1- L’EX-TIPOGRAFO DI SCHEDINE LUIGINO ABETE CONTINUA A SUDARE. FREDDO. PERDENDO L’ASSOCIATED PRESS RISCHIA DI FALLIRE NEL SOGNO DI UN “POLO” INFORMATIVO DA METTERE SUL PIATTO DELLA POLITICA E DELLE SUE AMBIZIONI PERSONALI - SI È GIÀ APERTA UNA GRANDE BAGARRE TRA LE ALTRE AGENZIE DI INFORMAZIONE ITALIANE, PRIMA FRA TUTTE L’ANSA, PER SUBENTRARE AD APCOM NEL RAPPORTO CON AP - 2- E GUARGUAGLINI GODE COME UN BEDUINO: IN BALLO CI SONO COMMESSE MILIARDARIE - IL BUSINESS APPARE FORTE SUL PIANO INDUSTRIALE, MA DELICATO PER I RISVOLTI POLITICI. È PROBABILE CHE QUESTI ASPETTI SIANO STATI ESAMINATI NELL’INCONTRO AVVENUTO DUE GIORNI FA A ROMA TRA D’ALEMA (ANTICO SPONSOR DI GUARGUAGLINI) E JOHN PODESTA, IL “CERVELLO” DI BILL CLINTON CHE HA UNA NOTEVOLE INFLUENZA SU OBAMA - 3- DOPO MESI DI CLAUSURA, L’EX-MINISTRO DELL’AEROPORTO DI ALBENGA, SCIABOLETTA SCAJOLA, HA TIRATO FUORI DALLE MACERIE UN BRANDELLO DI POTERE (LOCALE, A IMPERIA) - 4 – È INIZIATO IL BALLETTO PER L’ACQUISTO DELLA ROMA: ANGELUCCI (CON INTESA) O SAWIRIS
1 - L'EX-TIPOGRAFO DI SCHEDINE LUIGINO ABETE CONTINUA A SUDARE. FREDDO. RISCHIA DI PERDERE AP
Luigino Abete continua a sudare. Anche i più stretti collaboratori del presidente di BNL, l'istituto di via Veneto che guida insieme al semisconosciuto Fabio Gallia, stentano a capire la ragione dell'affanno che trapela sul viso dell'imprenditore romano.
DIEGO DELLA VALLE E LUIGI ABETE - copyright Pizzi
Alcuni ritengono che soffra per la mancanza di visibilità e per l'indifferenza con cui il compagno di merenda Luchino di Montezemolo ha preso a trattarlo dopo le sue dichiarazioni al convegno di Santa Margherita Ligure del giugno scorso in cui ha diffidato il suo vecchio amico dalla discesa in politica.
LUIGI ABETE CON MICHELA VITTORIA BRAMBILLA E DESIRE PETRINI
Per altri il 63enne ex-tipografo romano guarda con una certa invidia i successi finanziari di Dieguito Della Valle, lo scarparo marchigiano che macina utili pazzeschi con le scarpe a tacchetti. Se andrà in porto la scalata ai magazzini americani Saks annunciata ieri dai giornali di New York, Dieguito potrebbe incassare già oggi 165 milioni rispetto agli 82 spesi quando ha acquistato una quota del 9,4%.
ani01 luigi abete
Nella sua infinita miseria Dagospia ritiene che non siano queste le ragioni che imperlano la fronte di Luigino. Il vero motivo è rappresentato dal futuro del "polo" dell'informazione che Abete ha costruito nel febbraio dell'anno scorso mettendo insieme le due agenzie di stampa Asca e ApCom.
Quest'ultima è stata fondata nel 2001 da Lucia Annunziata grazie a una partnership per l'Italia e la Svizzera con l'americana AssociatedPress, la più grande agenzia di stampa a livello mondiale che copre l'informazione in 312 paesi e ha più di 3.000 giornalisti. Nel 2003 l'agenzia è passata sotto il controllo di TelecomItaliaMedia e sei anni dopo è arrivato Luigino (già proprietario dell'Asca) che a un prezzo simbolico ha acquistato il controllo dell'agenzia.
APCOM
Il fatto nuovo e inquietante è la lettera del 30 giugno con la quale la statunitense AssociatedPress ha manifestato la volontà di disdire il contratto per la distribuzione in Italia attraverso ApCom del suo notiziario. Per Abete questa notizia è un colpo micidiale. Senza Ap World, resterebbe il vuoto di ".com". Il contratto tra ApCom e il colosso AssociatedPress scade il 31 dicembre e se non sarà rinnovato verrà meno il polmone delle informazioni quotidiane che 24 ore al giorno riforniscono l'agenzia italiana e oltre 2.000 organi di informazione sparsi nel mondo.
ANSA
A questo punto si è già aperta dietro le quinte una grande bagarre tra le altre agenzie di informazione italiane, prima fra tutte l'Ansa che potrebbe subentrare ad ApCom nel rapporto con l'AssociatedPress. In questa situazione Luigino rischia di fallire nel sogno di un "polo" informativo da mettere sul piatto della politica e delle sue ambizioni personali.
Secondo indiscrezioni che circolano il valore del contratto si aggira intorno ai 15 milioni, una cifra nemmeno strepitosa che gli amici della vecchia lobby-continua (sempre prodighi nei confronti del tipografo-banchiere), potrebbero anche mettere sul piatto. Il problema vero è che la lobby e i compagni di merenda si muovono ormai come cani sciolti.
E Luigino continua a sudare.
2 - NEMMENO UNA PAROLA È STATA DETTA SUI BUSINESS CONCLUSI DURANTE LA TRASFERTA ROMANA CON LE 600 VERGINI DA EDUCARE AL CORANO
Caricato a molla dai risultati della prima serata, ieri sera Chicco Mentana ha guidato il nuovo telegiornale de "La7" con una certa eccitazione.
berlusconi-gheddafi-mussolini-hitler
Molta attenzione è stata dedicata alla politica e alla visita del beduino Gheddafi che la sera prima aveva offerto lo spettacolo dei cavalli berberi davanti a 800 cosiddetti vip. In realtà Mentana non li ha chiamati vip, ma ha parlato di gotha dell'economia e intorno alle 20,12 ha snocciolato addirittura l'elenco dei personaggi presenti.
BERLUSCONI NON ASCOLTA PIU GHEDDAFI
Non ne ha dimenticato nessuno e cominciando da Conti, Gnudi, ha citato la Todini, Colaninno, Ponzellini, e tra gli ultimi Alessandro Profumo e Guarguaglini. Questo ossequio non richiesto è apparso abbastanza sorprendente, ma la dice lunga sulla volontà di Chicco Mitraglia di fare un telegiornale ecumenico che piaccia a destra e a sinistra, ricchi e poveri, vip e aspiranti tali. E chissà come saranno rimasti male gli assenti "pesanti" come la Marcegaglia, Mario Draghi, Cesarone Geronzi e Sergio Marpionne (quest'ultimo rappresentato alla kermesse dei beduini dall'ineffabile Ernesto Auci).
PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI E MARINA GROSSI
Resta il fatto che nemmeno una parola è stata detta sui business conclusi durante la trasferta romana con le 600 vergini da educare al Corano. Di questa lacuna il Mentana, affascinato dal potere, non ha colpa perché finora si è riuscito soltanto a capire che il Colonnello ha chiesto di "pagare moneta per vedere cammello".
PIER FRANCESCO GUARGUAGLINI E MARINA GROSSI CON ITALIAN BUSINESS MEN
3 - E GUARGUAGLINI GODE COME UN BEDUINO: IN BALLO CI SONO COMMESSE MILIARDARIE
Gli unici a fregarsi le mani dopo la visita del beduino di Tripoli sono i manager di Finmeccanica, primo fra tutti il comandante supremo Pierfrancesco Guarguaglini che ha assistito all'esibizione dei cavalli berberi con la moglie Marina Grossi.
La grattata di DAlema su Chi
Ai piani alti di piazza Monte Grappa hanno seguito con il fiato sospeso l'incontro sotto la tenda tra il manager di Castagneto Carducci e il Colonnello. E anche se Mentana non lo sa e non lo dice, l'unica azienda che probabilmente porterà a casa grossi risultati è la multinazionale che costruisce sistemi di difesa, treni, elicotteri e tante altre cose.
Secondo il quotidiano "MF" il Guargua non ha firmato alcun accordo ma in ballo ci sono commesse miliardarie per la metropolitana di Tripoli, i treni ad alta velocità di Ansaldo Breda, e i sistemi di comunicazioni protette di Tetra, un'azienda specializzata nel controllo delle poste.
John Podesta
Si parla anche di una joint-venture del valore di 20 miliardi. L'accordo non è ancora stato formalizzato ma come scrive il quotidiano diretto da Osvaldo De Paolini, Finmeccanica negli ultimi 12 mesi ha firmato con Tripoli contratti per 1,2 miliardi. Il business appare forte sul piano industriale, ma delicato per i risvolti politici. È probabile che questi aspetti siano stati esaminati nell'incontro avvenuto due giorni fa a Roma tra Massimo D'Alema (antico sponsor di Guarguaglini) e John Podesta, il "cervello" di Bill Clinton che ha una notevole influenza su Barack Obama.
finmeccanica
Ai top management di Finmeccanica non sfuggono questi risvolti, ma ritengono che la Libia sia ormai sdoganata anche se dai competitor anglo-americani potrebbe arrivare ancora qualche disturbo scandalistico. Ciò che è avvenuto in questi giorni rafforza comunque l'immagine di un Guarguaglini che rimane saldo sulla poltrona con la benedizione di Berlusconi e del suo Talleyrand, Gianni Letta. Anche le voci circolate in agosto sulle ambizioni di Giuseppe Bono (amministratore oggi di Fincantieri e di Finmeccanica fino all'aprile 2002) sono considerate alla stregua di un pettegolezzo.
4 - DOPO MESI DI CLAUSURA, L'EX-MINISTRO DELL'AEROPORTO DI ALBENGA, SCIABOLETTA SCAJOLA, HA RIPRESO HA TIRATO FUORI DALLE MACERIE UN BRANDELLO DI POTERE
Da ieri mattina l'ex-ministro dell'aeroporto di Albenga, Sciaboletta Scajola, ha ripreso a sorridere.
buss scajola f bellavista caltagirone
Dopo mesi di clausura il politico ligure ha tirato fuori dalle macerie un brandello di potere che lo riporta a controllare la situazione del suo collegio. La ragione è nel ritorno di un suo fedelissimo, Carlo Conti, al vertice della "Porto di Imperia spa", la società che deve realizzare il nuovo porto turistico insieme a Francesco Bellavista Caltagirone.
Quest'ultimo (come aveva anticipato Dagospia) si è incontrato ieri mattina con il sindaco di Imperia, Paolo Strescino (un altro leprotto di Scajola), per chiarire le polemiche scoppiate sulla costruzione del bacino turistico. Non è stata una riunione facile e secondo la cronaca dei giornali locali sono volate parole grosse. Poi il sindaco e l'imprenditore romano sono usciti dalla sala Giunta sorridenti e preoccupati di mettere la parola fine a una polemica che "rischia di infangare l'immagine del porto e della città".
Claudio Scajola e Francesco Bellavista Caltagirone
A dispetto di quanto ha scritto ieri a Dagospia l'avvocato Alessandro Turco che rappresenta Bellavista Caltagirone, di polemiche è stata piena la cronaca di agosto. Al centro c'era la porta sbattuta dal progettista del porto, l'architetto Emilio Morasso, che il sindaco di Imperia vorrebbe recuperare, ma trova il veto di Caltagirone. E per quanto riguarda i costi di realizzazione del porto (un'opera affidata senza alcuna gara, ma soltanto sulla base di un parere dell'Autorità di Vigilanza sui Lavori Pubblici) rimane sospesa nell'aria la possibilità che la Corte dei Conti accenda un faro per capire come sono andate esattamente le cose.
Cisnetto Alemanno Paragone Angelucci
Per il momento Sciaboletta Scajola ritorna sulla scena con la voglia di mettere mano alla sua Fondazione "Cristoforo Colombo", il genovese che scoprì l'America scrutando l'Oceano e non il Colosseo.
Sawiris con la moglie
5 - È INIZIATO IL BALLETTO PER L'ACQUISTO DELLA ROMA, TRA I CANDIDATI ALL'ACQUISTO I NOMI DEGLI ANGELUCCI (CON L'APPOGGIO DI INTESASANPAOLO) E DEL FARAONE DI WIND, NAGUIB SAWIRIS
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che è iniziato il balletto per l'acquisto della Roma, la squadra nelle mani dell'interista Alessandro Profumo e del suo braccio destro napoletano, Paolo Fiorentino.
I tifosi esultano per la generosità di Unicredit che ha permesso l'acquisto dell'attaccante Borriello e auspicano che non si ripeta la sceneggiata di un anno fa quando la Consob e la Procura dovettero intervenire (senza esito conosciuto) nel suk degli acquirenti. Ancora oggi il "Sole 24 Ore" rilancia tra i candidati all'acquisto i nomi degli Angelucci (con l'appoggio di IntesaSanPaolo) e del faraone di Wind, Naguib Sawiris.
"Tuttavia - scrive il giornale - la famiglia dovrebbe fare l'acquisizione personalmente", perché la finanziaria di Sawiris "non sembra avere la forza finanziaria per realizzare l'operazione alla luce del forte indebitamento".
Roba da ridere".







