VENT’ANNI DOPO IL MASSACRO LO SCRITTORE CINESE JIAN MOSTRA LE IMMAGINI AGGHIACCIANTI DEL MASSACRO DEGLI STUDENTI CHE NEL 1989 PROTESTAVANO A PECHINO - ANCORA OGGI NESSUNO SA IL NUMERO UFFICIALE DELLE VITTIME: DUECENTO SECONDO IL GOVERNO CINESE, DALLE SETTEMILA ALLE DODICIMILA, COMPRESI QUELLI IN SEGUITO GIUSTIZIATI, SECONDO ALTRE FONTI, DUEMILASEICENTO SECONDO LA CROCE ROSSA
Francesca Ortalli per "L'Unità"
Tian an Men 1989
Ma Jian apre il suo computer. È seduto a tavola e sta ancora facendo colazione in albergo, sono le dieci del mattino. «Ecco - dice- questo è quello che è successo a Tian An Men». L'impatto è fortissimo, sullo schermo scorrono immagini agghiaccianti. Bisogna staccare lo sguardo, prendere fiato e poi riavvicinarsi poco per volta, mentre lui racconta la lunga sequenza di morte.
i corpi di tre dei manifestanti. I mezzi dell’esercito passarono sopra i cadaveri - Tian An Men 1989
«Questa l'ho scattata io - spiega, mostrando la folla che riempie lo spazio enorme di Tien An Men - Era l'inizio dell'occupazione della piazza, verso metà maggio. Non eravamo ancora martiri ma solo studenti che volevano cambiare il mondo». Ma Jian è a Cagliari, ospite del festival di letteratura «Tutte storie». La forza della memoria, la sua e quella di tanti altri, diventa un'arma per ricordare una storia che non può essere cambiata, nonostante le cortine fumogene ora spazzate via dalla crudezza delle immagini.
Piazza Tian An Men 1989 - Pechino
Sono state mostrate per la prima volta ieri. Vent'anni dopo sono ancora lì, a ricordare quei giovani studenti che sorridevano prima di diventare cadaveri straziati dalle pallottole e dalle ruote dei carri armati. Ancora oggi nessuno sa il numero ufficiale delle vittime: duecento secondo il governo cinese, dalle settemila alle dodicimila, compresi quelli in seguito giustiziati, secondo altre fonti, duemilaseicento secondo la Croce Rossa.
Ma Jian racconta di quei giorni e di queste immagini strappate al silenzio di vent'anni, perché dice «il tempo ha fatto crescere il coraggio. Solo a marzo di quest'anno sono entrato in possesso di una parte delle foto. Alcune sono state scattate da me. Fino al 28 maggio di quel 1989, infatti, ho partecipato prima alle riunioni segrete del movimento studentesco e poi all'occupazione della piazza.
Tian an Men 1989
Alcune, invece, le ho avute da un mio amico. Era un soldato e aveva ricevuto l'ordine di travestirsi da studente per infiltrarsi. Le armi le aveva nascoste per non essere scoperto. Nel caso avesse avuto problemi con i militari era stato stabilito un gesto di riconoscimento, le due dita della mai no alzate in segno di vittoria. Tra i suoi compiti c'era anche quello di documentare per un archivio interno delle forze armate quello che succedeva. Due rullini li ha tenuti per sé.
i corpi ammassati, le biciclette accartocciate, la gente che fugge - Tian An Men 1989
Altre sono testimonianze dirette che sono state messe sul sito www.64memo.com. Si possono vedere solo fuori dalla Cina. Ancora oggi se là si digita su un motore di ricerca la data «4 giugno '89», o qualsiasi riferimento ai fatti di Tian An Men si trova il nulla». Il desiderio della verità di Ma Jian non si ferma neanche davanti ai suoi colleghi scrittori, anche famosi, che hanno subito, come migliaia di altri, quello che lui chiama «il lavaggio del cervello».
i carri armati che si allontanano dopo il massacro di Tian An Men 1989
«In quei giorni molti di loro sfilavano insieme a noi studenti. Nelle foto si vedono i loro volti, e quando sarò a Francoforte per la Fiera del libro li chiamerò per nome e domanderòdove sono finiti i loro slogan per la libertà». Poi riprende il racconto di quel terribile 1989. «La strage si è consumata in tre giorni, dal 3 al 5 giugno. Pechino diventò una città blindata, più di mille carri armati invasero la piazza chiudendo ogni via di fuga. Tutte le strade d'accesso erano occupate».
Uni dei giorni che precedono il massacri di Tian An Men 1989
I carri armati iniziarono ad avanzare, non si andava a caccia del singolo ma l'obiettivo era seminare il panico. Molti corpi furono schiacciati dai carri. Alcuni cigolati erano aperti e da sopra i soldati sparavano o saltavano giù per inseguire chi scappava. In questo modo si facevano largo tra la folla, Poi dietro c'era l'esercito che finiva il lavoro.
I cadaveri erano dappertutto, in ogni angolo. Molti sono stati raccolti dagli amici o dai parenti. Chi si poteva salvare veniva portato all'ospedale, gli altri invece venivano ammassati nelle università. Per molto tempo, uno studente Zhang Han, è rimasto sepolto nei pressi della piazza, in un punto dove c'era terra e si poteva scavare. Poi la terra si è ritirata e sua madre Zhang Xian Ling, ha trovato lì per caso, il corpo di suo figlio.
A Tian An Men - continua Ma Jian - sono stati sepolti non solo i sogni degli studenti cinesi, ma anche il credo politico di un'intera nazione. Gli ideali sono stati sostituiti dai soldi, unico valore di oggi. Per questo non è più possibile essere un paese civile. I giovani non sanno che cosa è successo vent'anni fa perché c'è stata una rimozione totale dei fatti. E i genitori non parlano perché rischiano troppo.
Tiananmen
Per questo lamemoria oggi è ancora di più necessaria: non solo ci permette di evitare gli errori del passato,maanche di salvare la nostra intelligenza. Altrimenti siamo solo burattini stupidi con una vita più agiata. Si affannano a voler cancellare la memoria dei vivi, inutilmente: la storia non si può cambiare, la verità trova sempre la sua strada. E il loro silenzio dopo vent'anni è diventato un urlo assordante».
2- L'ULTIMA PRIMAVERA CINESE
Gabriel Bertinetto per "L'Unità"
Le foto diffuse da Ma Jian denunciano col delitto il manto d'oblio stesovi sopra. Vent'anni dopo, la strage della Tian An Men è diventata purtroppo nella memoria collettiva cinese quasi un turpe dettaglio nel contesto di un formidabile processo di crescita economica e politica nazionale.
Un feroce dazio che la dirigenza del regime impose al proprio popolo nel nome della stabilità, condizione giudicata imprescindibile per il progresso del Paese. E per la conservazione del proprio potere. Da anni, all'avvicinarsi del 4 giugno, arresti preventivi e censura mediatica impediscono ogni rievocazione degli ideali della Primavera di Pechino e della ferocia con cui furono soffocati.
Deng Xiaoping
CINA
Per offuscare il ricordo del 4 giugno hanno perfino inventato la Giornata della Gioventù. In cui non si celebrano certo gli studenti che manifestavano per la libertà nel 1989, ma quelli «in lotta per la democrazia ed il progresso» nel 1919. Tutto cambia in Cina. L'economia cresce a ritmi vicini al10% l'anno. La fisionomia di Pechino o Shanghai è mutata al punto da renderle irriconoscibili rispetto a pochi decenni fa. In mani private si accumulano enormi ricchezze.
Nel corpo sociale si alzano cumuli di privilegio e si spalancano fossati di disuguaglianza prima impensabili. Di fronte ai miracoli della modernizzazione galoppante, nel partito comunista si discute ora sull'opportunità di arginarne i danni collaterali: tensioni sociali, corruzione, inquinamento. Si parla timidamente persino dei vantaggi di eventuali esperimenti di pluralismo politico.
Ma i più audaci fautori di aperture alle libertà civili, culturali, democratiche, tacciono davanti al tabù di Tian An Men. Come se la sua rimozione potesse minare le dinamiche di trasformazione e modernizzazione politica in corso. Non a caso Ma Jian sottolinea come nelle foto si vedano intellettuali progressisti, ieri partecipi delle proteste, oggi muti davanti all'ufficiale condanna.
Bandiera Cinese - Autoscatto
3- MA JIAN, SCRITTORE DISSIDENTE A CACCIA DELLA VERITÀ
Da "L'Unità" - Ma Jian, nato nel 1953. Ha lavorato come riparatore di orologi, pittore di poster e fotoreporter per una rivista di Stato.Nel1983abbandonaillavoroeviaggiapertreanniattraverso la Cina. Un'esperienza poi descritta in «Polvere Rossa» (Neri Pozza editore). Nel 1987 pubblica la raccolta di racconti sul Tibet «Tira fuori la lingua» (Feltrinelli), libro che gli costa la condanna pubblica del governo cinese e la messa al bando delle sue opere. Espatria a Hong Kong. Dopo la restituzione dell'isola alla Repubblica popolare si trasferisce prima in Germania e poi a Londra dove vive tuttora. Malgrado le sue opere non possano essere pubblicate, torna regolarmente in Cina.
4- DA LEGGERE: «PECHINO IN COMA», IL LIBRO CHE INCHIODA IL REGIME
Da "L'Unità" - L'ultimo romanzo di Ma Jian «Pechino in coma» (Feltrinelli, 2009) ha infranto il più rigoroso tabù della storia cinese, Piazza Tian An Men. È la storia di Dai Wei, uno degli studenti che parteciparono alla rivolta. Colpito da un proiettile alla testa il 4 giugno 1989, entra in coma. Da allora "vive" su un letto di ferro: prigioniero del proprio corpo, prigioniero della polizia, che aspetta il suo risveglio per arrestarlo.
Attraverso questa chiave narrativa, Ma Jian denuncia la «sistematica distruzione della memoria» attuata dal governo. Centrale è la figura della madre che, sempre presente al capezzale del figlio,è a sua volta vittima delle pressioni delle autorità che temono il risvegliarsi dei ricordi.







