UN CALCIO ALLA CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ - GIOCATORI E SOCIETÀ LITIGANO SU CHI DOVRÀ VERSARE LA NUOVA TASSA (DIPENDENTE O DATORE DI LAVORO), E VISTO CHE FA MOLTO INCAZZARE CHE UN MANIPOLO DI MILIONARI S’INCAZZI PER QUALCHE MIGLIAIA DI EURO IN MENO, CALDEROLI SI ERGE A CAPOPOLO DEGLI OPPRESSI: “SE CONTINUANO CON LE MINACCE PER I CALCIATORI CI SARÀ UN CONTRIBUTO DOPPIO COME PER I POLITICI”… - -
1 - UN CALCIO AL CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ
L. Ban. per "La Stampa"
I dirigenti di serie A hanno già acceso le calcolatrici. I giocatori, invece, se ne stanno beati in ritiro sicuri che prima o poi qualcuno li tutelerà. La guerra però è dietro l'angolo. Il contributo di solidarietà è come una palla avvelenata: rimbalza da una parte all'altra, aggiungendo nuove tensioni a quelle che già rischiano di far slittare l'avvio del campionato. I dirigenti vogliono che siano i calciatori a pagare, a prescindere dal tipo di contratto sottoscritto: al netto o al lordo delle imposte.
Adriano Galliani
Per l'Associazione calciatori la distinzione è invece dirimente: «Ogni caso è diverso dall'altro, si sta alzando un polverone inutile». Le cifre guadagnate dai signori della domenica sono da capogiro. Samuel Eto'o sta seriamente pensando di salutare l'Italia perché all'Inter guadagna dieci milioni di euro (netti) all'anno contro i 2300 all'ora offerti da un club russo. Insomma, accontentarsi di quello che si ha è difficile, figurarsi togliersi qualcosa di tasca.
Samuel Etoo La categoria è privilegiata nonostante la tassazione media del 43%. Ma Damiano Tommasi, ex giocatore della Roma, adesso a capo del sindacato dei calciatori , ritiene prematuro il muro contro muro: «E' un argomento che può essere rimandato, non è detto che ci riguardi, aspettiamo che le nuove norme vengano approvate perché magari potranno interessare solo i lavoratori autonomi. Piuttosto dà fastidio il fatto che in questo periodo venga usato il termine sciopero per una questione che non è stata ancora affrontata. La gente rischia di avere una visione sbagliata. Si parla sempre dei guadagni, nessuno si preoccupa mai di sottolineare che siamo tra i massimi contribuenti di questo Stato».
La questione è bollente. Venerdì in Lega si discuterà del contratto collettivo ma il discorso scivolerà su questa nuova tegola economica: «Che senso ha mischiare questi argomenti? Si rischia di confondere l'opinione pubblica, magari i tifosi penseranno che faremo slittare il campionato perché non vogliamo pagare le tasse».
I rapporti con i presidenti di serie A sono tesi. Tommasi non ha gradito le esternazioni dell'amministratore delegato rossonero Adriano Galliani: «Utilizzare il termine sciopero è fuori luogo e inopportuno. Certe esternazioni sui nostri soldi andrebbero evitate soprattutto se si ricopre un ruolo istituzionale». Il piatto però piange, gli stadi sono obsoleti, l'Italia non è più competitiva in ambito europeo. Per risanare i bilanci in vista del fairplay finanziario sono stati già tagliati molti ingaggi.
Damiano Tommasi
Altre tasse, dal punto di vista dei club, sarebbero insostenibili. Nel caso del contributo di solidarietà ballano milioni di euro: cinquantacinque per la precisione se si tiene conto del monte ingaggi complessivo delle venti società impegnate nel campionato di serie A, intorno a 1,1 miliardi di euro. I club non ammettono distinzioni: il contributo di solidarietà viene considerata una tassa straordinaria che esula da qualsiasi precedenti accordo. Tommasi però non si scompone: «Questa è materia per commercialisti e procuratori. I contratti hanno clausole precise che non possono essere cancellate da un giorno all'altro».
La materia rischia di finire in tribunale con una scia di polemiche infinita. La battaglia del grano rischia di creare situazioni imbarazzanti. I giocatori del Milan ad esempio sono già stati messi al corrente del fatto che dovranno accollarsi la tassa senza batter ciglio visto che il datore di lavoro è il premier Silvio Berlusconi. Nel loro caso non è soltanto una questione economica ma anche d'immagine.
2 - CALDEROLI: BASTA PROTESTE, SE CONTINUANO PER I CALCIATORI CI SARÀ UN CONTRIBUTO DOPPIO»
Da Corriere.it
Il primo ad alzare le barricate era stato il vicepresidente della Lega calcio e ad del Milan Adriano Galliani. Ma a mettere il carico da 11 sulla presunta non volontà dei calciatori italiani di farsi carico del contributo di solidarietà previsto nel decreto della manovra-bis (quello del 5% per chi guadagna più di 90mila euro lordi e del 10% per chi ne guadagna più di 150 mila euro lordi l'anno) è il battagliero ministro leghista Roberto Calderoli.
CALDEROLI IN BERMUDA
«Se dovessero continuare a minacciare scioperi o ritorsione proporrò che come ai politici anche ai calciatori venga raddoppiata l'aliquota del contributo di solidarietà». Così il ministro della Semplificazione normativa interviene sull'ipotesi di sciopero dei calciatori apparentemente legata anche alla richiesta che siano le società di calcio a pagare l'eventuale contributo di solidarietà previsto dalla manovra aggiuntiva.
LA POLEMICA - «I calciatori fanno i capricci: non so se sia giusto o meno il contributo di solidarietà ma se c'è qualcuno dovrebbe pagarlo sono proprio i calciatori che rappresentano la casta dei viziati», aggiunge l'esponente leghista non nuovo a polemiche con i calciatori. L'anno scorso, in occasione della manovra prima e dei mondiali poi, Calderoli propose una riduzione degli stipendi dei giocatori con l'introduzione di un salary cap e la rinuncia ai premi in caso di vittoria del Mondiale. Le dichiarazioni di Calderoli determinarono una dura reazione da parte del portiere azzurro Gigi Buffon.
IL FISCALISTA - Sulla questione interviene anche il noto fiscalista Victor Uckmar, che ha guidato la Covisoc (Commissione di Vigilanza sulle Società di Calcio) dal 1993 al 2011,. «Bisognerà vedere come sarà formulata la legge. Ma se i giocatori pagassero, sarebbe un segnale positivo a prescindere». «Ho visto alcuni titoli sui giornali... nessuno vuole pagare...», dice Uckmar, «Ma bisogna vedere come sarà formulata la legge. Se si trattasse di un tributo autonomo non sarebbe coperto dal contratto stipulato tra calciatore è società. Se, invece, si trattasse di un'aggiunta di aliquota all'Irpef, saremmo nel regime dell'Irpef». E, in questo caso, l'onere graverebbe sul club. Al di là dell'aspetto tecnico, Uckmar osserva: «In questo contesto generale, sarebbe un segnale positivo se i calciatori contribuissero a prescindere, visti gli ingaggi che percepiscono».







