VE LA DO IO LA SEDIA-CRAZIA! - Benvenuto CON MAGLIETTA AL Gheddafi GIALLOROSSO - MUHAMMAR REGALA L’ANELLO A BERLUSCONI - ALESSANDRA MUSSOLINI: IL CAMMELLARO è FUORI DI TESTA - VALENTINO PARLATO: “NIENTE SCANDALI È UN LEADER ATTORE”…

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1 - DITTATORI
Jena per "La Stampa" - Berlusconi accoglie il dittatore Gheddafi: «Beato te».

2 - LE VERGINI CHE TUTELANO LA SICUREZZA DEL FRATELLO GUIDA...
Dal "Corriere della Sera" - Le chiamano gli Angeli del Colonnello, le Amazzoni, le Vergini: le 40 donne superarmate, guardie del corpo di Gheddafi, continuano a suscitare curiosità.
Preferite dalla Guida perché «più fidate» degli uomini, esibite come «prova» della parità tra sessi nella Jamahiriya, le 40 prescelte non si sposano e sono superdedite al capo: nel 1998, si racconta, una di loro si prese un proiettile destinato a lui.

STRISCIONE ROMANISTA PER GHEDDAFISTRISCIONE ROMANISTA PER GHEDDAFI

3 - MUHAMMAR REGALA L'ANELLO A BERLUSCONI...
Da "La Stampa" - Il vistoso anello d'oro, raffigurante un leone che ruggisce, che Muhammar Gheddafi portava all'anulare della mano destra fin dal suo sbarco a Ciampino è stato regalato dal leader libico al premier Silvio Berlusconi, al termine della cena di gala di Villa Madama. L'omaggio è stato consegnato al premier alla fine del ricevimento che ha chiuso la prima giornata di incontri. Alla cena erano presenti, tra gli altri, i ministri Tremonti, Maroni, Scajola, Zaia, Carfagna, oltre ai sottosegretari alla presidenza Gianni Letta e Paolo Bonaiuti. Il leader libico si è tolto l'anello e lo ha porto al premier Berlusconi, dicendo: «Questo è il mio dono».

4 - DA MARIONE TOCCO GIALLOROSSO...
Da "La Stampa" - Mario Corsi, famoso a Roma come Marione, ha regalato al leader libico Gheddafi una maglia giallorossa. Prima dell'arrivo di Gheddafi, in piazza, era stato esposto uno striscione con su scritto «Benvenuto Gheddafi, Forza Roma».

5 - ALESSANDRA MUSSOLINI: IL CAMMELLARO è FUORI DI TESTA...
Amedeo La Mattina per "La Stampa"

la protesta degli studenti contro gheddafila protesta degli studenti contro gheddafi

Onorevole Mussolini, ha sentito il colonnello Gheddafi sul colonialismo fascista: ha parlato di suo nonno, «l'assassino Mussolini che ha avuto la giusta punizione»?
«Certo che l'ho sentito. Ho sentito anche che ha paragonato gli Stati Uniti a Bin Laden, che ci ha chiesto di comprendere le ragioni dei terroristi... Ci ha impartito pure lezioni di democrazia. Guardi, non ho parole. Roba dell'altro mondo. Il cammellaro Gheddafi ha "sbroccato di testa" come dicono a Roma».

Lei andrà all'incontro di oggi tra il colonnello libico e le donne italiane?
«Avevo pensato di non andarci, ma dopo quello che ha detto il cammellaro ho deciso di partecipare all'harem organizzato per lui sotto la tenda. Ma ci andrò a modo mio, con una sorpresina».

GHEDDAFI E DINIGHEDDAFI E DINI

Che sorpresina? Stia attenta al protocollo diplomatico e ai rapporti internazionali...
«Lui è arrivato in Italia con una fotografia dell'eroe del colonialismo appuntata sul quella ridicola divisa militare. E io mi presenterò con una fotografia attaccata alla giacca in cui si vede il deserto e un cammello. Così gli ricordo come stavano loro prima che arrivassero gli italiani in Libia a civilizzarli. Sui soldi che chiede all'Italia e all'Europa cercherò di parlarci a quattr'occhi, da napoletana a cammellaro: sono sicura che ci capiremo al volo. E poi voglio vedere da vicino quelle amazzoni libiche che sono uno spettacolo. Roba da scompisciarsi dalle risate...».

6 - VALENTINO PARLATO: "NIENTE SCANDALI È UN LEADER ATTORE"...
Guido Ruotolo per "La Stampa"

Valentino Parlato, nato e cresciuto a Tripoli, espulso dagli inglesi, perché comunista. La prima volta di Muammar Gheddafi in Italia. I suoi voti?
«Il Gheddafi italiano non è per nulla scandaloso. Non ha tradito le attese. Lui è esagerato, è un grande attore. Dopo Fidel Castro, è il leader più longevo al mondo».

Leader o dittatore?
«Leader. La connotazione occidentale di dittatore non corrisponde alla realtà libica. Dittatore è un modo per indicare un nemico, il Leader, invece, ha un grande prestigio».

gheddafi all'università la sapienzagheddafi all'università la sapienza

E ieri ha detto papale papale che per lui i partiti vanno aboliti...
«Sarei tentato di dire che sono d'accordo. I partiti sono una mediazione tra il popolo e il governo. In soldoni, rappresentano una mediazione di potere. Lui, con la sua Rivoluzione verde, ha percorso la strada della democrazia diretta. Un mondo che noi pensavamo che si potesse realizzare con il comunismo».

Gheddafi ha rispolverato l' antiamericanismo...
«Non è vero. Lui ha ricordato il passato, se vuole anche recente, degli Usa. Oggi a Tripoli c'è di nuovo l'ambasciatore americano e non è un mistero che Gheddafi guardi con attenzione a Barak Obama».

Giustifica tutto. Almeno, da uomo di sinistra non la infastidisce questo suo rapporto privilegiato con Silvio Berlusconi?
«Secondo me, lui il Trattato d'amicizia l'avrebbe firmato con piacere con Massimo D'Alema. E più che con Berlusconi, i suoi rapporti più sinceri li ha con Letta e Pisanu».

CONTRO GHEDDAFI - VERNICE ROSSA CONTRO POLIZIOTTICONTRO GHEDDAFI - VERNICE ROSSA CONTRO POLIZIOTTI

7 - Il popolo, le sedie e la democrazia
Gian Antonio Stella per il Corriere della Sera

Più sedie per tutti! Invitato «dar rettore d'a Sapienza» Luigi Frati, in «roma­nesc-english» con auto-traduzione simultanea, a spiegare cos'è l'essenza della democrazia, Sua Altezza Serenissima Muammar Gheddafi ha vinto l'immensa noia che pareva inchiodarlo per concedere il suo pensiero.

Punto primo, basta partiti: «Il partitismo è un aborto della democrazia». In realtà «il popolo si vuole sedere sulle sedie ». Faceva un caldo beduino, alle due del pomeriggio, nell'aula magna dell'ateneo romano. Aria pesante, effluvi di sudore, camicie appiccicaticce, cravatte slacciate. Telefonate impazienti al Senato: «Allora?». Niente. «Allora?». Niente. «Allora?». Niente. E via via che scorreva il tempo, si affollavano gli incubi. Mai stato puntualissimo, il Colonnello. C'è chi ricorda l'attesa inflitta a re Abdallah di Giordania, lasciato lì ai piedi della scaletta dell'aereo sotto un sole furibondo.

Chi le tre ore e mezzo in sala d'attesa imposte a Oriana Fallaci, che ne ricavò furente l'idea che Gheddafi «oltre ad essere un tiranno è un gran villanzone». Chi le cinque ore irrogate a Ilaria D'Amico. Per non dire del «bagnomaria » al quale fu sottoposto quattro anni fa il ministro degli Esteri spagnolo Miguel Ángel Moratinos: dieci ore. E tutti a boccheggiare: dieci ore!

CONTRO GHEDDAFICONTRO GHEDDAFI

Ma ecco che, con due ore soltanto di ritardo, in mezzo a una folla di decine di guardie del corpo, mentre nell'aula arrivano gli echi delle contestazioni all'esterno, il Raìs libico si materializza. Ampia veste gialla, capelli prodigiosamente neri, gesti lenti. L'hanno chiamato a tenere una «lectio magistralis»? Il figlio dell'appuntato dei carabinieri che, come scoprì un giorno Francesco Cossiga, era in servizio alla caserma di Zuara, non si sottrae.

Anzi. Spiega che bisogna riscrivere i libri di storia per tutti gli studenti occidentali. Che «in Libia ogni famiglia ha avuto un parente ucciso, ferito, deportato». Che «il terrorismo è condannabile perché fa vittime innocenti ma occorre chiedersi: qual è il motivo? I residui del colonialismo ». Ricorda lo scontro sulle vignette su Maometto: «Cosa c'entrava la Scandinavia con Maometto? Se credi in Gesù devi amare Maometto perché Gesù disse: dopo di me verrà Maometto. Ed ecco che è spuntato il terrorismo». Un momento, dirà qualcuno: non sono venuti «prima» delle vignette gli attacchi alle Torri Gemelle e gli attentati a Madrid e quelli a Londra? Dettagli. «L'Europa ha colonizzato l'Africa, ha rapinato l'oro, i diamanti, il rame, la frutta... ».

CONTRO GHEDDAFICONTRO GHEDDAFI

Per questo, dice, il mondo occidentale dovrebbe seguire l'esempio dell'Italia: «Chiedere scusa e restituire quello che ha preso». Questo vuole dai grandi del G8: «Avete pompato tanti soldi nelle banche? Pompateli in Africa». Luigi Frati gongola, annuisce, consente. E porge infine la parola agli studenti. Si alza uno dall'aspetto perbenino e rassicurante. Macché, va diritto sugli immigrati respinti sui barconi: «Come vengono rispettati, in Libia, i loro diritti?».

L'interprete: «Quali diritti?». «I loro diritti». «Quali diritti?». «I diritti!», gridano due o tre in sala: «I diritti politici». L'interprete si china sul Raìs, che si scuote: «Quali diritti?». E si avvita a spiegare che, per carità, la domanda fa onore a chi l'ha posta ma «gli africani sono degli affamati, non dei politici, gente che cerca cibo». E i dittatori? «Non ci sono dittatori, in Africa... La dittatura c'è quando una classe sta sopra un'altra. Se sono tutti poveri...».

Stringe gli occhi a fessura e affonda: «Volete un milione di rifugiati? Ne volete venti? Cinquanta? Sarebbe una grande cosa...». Ma ecco una studentessa che dice d'aver letto il libretto verde. Plaude: «So che fate tanto, per le donne». Ah, dice il Raìs: grandi spazi! E invita a farsi avanti le «amazzoni » bellocce e grintose che gli fanno da body-guard. Ammazza!, sbotta er rettore: «Le abbiamo apprezzate molto! Purtroppo c'è qui mia moglie e...». Il massimo, però, arriva quando gli chiedono cosa pensa della democrazia e quando in Libia, finalmente, ci saranno libere elezioni. Risposta: «La democrazia è una parola araba che è stata letta in latino ».

visita del lider libico gheddafivisita del lider libico gheddafi

Ma come, non viene dal greco demos (popolo) e kratos (potere) come studiamo da secoli? No: «Demos in arabo vuol dire popolo e crazi vuol dire sedia. Cioè il popolo si vuole sedere sulle sedie».

Testuale sbobinato: «Se noi ci troviamo in questa sala siamo il popolo, che si siede su delle sedie, e questa andrebbe chiamata democrazia, cioè il popolo si siede su delle sedie. Se noi invece prendessimo questo popolo e lo facessimo uscire fuori, se avessimo invece preso dieci persone e le avessimo fatte sedere qua, scelte dalla gente che stava fuori, e loro invece sono seduti qua, quei dieci, questa non sarebbe da chiamarsi democrazia. Questa si chiamerebbe diecicrazia. Cioè dieci sulle sedie. Non è il popolo a sedersi sulle sedie, questa è la democrazia. Finché il popolo non si siederà tutto sulle sedie, non ci sarà ancora democrazia».

Quindi? «L'alternanza del potere vuol dire che c'è gente che si prende e si trasmette il potere tra di loro. Se ci fosse democrazia non ci sarebbe un'alternanza di potere. La democrazia significa il popolo che detiene il potere. Come fa a consegnarlo a uno?». Quindi perché mai i libici, che hanno già quella democrazia piena di sedie, dovrebbero «regredire » al sistema occidentale? «Auguriamo che la raggiunga anche il popolo italiano...». Grazie, Colonnello. Troppo buono.

 

 

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