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WALTER-LOO IMPAZZITO - SCRIVE A DELANOË PER DIFENDERE ALEMANNO E I SALUTI ROMANI - "IL MIO ADDIO AL PD? UN NOSTRO MILITANTE MI PARAGONAVA A CLINT EASTWOOD CHE, NEL FINALE DEL FILM 'GRAN TORINO', SI SACRIFICA PER METTERE PACE TRA DUE CLAN IN GUERRA"...

Roberto Zuccolini per il Corriere della Sera

Il testo lo prepara a metà mattinata, durante il viaggio in aereo da Parigi a Berlino, dove l'attendevano i 400 giovani del suo Pd, arrivati all'alba con il treno-scuola. E sono parole misurate, che hanno l'obiettivo di rimettere le cose a posto, dopo una giornata di bufera nei rapporti tra Roma e Parigi: «Caro Delanoë», quei saluti romani dopo l'elezione di Alemanno sono stati certamente «offensivi» per una «città profondamente democratica» che «ha conosciuto le Fosse Ardeatine», ma non li ha fatti il sindaco di Roma. Non solo: devi ricordare che della stessa formazione politica fa parte anche Gianfranco Fini, «che ha espresso più volte un'inequivocabile condanna del fasci­smo ».

Veltroni e AlemannoVeltroni e Alemanno

In altre parole Veltroni sceglie lo strumento della lettera per chiudere una querelle, che aveva mosso ambasciate e ministri degli Esteri e provocato la protesta ufficiale del governo italiano. Perché il sindaco di Parigi, Bertrand Delanoë, aveva messo in discussione il dialogo con la città di Roma, con cui esiste uno storico «gemellaggio», spiegando agli stessi giovani del Pd, accorsi a sentirlo all'Odeon, che «i rapporti non potevano essere più gli stessi dopo l'elezione di Alemanno accolta da saluti fascisti ».

Il testo della lettera viene comunque reso noto nel tardo pomeriggio, dopo che Veltroni era riuscito a sentire Delanoë: «Mi auguro che le tue preoccupazioni, nate per un atto di coerenza e amore verso i comuni valori di libertà e democrazia e i successivi chiarimenti intervenuti possano adesso lasciare il posto ad un clima di comprensione e di rinnovata collaborazione tra i cittadini di Parigi e Roma».

Veltroni ritiene «comprensibile che anche in Europa quelle immagini abbiano offeso profondamente la sensibilità di tanta parte dell'opinione pubblica della quale le tue dichiarazioni si sono fatte interpreti». Ma tiene a precisare che «a fare quei saluti non fu il nuovo sindaco di Roma» e che «occorre ricordare che in questi mesi è venuta dal presidente della Camera un'inequivocabile condanna del fascismo, di autentico rispetto e valorizzazione delle radici della nostra democrazia».

Nel frattempo era intervenuto anche il ministero degli Esteri francesi a chiudere la vicenda: «Il nostro Paese non si ritiene chiamato in causa dalle frasi del sindaco di Parigi». In altre parole: «Le parole di Delanoë non impegnano la Francia».

Poi Veltroni si dedica ai giovani del suo Pd, che lo attendono all'università di Berlino e lo salutano con una standing ovation. Prima di incontrarli confessa: «Mi ha colpito molto una mail ricevuta in questi giorni da un nostro militante: mi paragonava a Clint Eastwood che, nel finale del film Gran Torino, si sacrifica per mettere pace tra due clan in guerra...». Di più non dice, ma per la prima volta, dopo due mesi, Veltroni fa allusione alle sue dimissioni da segretario: «sacrificato » per il bene del partito, per far tacere le correnti in guerra nel suo Pd.

 

 
[25-04-2009]