SWEET LIBERTY – RIELLO: DAMIEN HIRST CELEBRA IL NEO-POP DI DAN COLEN CON UNA MOSTRA ALLA NEWPORT STREET GALLERY DI LONDRA – GOMME DA MASTICARE, PERSONAGGI SEMI-LEGGENDARI DEL MONDO DELLA CULTURA POPOLARE AMERICANA (WILL COYOTE SU TUTTI) E TRASH SERIES PER SUGGERIRE LA METAFORA DI UNA AMERICA MORALMENTE SPORCA (OLTRE CHE INQUINATA)

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Antonio Riello per Dagospia

 

Damien Hirst riesce sempre a stupirci. Ci è riuscito a Venezia con il suo controverso ed immaginario tesoro a Palazzo Grassi. E continua a farlo egregiamente anche nella sua veste di curatore/direttore alla Newport Street Gallery di Londra.

 

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L’artista ospite questa volta e’ Dan Colen. Nato nel 1979 in New Jersey, lavora e vive a New York. É un esponente del cosiddetto “Bowery Group” (con Hannah Liden, Nate Lowman, RyanMcGinley e Agathe Snow). Estremamente eclettico usa un po’ tutte le tecniche e i materiali. Sembra un ibrido di risonanza in perenne e febbrile oscillazione tra Pop, Espressionismo Astratto e Arte Povera (intesa nell’accezione americana del termine).

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Potremmo definire sinteticamente il suo lavoro come un Neo-Pop ironico e giocoso, peraltro non esente da un certo nichilismo sarcastico. Le opere in mostra vanno dal 2002 al 2016, coprono quindi un’epoca recente particolarmente difficile e tormentata per gli USA.

 

Si inizia con una gigante bandiera americana schiacciata sotto un enorme e pesantissimo masso, “The Big Kahuna” (2010-2017). Da Jasper Johns in avanti il vessillo statunitense sembra proprio avere un fascino particolare e insistente per l’arte contemporanea. Principalmente per ovvie ragioni simboliche e politiche, ma forse anche per la grafica e i colori che la caratterizzano (ormai è uno standard acquisito dell'immaginario visivo collettivo).

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Poi è la volta di una serie di grandi quadri (i "Gum Paintings") tutti realizzati con quantità industriali di chewingum ultra-masticato e poi spalmato sulla tela, come fosse del colore acrilico. Sono divertenti, colorati, astratti e pure profumati. Ricordano anche un po’ alcuni lavori della fine degli anni novanta di un altro artista americano, Tom Friedman, che magistralmente utilizzava appunto ogni tanto la gomma da masticare.

 

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I lavori più intensi e di carattere in mostra sono le quattro installazioni che perforano i muri delle sale della galleria da parte a parte. Personaggi semi-leggendari del mondo della cultura popolare americana (Will Coyote è il più riuscito forse) sembrano aver attraversato a grande velocità le pareti, lasciandovi la propria impronta e atterrando alla fine rovinosamente sul pavimento esausti (forse anche defunti). Sono realizzati in materiale plastico e con una notevole abilità. Le aperture sui muri, in qualche modo, fanno vagamente venire in mente i tagli che un altro americano, il fenomenale Gordon Matta-Clark, faceva agli inizi anni settanta sugli edifici disabitati e decrepiti della periferia industriale del Bronx.

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Comunque spiaccicati sul pavimento non ci sono solo personaggi dei cartoni animati e della sub-cultura. C'è anche un umano, un bel maschione, che sembra aver perso anche lui, nel violento impatto, vigore e identità. Anche quella sessuale probabilmente. Materiale prezioso per discutere le tematiche di gender, tanto ossessivamente care al mondo anglosassone contemporaneo.

 

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Poi ci sono, disseminati qui e là, le opere (chiamate "Trash Series" dall'artista) che sembrano dei rifiuti abbandonati. Cicche, cartacce, portaceneri, palloncini, profilattici, schifezze varie. Ma ad una occhiata più ravvicinata ed attenta si rivelano essere delle virtuose imitazioni di spazzatura. Sono infatti perfettamente realizzate in vetro. Roba da far invidia ai vetrai veneziani.....La mondezza sta qui anche e soprattutto a suggerire l'evidente metafora di una America moralmente sporca oltre che ambientalmente inquinata.

 

Alla fine della mostra stupiscono e intrigano un paio di scarpe che rumorosamente camminano da sole sul soffitto dell'uscita.

 

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Colen, in termini generali, non appare essere un artista irresistibile dotato di una enorme personalità. É piuttosto un veloce e scaltro prestigiatore di immagini, certamente vorace e curioso.

 

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Alla fine la sensazione è di essere di fronte ad un tentativo, abbastanza ben riuscito, di raccontare artisticamente le radicali incertezze di quel che resta del Consumismo e del Capitalismo americano dello scorso secolo. Si intravede anche un funambolico sforzo impegnato a trasformare la quotidiana banalità in qualcosa di grandioso ed epocale.

L'artista propone uno scaltro divertissement beffardo, intelligente e molto ben orchestrato. E per di più fatto su misura per chi era ragazzo negli anni ottanta. Risulta insomma molto chiaro perchè sia piaciuto così tanto al Damien Hirst collezionista.

 

 

 

DAN COLEN

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SWEET LIBERTY

NEWPORT STREET GALLERY

Newport Street, Londra, SE11 6AJ

4 Ottobre 2017 – 21 Gennaio 2018

ANTONIO RIELLO ANTONIO RIELLO DAMIEN HIRST DAMIEN HIRST

 

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