dagospia.com

HomePage   |   Segnala articolo

1- IERI SERA A “BALLARÒ”, PIERFURBY ERA DAVVERO BELLO. BELLO E SMEMORANDO - HA NEGATO CHE SI POSSA PARAGONARE LE RUBERIE DA STRACCIONI DELLA CRICCA BALDUCCI CON CIÒ CHE AVVENIVA NELLA PRIMA REPUBBLICA. "NON SI RUBAVA PER SE STESSI!” - NESSUNO DEI PRESENTI HA RICORDATO CHE LE MONTAGNE DI SOLDI PRIMA DI FINIRE NELLE MANI DEI PARTITI COME LA DC RESTAVANO APPICCICATE A POLITICI E FACCENDIERI - 2- MORETTI VUOLE LA MISERIA 26 MILIONI DI EURO DAL GIORNALISTA DEL "SOLE-24ORE” E DALLA CASA EDITRICE “CHIARELETTERE” PER “FUORI ORARIO” SUL DISASTRO FERROVIE - MA AD INCALZARE MORETTI È RIMASTO QUALCUNO CHE CONTINUA DA MESI A ROVINARGLI LE GIORNATE. È IL MAGISTRATO RAFFAELE GUARINIELLO (SICUREZZA E ALTA VELOCITÀ) - 3- LA RETE DELLE MIE BRAME. TRA BERNABÈ E PILERI LA ROTTURA È INSANABILE. ADESSO SI TRATTA DI VEDERE SE IL PROGETTO DI PILERI ANDRÀ AVANTI CON L’AIUTO DEL BERLUSCONISSIMO VICEMINISTRO PAOLO ROMANI DI CUI È CONSULENTE, E CON LA SPINTARELLA DELL’OPUS DEI CHE IN VATICANO NON USA LA FIBRA OTTICA MA ARMI PIÙ PESANTI - 4- DIETRO LA BOCCIATURA CLAMOROSA DEL FEDERALISMO FISCALE PRONUNCIATA IERI DAI VESCOVI DELLA CEI, È SPUNTATA TRA LE ALTRE MANINE ANCHE QUELLA DI UN AMICO DI PRODI

1- IERI SERA A "BALLARÒ", PIERFURBY ERA DAVVERO BELLO. BELLO E SMEMORANDO
Era davvero bello il salotto di "Ballarò" che è andato in onda ieri sera sotto la regia di Giovanni Floris, il bravo giornalista con la faccia da seminarista onanista.

Stefano ZamagniStefano Zamagni GIOVANNI FLORISGIOVANNI FLORIS

Sembrava di essere a uno di quegli incontri conviviali del sabato sera quando la buona borghesia dei quartieri alti si ritrova sprofondata nelle poltrone per parlare del clima, delle cameriere e dei viaggi, i tre argomenti che secondo lo scrittore Robert Musil distinguono "gli uomini senza qualità".

Nel trionfo delle buone maniere che avrebbe fatto felice monsignor Della Casa (autore del celebre Galateo del 1558), si sono ritrovati Flebuccio De Bortoli (pettinato in modo impeccabile), il viceministro Urso (abbronzato come una lucertola), Roberto Cota con i suoi occhi azzurri, e la coppia Pierfurby Casini-Luisa Todini, un tandem così splendido da meritare gli apprezzamenti imbarazzanti del comico Maurizio Crozza.

de bortolide bortoli

E se non ci fossero stati Rosy Bindi con la sua aria severa da badessa ed Epifani con la cravatta rossa un po' lasca, il salotto avrebbe fatto dimenticare per sempre quei tappetini di forfora sulla giacca dell'ex-sindacalista Pezzotta che molte volte hanno fatto calare l'audience di "Ballarò".

PIERFURBY CASINIPIERFURBY CASINI

Era tutto perfetto e non si respirava certo il clima drammatico della crisi che ha travolto i mercati della Grecia. Nel salottino di Floris mancava solo una cosa: la memoria, sia quella dei tempi antichi della Prima Repubblica, sia quella più recente della cronaca. Il vuoto è apparso clamoroso quando si è parlato della corruzione, un tema caldo che porta a inevitabili similitudini con Tangentopoli.

PIERFERDINANDO CASINI LUISA TODINIPIERFERDINANDO CASINI LUISA TODINI

Su questa analogia è venuta fuori la grinta di Pierfurby Casini, il genero di Caltariccone che dopo aver spezzato una lancia in favore dei poveri disoccupati, ha negato con calore che si possa paragonare le ruberie da straccioni della cricca Balducci-Anemone con ciò che avveniva nella Prima Repubblica. Rivolgendosi alla Bindi il leader dell'Udc ha esclamato: "anch'io come Rosy ho vissuto un'altra stagione della politica, ma quella era una cosa diversa perché mancava il finanziamento pubblico ai partiti. Non si rubava per se stessi!".

ROSI BINDIROSI BINDI

Con l'aria immersa nella sua sterminata intelligenza, nemmeno Flebuccio De Bortoli ha avuto la prontezza di colmare il vuoto di memoria del piacione ex-democristiano. Eppure sarebbe stato gioco facile ricordare a Pierfurby che per la legge della vischiosità delle mani montagne di soldi prima di finire nelle mani dei partiti come la Dc del "povero" Citaristi (il cassiere democristiano morto di crepacuore) oppure il Psi di Vincenzo Balzamo, restavano appiccicate a politici e faccendieri.

PEZZOTTAPEZZOTTA

Certo, ci sarebbe voluto molto tempo per ricostruire nel salotto la storia dei boiardi corrotti e corruttori delle Partecipazioni Statali, oppure dei faccendieri come Sereno Freato che collezionava quadri all'insaputa di Aldo Moro, e meglio ancora della "Milano da bere" dove i socialisti facevano carne di porco.

Nessuno ha ricordato le follie di Gianni De Michelis all'hotel Plaza e tantomeno i regali generosi di Bettino Craxi che donò ad Anja Pieroni una televisione e 100 milioni al mese. Guardacaso è di oggi la notizia che in Italia sono tornati dopo 16 anni 2 milioni di quel tesoretto di Bettino che in origine era di 1,3 miliardi di vecchie lire e fu sequestrato da Giorgio Tradati "il cuoco di Bettino".

balduccibalducci

Il bonton del salotto ha impedito di ricordare a Casini la figura di Antonio Bisaglia, il leader doroteo morto affogato misteriosamente nell'84 a Santa Margherita Ligure, che era considerato uno degli uomini più ricchi della Democrazia Cristiana. D'altra parte Pierfurby questa memoria ha preferito dimenticarla perché Toni Bisaglia disse un giorno: "ho due figli, uno bello e uno intelligente". Quello intelligente era Marco Follini, quello bello era Pierferdinando Casini.

E ieri sera, vicino alla splendida Todini, Pierfurby era davvero bello. Bello e smemorando.

Angelo Balducci e Diego AnemoneAngelo Balducci e Diego Anemone Umberto de JulioUmberto de Julio

2- MORETTI VUOLE ROMPERE LE OSSA AL GIORNALISTA DEL "SOLE 24 ORE" E ALLA CASA EDITRICE "CHIARELETTERE" CHE HA PUBBLICATO IL VOLUME "FUORI ORARIO" DOVE SI VUOLE DIMOSTRARE LA TESI DEL DISASTRO FS.
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie non sono rimasti sbalorditi per le notizie pubblicate oggi dai giornali sulla "casa scontata" di Ettore Incalza, il manager che dall'inizio degli anni '90 ha messo il suo nome accanto a quello di Lorenzo Necci per la Tav dell'Alta Velocità.

Umberto de Julio ItaltelUmberto de Julio Italtel

Quelli più anziani ricordano le vicende del '98 quando scattarono le manette proprio dei magistrati di Perugia contro i vertici delle Ferrovie e il gran faccendiere Pacini Battaglia. E sanno benissimo che da tempo Mauro Moretti non ha avuto nulla da spartire con Incalza e in questo momento ha ben altri pensieri per la testa.

GIANNI DE MICHELIS E MOGLIEGIANNI DE MICHELIS E MOGLIE

Oltre alla riconferma imminente del suo incarico e all'arrivo di un presidente al posto di Innocenzo Cipolletta, il capo delle Ferrovie è profondamente incazzato con i giornalisti che mettono a repentaglio la sua immagine. Non parliamo di Dagospia che nella sua infinita miseria rappresenta per il manager di Rimini un'ortica fastidiosa, ma di quegli uomini come il giornalista Claudio Gatti che si sono permessi di scrivere un libro-inchiesta sui disservizi dei treni.

LADONNA PIU POTENTE AI TEMPI DEL CAF, ANIA PIERONILADONNA PIU POTENTE AI TEMPI DEL CAF, ANIA PIERONI zamagni stefanozamagni stefano

Adesso Moretti vuole rompere le ossa al giornalista del "SOLE 24 ORE" e alla casa editrice "ChiareLettere" che ha pubblicato il volume "Fuori orario" dove si vuole dimostrare la tesi del disastro Fs. Chi lavora accanto a Moretti dovrebbe dirgli che la richiesta di 26 milioni di euro nell'atto di citazione notificato due giorni fa a Gatti e all'editore, è uno sproposito e un passo infelice. (In caso di vittoria, l'importo sarà devoluto alla Caritas).

Ma ad incalzare Moretti è rimasto qualcuno che continua da mesi a rovinargli le giornate. È Raffaele Guariniello, il magistrato 69enne di Frugarolo che continua a imperversare sul tema della sicurezza dei treni e sui presunti danni dell'Alta Velocità.

toni bisagliatoni bisaglia

A dicembre ha messo nel mirino i disagi dei passeggeri della Frecciarossa, colpiti da ritardi e sovraffollamento. Poi si è dedicato al disastro di Viareggio dove nel luglio dell'anno scorso morirono 32 persone e ha rimesso in discussione la politica di sicurezza del sistema ferroviario. L'ultima trovata è di ieri perché adesso il Pm di Frugarolo sostiene che il 67% dei tunnel ferroviari è fuorilegge. A suo avviso 233 su 444 sono privi dei requisiti di sicurezza con gravissime conseguenze nel caso di incidenti in galleria.

3- TRA BERNABÈ E PILERI LA ROTTURA È INSANABILE. ADESSO SI TRATTA DI VEDERE SE IL PROGETTO DI PILERI ANDRÀ AVANTI CON L'AIUTO DEL VICEMINISTRO ROMANI DI CUI È CONSULENTE, E CON LA SPINTARELLA DELL'OPUS DEI CHE IN VATICANO NON USA LA FIBRA OTTICA MA ARMI PIÙ PESANTI
Quando a luglio dell'anno scorso Franchino Bernabè regalò un pc al Papa, Benedetto XVI lo guardò con la stessa aria di disgusto con cui all'inizio del ‘400 i mercanti di Magonza videro uscire dal torchio i primi libri di Gutenberg.

Il gesto del capo di Telecom non ha compromesso l'affidamento che ieri ha fatto il Vaticano della sua rete in fibra ottica, un'infrastruttura di 400 km che Telecom realizzerà per collegare i palazzi della chiesa con le 10 sedi extraterritoriali di Roma.

Mauro MorettiMauro Moretti

Agli occhi dei prelati Franchino appare come un uomo mite ed efficiente, ma mentre gli affidavano la comunicazione virtuale, lui scriveva di suo pugno un comunicato di durezza inconsueta.

Nel pomeriggio, infatti, Telecom ha smentito categoricamente l'ipotesi apparsa sul "Corriere della Sera" di ieri secondo la quale l'azienda avrebbe scorporato la manutenzione per affidarla a un polo impiantistico guidato da Stefano Pileri.

claudio gatticlaudio gatti

Nel polo dovrebbero confluire società come Italtel, Sirti, Sielte e Dial-Face, che Pileri vorrebbe guidare per risolvere molti problemi occupazionali di queste società. Da tempo si parlava (Dagospia lo aveva anticipato a febbraio) dell'intenzione dell'ex-manager di mettere in piedi il "polo", quasi una rivincita dopo la rottura con l'azienda di Bernabè dove dal '97 ha guidato lo sviluppo della Rete.

Raffaele GuarinielloRaffaele Guariniello

L'articolo del "Corriere della Sera" è apparso ispirato da quegli ambienti milanesi ai quali sta molto a cuore la sorte di Italtel e del suo amministratore delegato, Umberto De Julio. Ma ai piani alti di Telecom è apparsa una forzatura inaudita. Da qui la decisione di Franchino di troncare sul nascere l'ipotesi di scorporare la manutenzione della Rete e questo spiega la nota emessa dalla società in cui si legge testualmente che "il progetto non è mai stato valutato, neppure in via informale".

Stefano PileriStefano Pileri

Per chi non l'avesse capito questo significa che tra Bernabè e Pileri la rottura è insanabile. Adesso si tratta di vedere se il progetto dell'uomo della Rete andrà avanti con l'aiuto del viceministro Romani di cui è consulente, e con la spintarella dell'Opus Dei che in Vaticano non usa la fibra ottica ma armi più pesanti.

4- DIETRO LA BOCCIATURA CLAMOROSA DEL FEDERALISMO FISCALE PRONUNCIATA IERI DAI VESCOVI DELLA CEI, È SPUNTATA TRA LE ALTRE MANINE ANCHE QUELLA DI UN AMICO DI ROMANO PRODI
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che dietro la bocciatura clamorosa del federalismo fiscale pronunciata ieri dai vescovi della Cei, è spuntata tra le altre manine anche quella di un amico di Romano Prodi.

Sembra infatti che nella stesura delle 20 paginette con le quali i vescovi hanno stroncato i sogni dei barbari del Carroccio, ci sia la testa di Stefano Zamagni, il 67enne economista che insegna alla Cattolica ed è stato tra i principali consulenti di Ratzinger per l'Enciclica "Caritas in Veritate".

PAOLO ROMANIPAOLO ROMANI FRANCO BERNABEFRANCO BERNABE

Zamagni è sempre stato un amico e un consigliere del Professore e ai tempi del primo governo Prodi fu accusato di saltellare con troppa disinvoltura tra il Vaticano e il ministro Visco che stava studiando le esenzioni fiscali per le organizzazioni non profit. Nel '97 alcuni colleghi economisti lo denunciarono per aver copiato senza virgolette ampi stralci di una ricerca del filosofo americano Robert Nozick. Da quel momento Zamagni si è ritirato dietro le quinte ma ha continuato a prestare la sua intelligenza Oltretevere".

 

 
[12-05-2010]