del regime si chiama Bettino Craxi, che Vittorio Feltri, prima di tante altre giravolte, rinomina Cinghiale, prefigurandone la caccia. Per il patron dei telegiornali Fininvest, Silvio Berlusconi, 56 anni appena compiuti, la caduta del cinghiale è una buona pista da assecondare: porta ascolti e forse anche una via d' uscita dai debiti che assediano le sue reti. Parla a nome dei nuovi imprenditori ("Siamo stati taglieggiati dai partiti, ora basta") senza vergognarsi di farlo con al fianco il suo braccio destro, Marcello Dell' Utri, e il suo avvocato, Cesare Previti, ancora convinti di farla franca.

 

di pietro colombo davigo di pietro colombo davigo

Su Raitre, non un populista, ma il fine letterato Angelo Guglielmi che la dirige, ha l' intuizione produttiva di spettacolarizzare la politica in tv: costa poco, infiamma le polemiche e sbanca l' auditel. Da tre anni aveva lanciato il più teatrale tra i conduttori, Giuliano Ferrara, con Linea rovente e Il testimone, esordio dell' infotainment con rissa, sigla che tanto per non sbagliare inquadra il cassonetto dei rifiuti, nuovo luogo sociale della politica e dei politici, dal quale con una certa autoironia o segreto sospetto, emerge anche lui a inizio trasmissione, in quanto ostaggio (e ortaggio) del nuovo rito televisivo. Seguono Gad Lerner con Milano Italia e Michele Santoro con Il rosso e il nero.

1992 la fiction su tangentopoli di sky 1992 la fiction su tangentopoli di sky

 

Entrambi al centro del terremoto in corso. Sismografi capaci di raccontarne l' intensità, passando dalle piazze, alle aule dei tribunali, dalle fabbriche dove la globalizzazione mina i vicoli del vecchio movimento operaio, ai nuovi territori delle partite Iva che rivendicano libertà fiscale e politica da Roma ladrona.

 

Con tutte le conseguenze del caso, il campione di quella stagione televisiva si chiama Gianfranco Funari, ex croupier, ex cabarettista, uno che di sé dice: "Nella mia vita ho pestato tante merdacce e non mi sono mai pulito le scarpe".

CRAXI MANI PULITE CRAXI MANI PULITE

Viene dalla gavetta popolana di "Aboccaperta", parla a nome "della ggente" o almeno lo lascia credere e si siederà davanti allo spettacolo di Tangentopoli con le mascelle spalancate: "Quanno va tutto storto non devi di' verranno giorni mijori Devi di' me so' rotto i cojoni!".

 

Diventando prima l' eroe della rivolta - "Se uno è stronzo, non je posso di' stupidino, senno si fa delle illusioni, je devo proprio di' stronzo!" - poi addirittura un caso politico quando sia la Fininvest dell' eterno cerimoniere Gianni Letta, che la Rai del penultimo democristiano Gianni Pasquarelli, lo estromettono dai palinsesti, illudendosi che la sua maleducazione mediatica sia la causa e non la conseguenza dell' incendio.

 

Incendio che raggiungerà il suo climax, direttamente nella più televisiva tra le scatole di fiammiferi disponibili, l' aula della Seconda sezione penale del tribunale di Milano, dove va in scena, ritrasmesso in prima serata da Un giorno in Pretura, su Raitre, con record di ascolti, il processo Enimont, tangente da 150 miliardi, imputato Sergio Cusani, testimoni chiamati da Di Pietro a pronunciare il loro "Giuro di dire la verità, nient' altro che la verità", i segretari dei cinque partiti di governo, da Arnaldo Forlani che balbetta nella polvere a Bettino Craxi che rivendica, senza tentennamenti nella voce, il finanziamento illecito ("perché così fan tutti, sfido chiunque a negarlo") passando per Giorgio La Malfa, Carlo Vizzini, Renato Altissimo, tutti storditi, tutti umiliati, che un po' sapevano e un po' no, al massimo immaginavano.

 

Una manifestazine a sostegno di Mani Pulite a Milano nel 1992 (Fotogramma) Una manifestazine a sostegno di Mani Pulite a Milano nel 1992 (Fotogramma)

Compreso un notevole Umberto Bossi che frigge sulla sedia e alla fine ammette la mancia di 200 milioni di lire ricevuta dalla Montedison, tanti saluti alla rivoluzione nordista degli onesti.

 

Da un punto di vista televisivo (e forse anche psichiatrico) il processo Enimont è la prosecuzione di un grottesco Pietro Longo (segretario socialdemocratico) che qualche anno prima canta La vie en rose davanti alle telecamere di Cipria e al sorriso condiscendente di Enzo Tortora. Questa volta la versione è shakespeariana, non solo perché due dei principali imputati di quel processo, Gabriele Cagliari e Raul Gardini, si sono appena uccisi, uno a San Vittore, l' altro nella camera da letto del suo palazzo, ma anche perché nel rito che si celebra, la tv per la prima volta smette di legittimare il potere, ma anzi si incarica di dissolverlo. Incoronandone altri due, mai assecondati con così tanta efficacia, quello della magistratura e quello dell' opinione pubblica.

 

bettino craxi mario chiesa bettino craxi mario chiesa

Prima di fabbricare un potere politico del tutto nuovo, a sua immagine, come Forza Italia, neo partito senza radicamento né storico, né organizzativo, ma così carico di pixel e luccicanza onirica, da trasformare un intero pubblico in un elettorato.

É da allora che la politica - rimasta senza sedi, senza congressi alle acque termali e ora persino senza l' ossigeno delle elezioni - nuota nell' acquario della televisione, dove si è specializzata in un suo personale metabolismo che le consente di nutrirsi a temperatura costante. Coltivando nuove creature politiche anaerobiche, ormai schiave di quella luce e capaci soltanto di pretenderne a sufficienza per gridarci dentro la versione più elementare del selfie: "Io esisto".

 

Sono loro ad avere riempito quel vuoto di potere, alla fine del biennio cruciale. Ad avere piegato l' informazione politica a un rito insonne di chiacchiere senza scopo e senza verifica. E che oggi, passato un quarto di secolo, si avviano ad essere scalzate dall' ultima schiera che avanza, non più selezionata attraverso la vecchia televisione, ma grazie al nuovissimo algoritmo della Rete.

 

Nel frattempo Berlusconi, il maggiore beneficiario di quei tempi declinanti, invecchia senza più l' ombra delle fanciulle in fiore. Craxi riceve omaggi postumi. Di Pietro si è sciolto - per contrappasso - davanti alle telecamere di Report. Scampato al jumbo tram numero 12, Brosio ha visto la madonna di Medjugorje e vive felice.

Brosio davanti al palazzo di giustizia durante tangentopoli Brosio davanti al palazzo di giustizia durante tangentopoli

 

Luca Magni invece è fallito. La sua valigetta con telecamera nascosta è stata venduta a un' asta di beneficenza e se in quel magico contenitore c' era un genio che esaudiva i desideri, li ha traditi (quasi) tutti.

 

 

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