1. LA GIORGI NEI QUARTI A WIMBLEDON: "SAPEVO CHE PRIMA O POI SAREBBE SUCCESSO. SERENA WILLIAMS? NON MI EMOZIONA. NON SEGUO IL TENNIS FEMMINILE. ANZI NON SEGUO IL TENNIS”
2. "BADO SOLO A ME STESSA. NON MI INTERESSA CHI C’E’ DALL’ALTRA PARTE DELLA RETE. LA TENSIONE? NON LA SENTO. AMICHE NEL CIRCUITO? NON NE HO. IL TENNIS E' UN LAVORO. LA MIA VITA E' ALTROVE" - ECCO COSA C’E’ DIETRO LA RINASCITA DELLA TENNISTA AZZURRA

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Stefano Semeraro per la Stampa

 

camila giorgi camila giorgi

Debuttare sul Centre Court? «Non cambia niente: le dimensioni del campo sono le stesse». Sfidare Serena Williams? «Non mi emoziona. Non seguo il tennis femminile.

Anzi, non seguo proprio il tennis». Giocare i quarti a Wimbledon? «Non sono sorpresa.

Sapevo che prima o poi sarebbe successo».

 

Camila Giorgi ha appena sgretolato in un' ora e mezzo la ex n.8 del mondo Ekaterina Makarova sul campo n.12, conquistandosi un posto fra le «last eight», le ultime otto ai Championships - quinta italiana nella storia dopo Lucia Valerio (1933), Laura Golarsa (1989), Silvia Farina (2003) e Francesca Schiavone (2009) - ma no: né sul pizzo sexy della blusa con cui si presenta in sala stampa, né nella sua espressione da graziosissima Gioconda compare un grinza.

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Una smagliatura di gioia, il brivido di un' emozione. E dire che per incitarla, Tathiana Garbin, la nostra capitana di Coppa ha perso la voce. Gli statistici hanno frugato nei precedenti (se si sommano i quarti di De Morpurgo, Pietrangeli, Panatta e Sanguinetti da queste parti arriviamo a 9 nel computo unisex), i giornalisti stranieri provato a interrogarla. Macché: Camila non si increspa.

 

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In campo ha sottomesso 6-3 6-4 la Makarova, indifferente alle traiettorie mancine della russa, macinandola da fondo e disossandola col servizio nonostante i 7 doppi falli che nel torneo la portano a quota 38, un record per quest' anno. Sei anni fa qui a Wimbledon era già arrivata negli ottavi, promettendosi un futuro importante, poi sempre rinviato. Miglior classifica il n.30, raggiunto tre anni fa (oggi è n.52 ma virtualmente già n.34), un solo torneo vinto, sull' erba olandese e marginale di 's-Hertogenbosch. «Nel 2012 ero una bambina, sono maturata. La differenza è che negli ultimi anni ho sempre dovuto fare i conti con gli infortuni, quest' anno invece ho giocato con continuità. E poi sono tranquilla anche fuori dal campo».

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Difficile strapparle di più. Il Giorgi-pensiero è lineare e apparentemente senza sfumature come il suo tennis, un pressing continuo che nei giorni di buona può far deragliare qualsiasi avversaria (Serena compresa, con cui pure ha perso 3 volte su 3); in quelli storti trascinarla in un amen fuori dal campo. «Io bado sola a me stessa. Non importa chi c' è dall' altra parte della rete.

 

Amiche nel circuito? Non ne ho, il tennis per me è un lavoro, la mia vita è altrove. La tensione? Non la sento: sul matchpoint gioco come nel primo punto della partita». Piccola bugia, visto che ieri sul primo matchpoint è arrivato un doppio fallo, e gliene sono serviti altri tre per chiudere. Per qualcuno la conquistata serenità coincide con l' eclissi di papà Sergio («ma lui è qui»), una presenza spesso ingombrante, forse con una love story ritrovata. Una semifinale a Wimbledon varrebbe comunque un supplemento di mistero.

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