“HA RUBATO I MIEI QUADRI” - CHIESTO IL RINVIO A GIUDIZIO DEL GALLERISTA GIACOMO GUIDI PER APPROPRIAZIONE INDEBITA: L' INCHIESTA È PARTITA DOPO LA DENUNCIA DI UN ARTISTA A CUI AVEVA PROMESSO UNA PERSONALE SENZA POI RESTITUIRGLI LE OPERE

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giacomo guidi giacomo guidi

Ilaria Sacchettoni per il Corriere della Sera (ed. Roma)

 

C' è una storia, nella Roma zen di eventi e vernissage , che preoccupa chi sogna il salto di qualità sul fronte del mecenatismo e della promozione culturale cittadina.

 

È la vicenda denunciata da Matteo Montani, artista già premiato e affermato a livello internazionale a dispetto delle sue vicissitudini. L' autore ha presentato un esposto nei confronti di Giacomo Guidi, gallerista che, in un carosello di spazi espositivi aperti e chiusi negli ultimi sei anni, ha ospitato anche mostre gettonate come quella di Jannis Kounellis e l' altra di Giulio Paolini.

 

E che ora è alle prese con la sua ultima avventura imprenditoriale la Contemporary Cluster a Palazzo Cavallerini Lazzaroni. In quell' area l' ambizioso Guidi si propone di rielaborare il lutto cittadino per la scomparsa dei magnifici arredi di «Spazio Sette» chiuso tempo fa, varando (si sa mai) la mostra di un artista lituano.

 

Dalla denuncia di Montani è nata un' inchiesta che si è conclusa con la richiesta di rinvio a giudizio dell' imprenditore per appropriazione indebita.

MATTEO MONTANI MATTEO MONTANI

Furto d' opere. Per inciso, benché sia trascorso un anno e mezzo dalla richiesta della procura, il tribunale non ha ancora fissato l' udienza.

Ma andiamo con ordine.

 

Siamo nel 2014. Fra Montani e Guidi s' è stabilito un rapporto di confidenza. L' artista, fiducioso, affida al gallerista anche i suoi «Notte Alata» e «Grande Acquarello», più altri lavori.

Guidi, che all' epoca gestisce uno spazio in largo Cristina di Svezia, gli ha promesso l' allestimento di una mostra personale in un' altra sede milanese.

 

In realtà, causa debiti seminati dietro di sé, quella mostra dura ventiquattr' ore. Imbarazzante certo, ma soprattutto controproducente per l' artista.

 

La fiducia fra i due s' interrompe. Montani è furioso. Potrebbe forse fargli causa per quel danno d' immagine ma bada al sodo. Chiede solo di riavere indietro le sue opere.

Invece ottiene solo vaghe promesse e poi il silenzio. Guidi tiene per sé sia «Notte Alata» che «Grande Acquerello».

 

Il giovane autore, assistito dall' avvocato Giovanna Corrias, allora denuncia: «Questioni economiche fra Guidi e la gallerista Renata Fabbri che lo rappresentava hanno determinato l' insuccesso e la chiusura anticipata della personale, durata un solo giorno, con grave danno di immagine» si legge nel suo esposto. Fra le altre cose chiede «il sequestro delle opere indicate in premessa presso la Galleria di Giacomo Guidi in largo Cristina di Svezia o in ogni altro luogo in cui si trovino». Nel frattempo, transitorietà dell' arte contemporanea, quello spazio viene chiuso. La procura apre un' indagine nel 2015. La pm Carla Canaia la concluderà nel 2016 con l' accusa di appropriazione indebita nei confronti di Guidi. E lui?

 

giacomo guidi giacomo guidi

Lui, intanto, continua a far parlare di sé. Apre ulteriori spazi e rilascia interviste ad Artribune , rivista d' arte contemporanea: «Penso e vedo - dice in un lessico vagamente introverso - la contemporaneità come un' unica fenomenologia in cui i settori perdono la desinenza territoriale dogmatica per sfociare in una fase progettuale estetica e produttiva totale come da sempre insegna l' avanguardia». Quanto al processo, non è ancora stato fissato. E a quanto pare non lo sarà a breve. Una recente circolare del Tribunale dà la precedenza ai reati di appropriazione indebita per rilevante entità. I quadri di Montani, si vede, non rientrano in questa categoria.

 

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