VIAGGIO A "FIRE ISLAND PINES", A SUD DI LONG ISLAND, NEW YORK, FAMOSO PER LE ORGE DEGLI INTELLETTUALI GAY DEGLI ANNI '50 - CASA DI VACANZA PER CALVIN KLEIN E TRUMAN CAPOTE, L'ARCHITETTURA TRACCIA L'ARCO DELLA LIBERAZIONE SESSUALE, DAI RECINTI PER LA PRIVACY ALLE AMPIE VETRATE PER NON NASCONDERSI PIU'

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Thomas Page per CNN

 

“L’orgia è una vecchia tradizione di Fire Island" scriveva il “New York Magazine” nel 1972. Si tratta di un resort gay, cugino degli Hamptons, a sud di Long Island, New York, che si è guadagnato una certa reputazione nel tempo.

 

le case a vetri del pines le case a vetri del pines

Era il posto in cui mettersi in mostra e liberarsi sessualmente. Qui si facevano feste, gala e sfilate di moda. Diane von Furstenburg si dava allo sfarzo, Calvin Klein la chiamava “casa”, Truman Capote scrisse "Colazione da Tiffany" in una delle sue case sulla spiaggia.

 

horace ford architetto gay horace ford architetto gay

E’ ancora strabiliante la sua architettura, creata appositamente per i suoi ricchissimi abitanti e da ispirati professionisti. Tipo il giovane Horace Gifford, architetto gay con una passione per il legno, che per primo aggiunse un nido d’amore in pelliccia alla sua residenza.

 

Al tempo la comunità omosex si ritrovava al vicino “Cherry Grove”, ma quell’indirizzo identificava immediatamente l’orientamento sessuale delle persone, quindi chi cercava l’anonimato, cominciò ad andare al Pines, ufficialmente resort per famiglie.

interni di pelliccia al pines interni di pelliccia al pines

 

Tra gli anni ‘50 e ’60, architetti come Horace Gifford, Harry Bates e Arthur Erickson progettarono le case sulla spiaggia e oggi tracciano la storia della liberazione gay. Inizialmente erano gusci, quasi inaccessibili, dovevano nascondere ciò che avveniva dentro, ma dopo Stonewall furono dotati di grandi finestre e specchi. La privacy e la discrezione non erano più una priorità.

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Se le case di “Cherry Grove”, con le loro curve e pavimenti dipinti, rappresentavano il camp e il drag, quelle di "Pines" rappresentano l’estetica macho degli anni ’70 e un certo porno-chic. Soprattutto, però, si immergevano con grande rispetto nella natura.

 

Christopher Rawlins, architetto e residente, ha scritto “Fire Island Modernist” e racconta: «C’è un senso di nostalgia qui. Credo che i gay amino così tanto fare festa per contrastare le grandi sofferenze che hanno sperimentato». Tra gli anni ‘80 e ‘90 l’AIDS ha colpito il resort. Nelle case si viveva insieme e fu una strage con pochi sopravvissuti.

 

Il futuro è incerto. Le case non hanno eredi diretti e non sono al riparo da speculatori immobiliari. Le nuove costruzioni hanno di nuovo recinti. Il resort si può visitare tramite il sito interattivo PinesModern.org.

 

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