ABRAMOVICH PORTA A AUSCHWITZ I TIFOSI RAZZISTI - LA DECISIONE DEL PATRON DEL CHELSEA, DI CHIARE ORIGINI EBREE, DOPO I CORI ANTISEMITI E GLI STRISCIONI DISCRIMINATORI: “ALLONTANARE LE PERSONE DALLO STADIO NON BASTA” – LE DIFFERENZE CON L’ITALIA – INTANTO VIENE RESPINTO IL RICORSO DELLA JUVE…

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Davide Pisoni per il Giornale

 

«Allontanare le persone dallo stadio non basta». Lezione di Bruce Buck, presidente del Chelsea, a proposito della scelta del club londinese di portare i suoi tifosi razzisti ad Auschwitz. Una scelta controcorrente per debellare il razzismo sugli spalti di Stamford Bridge. Una campagna voluta fortemente da Roman Abramovich, di chiare origini ebree, dopo che nel 2017 i fan dei blues durante la gara con il Tottenham intonarono cori antisemiti. «Allontanare le persone dallo stadio non basta».

 

Chissà cosa ne pensa la Corte Sportiva d' Appello Nazionale che ieri ha respinto il ricorso della Juventus e inasprito la pena aggiungendo un altro turno di chiusura, sospeso, alla curva sud dell' Allianz Stadium. Quindi i settori Tribuna Sud primo e secondo anello saranno privi di spettatori contro il Genoa per insulti di matrice territoriale nei confronti del Napoli e per un coro razzista all' indirizzo di Koulibaly.

Eppure la lezione dall' Inghilterra dice che un' altra via è possibile.

 

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Perché la repressione è fine a se stessa, non educa. Basta pensare ai tifosi della Lazio: chiusa la curva Nord per cori razzisti «dimostrarono» di aver capito la lezione andando ad attaccare nella curva della Roma figurine di Anna Frank con la maglia giallorossa.

 

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Invece il Chelsea dice che si deve anche debellare l' ignoranza. Anche facendoti toccare con mano l' orrore. E così ai suoi tifosi razzisti lascia una scelta: non farsi vedere più allo stadio oppure aderire a un progetto che prevede appunto una visita in un campo di concentramento. «Questa politica - spiega Buck, numero uno del club londinese - permette all' individuo di capire quello che ha fatto e l' errore. In passato li avremmo individuati tra la folla e allontanati per tre anni dagli spalti».

 

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In Italia ci si rifugia nel più classico dei «la legge non ammette ignoranza». E quindi si va avanti con le curve chiuse. Si insiste su un provvedimento la cui efficacia è effimera perché dopo anni il razzismo resta. Più che altro è una punizione dai connotati pilateschi. Chiudo la curva perché educare costa fatica, molto più semplice punire e demandare ad altri la responsabilità di risolvere il problema. Tocca a me o a te? Nel più classico dei rimpalli tipici dello Stivale. Va bene chiudere le curve, ma serve anche altro. Come spesso avviene, in Inghilterra ci sono arrivati prima: «Allontanare le persone dallo stadio non basta».

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