#1 - PERCHÉ E PERCOME IL FISCO ELVETICO SNOBBA IL TESORO DEGLI AGNELLI? AH, SAPERLO... - #2 - SE È FACILE COMPRENDERE PERCHÈ IL FISCO ITALICO ABBIA MANIFESTATO UN CERTO DISINTERESSE PER QUEL COACERVO DI FONDAZIONI, FINANZIARIE E TRUST RICONDUCIBILI ALLO SCOMPARSO GIANNI AGNELLI, È CURIOSO CHE LE AUTORITÀ ELVETICHE NON METTANO LINGUA IN UN “TESORETTO” VALUTATO TRA 800 E 2MILA MILIONI € - #3 - NON È UN CASO CHE STUDI LEGALI E PARCELLE MILIONARIE RIMBALZINO DA UNA PARTE ALL’ALTRA DEL PIANETA SENZA PERDERE L’IMPRINTING SVIZZERO CHE MARCHIA TUTTA LA SAGA. LO STUDIO GINEVRINO PATRY E GAMNA, AD ESEMPIO, SI VEDE SALDARE NEL 2004 UNA PARCELLA DI 25 MILIONI DI EURO DA MARGHERITA AGNELLI, CON UN FAX INVIATO ALLA FILIALE UBS DI SINGAPORE, CHE FINISCE ALLA PKB PRIVATBANK ZURIGHESE - #4 - TROVATO E SEQUESTRATO IL TESORETTO DI EMANUELE GAMNA, L'EX AVVOCATO DI MARGHERITA AGNELLI CHE INCASSÒ IN NERO SU UN CONTO CIFRATO SVIZZERO 15 MILIONI € -
1 - PERCHÉ E PERCOME IL FISCO ELVETICO SNOBBA IL TESORO DEGLI AGNELLI? AH, SAPERLO...
Ezio Rocchi-Balbi per http://www.caffe.ch/mycaffe/dettaglio.php?id=46650
famiglia agnelliUna saga familiare e giudiziaria made in Switzerland. Tutto nero su bianco sul nuovo libro di Gigi Moncalvo, "I lupi & gli agnelli", inclusa una partita fiscale che non ha lasciato tracce sul territorio elvetico. Stupito dell'apparente disinteresse che le autorità fiscali riservano all'intero affaire è lo stesso autore del libro: "Quello che non capisco è come mai il fisco elvetico sembra ignorare tutta questa montagna di transazioni e capitali... - rivela Moncalvo al Caffè - Dei capitali esteri della famiglia Agnelli il fisco italiano se n'era almeno occupato ai tempi di ‘mani pulite' . E quello che allora si era ‘sistemato' in qualche modo, probabilmente con un accordo, potrebbe riaprirsi ora col procedimento giudiziario di Margherita previsto a marzo. ".
Ginevra Elkann e Giovanni Gabetti
Ufficialmente le ombre e i misteri della famiglia più potente d'Italia, gli Agnelli, dovrebbero dipanarsi a Torino, dove è in dibattimento la causa che oppone Margherita al resto del parentado (ma sarebbe più corretto dire ai loro potentissimi rappresentanti legali), ma basta sfogliare il libro di Moncalvo per comprendere che il crocevia multimilionario della dinastia, da sempre, è rossocrociato.
Ma se non è difficile comprendere perchè - almeno finora - la macchina fiscale italiana abbia manifestato un certo disinteresse per quel coacervo di fondazioni, finanziarie e trust riconducibili allo scomparso Gianni Agnelli, è curioso che le autorità elvetiche non mettano lingua in un "tesoretto" valutato tra gli 800 e i 2mila milioni di euro. A tanto ammonterebbe, infatti, almeno parte del patrimonio custodito all'estero.
Gianluigi Gabetti - Copyright Pizzi
Parte che, guarda caso, viene stimata solo dal 2005, quando venne formalizzato l'accordo tombale tra la figlia Margherita e la madre Marella, vedova dell'avvocato. Ed è stato proprio il ricorso di Margherita, che ha denunciato la mancata corresponsione di parte di questa fortuna a lei sconosciuta. Una fortuna che sembra avere tutte le sue radici ben ancorate sul territorio elvetico.
"Il family office di Zurigo gestito dall'avvocato Sigfrid Maron era costituito da undici persone che, quotidianamente, si occupavano solo del patrimonio dell'Avvocato - spiega Moncalvo -. Non dimentichiamo, del resto, che tutti i protagonisti di questa saga familiare e finanziaria figurano come residenti in Svizzera". Effettivamente la dinastia torinese sembra usare i dintorni del Lingotto o a Mirafiori solo come posteggio dell'auto; tutto il resto si svolge tra Lugano, S.Moritz, Ginevra e, naturalmente, Zurigo.
Lo stesso avvocato Maron, negli atti processuali che Moncalvo ha avuto modo di studiare a fondo (il libro gli è costato due anni di preparazione), viene definito solo "un dipendente" di Sadco e Sacofin, società di gestione di patrimoni. Nomi che dicono poco o nulla, ma il Sole 24ore, ricostruendo la loro storia tra Svizzera e Lussemburgo, individua una galassia di società estere, dal Delaware alle Isole Vergini britanniche, ma tutti i fili della ragnatela riconducono in Geferstrasse 24, Zurigo.
FRANZO GRANDE STEVENS E ALAIN ELKANN - Copyright Pizzi
Come non è un caso che studi legali e parcelle milionarie rimbalzino da una parte all'altra del pianeta senza perdere quell'imprinting rossocrociato che caratterizza tutta la saga. Lo studio ginevrino Patry e Gamna, ad esempio, si vede saldare una parcella di 25 milioni di euro da Margherita Agnelli, nel 2004, con un fax inviato alla filiale Ubs di Singapore, che finisce alla Pkb privatbank zurighese.
E peccato che dallo studio legale Chiomenti, cui Gamna è associato, non risulta emessa alcuna fattura a riguardo. Solo in seguito lo studio Lachenal Patry di Ginevra emette una fattura di oltre 15 milioni intestato a Margherita con la cusale "Litige Successoral". Una lite per successione che, inevitabilmente, solleva il sipario sugli aspetti più segreti di Gianni Agnelli, il passato e il presente economico dell'intera dinastia.
2 - È STATO TROVATO, BLOCCATO E SEQUESTRATO IL TESORETTO DI EMANUELE GAMNA, L'EX AVVOCATO DI MARGHERITA AGNELLI DE PAHLEN CHE INCASSÒ IN NERO SU UN CONTO CIFRATO SVIZZERO 15 MILIONI DI EURO
Mario Gerevini per il Corriere della Sera
Gabetti Grande Stevens
È stato trovato, bloccato e sequestrato il tesoretto di Emanuele Gamna, l'ex avvocato di Margherita Agnelli de Pahlen che incassò in nero su un conto cifrato svizzero 15 milioni di euro. Quei soldi, dirottati alle Channel Islands e ora riapparsi in una banca di Ginevra, erano stati bonificati anni fa dalla figlia di Gianni Agnelli sul conto «449 Kloten» della Pkb Privatbank di Lugano riconducibile a Gamna: erano il compenso per l'attività svolta dall'illustre professionista (2003-2004) nella divisione dell'eredità miliardaria di Gianni Agnelli.
Poi però Margherita impugnò gli accordi ereditari e nell'offensiva legale a tutto campo contestò al suo ex avvocato (torinese, 58 anni, partner dello Studio Chiomenti fino al giugno 2009), «l'esorbitante somma» e lo denunciò alla Procura della Repubblica per evasione fiscale.
Un esposto penale contro l'ex partner è stato presentato anche dallo Studio Chiomenti. Secondo quanto ha dichiarato all'autorità giudiziaria l'avvocato svizzero Charles Poncet, la sua cliente Margherita Agnelli a metà 2008 «respinse sdegnata l'offerta» di Gamna di restituire un terzo della somma ricevuta, «non tanto per l'importo ma perché riteneva di essere stata tradita come amica prima ancora che come assistita».
Oggi Gamna è accusato dai pm di Milano Eugenio Fusco e Gaetano Ruta, titolari dell'inchiesta, di truffa ai danni dello Stato (ma non infedele patrocinio come era stato scritto in passato). Contro Poncet c'è l'ipotesi di tentata estorsione ai danni di Gamna, in concorso con la cliente Margherita Agnelli.
FRANZO GRANDE STEVENS E ALAIN ELKANN- Copyright Pizzi
Avrebbero tentato di estorcergli un affidavit (una sorta di giuramento) a sostegno delle loro tesi nella disputa sull'eredità. Nel frattempo, però, il tesoretto svizzero di Gamna sembrava scomparso nel nulla, inghiottito dal conto «449 Kloten» e poi finito chissà dove. Un anno e mezzo fa nel tentativo di «aggredire» la provvista, Margherita aveva ottenuto dal Pretore di Lugano un decreto di sequestro del conto alla banca Pkb.
Motivo: «restituzione onorari indebitamente percepiti». Ma i soldi erano spariti. La somma pretesa dalla signora de Pahlen era in realtà di circa 25 milioni perché comprendeva anche l'onorario (10 milioni), fatturato e dichiarato al fisco elvetico, del codifensore Jean Patry. Sul resto buio totale. Finché nelle ultime settimane fa breccia, nella granitica riservatezza svizzera, l'indiscrezione che a Ginevra sia intervenuta la magistratura locale su «un famoso conto italiano». Ma quale? E perché?
L'indiscrezione prende forma e si arriva in Rue Charles-Galland 12, quartiere elegante di Ginevra, edifici fine '800 di gran lusso. Il numero 12, a poche decine di metri dal Consolato d'Italia e dal Museo dell'arte e della storia, è la sede ginevrina della banca ticinese Pkb. Sempre lei, quella del conto «447 Kloten». Pkb è molto «italiana» sia per clientela, sia per azionisti di riferimento, ovvero la famiglia Trabaldo Togna.
Il presidente di Pkb è Jean Patry, proprio il collega di Gamna che tutelò gli interessi di Margherita nel negoziato sull'eredità. Qui, nella palazzina di due piani arrivano quasi 14 milioni di euro provenienti, pare, da una filiale delle Channel Islands (Isole del Canale) di Hsbc, il colosso bancario con sede a Londra. Sono i soldi di Gamna che erano parcheggiati nelle isole al largo della Normandia.
Proviamo a chiedere informazioni all'indirizzo E-mail (offshore@hsbc.com) della filiale Hsbc da cui è partito il bonifico: nessuna risposta. L'operazione non sfugge alle comunicazioni antiriciclaggio e la magistratura svizzera, che già era preallertata sul dossier, blocca immediatamente i 14 milioni in arrivo alla Pkb di Ginevra. Il passo successivo è il sequestro giudiziale. E non può essere che la naturale conseguenza della collaborazione con la Procura di Milano, il soggetto che ha l'interesse diretto.
In tutta l'operazione, tuttavia, potrebbe anche esserci stata la collaborazione dello stesso Gamna il quale sembra avesse intavolato una trattativa con l'Agenzia delle Entrate per scudare la somma. Alla fine, comunque, i soldi della parcella fantasma sono stati individuati e sequestrati. E ora, almeno in parte, potrebbero tornare «a casa» cioè nella disponibilità dell'Agenzia delle Entrate, passando attraverso il conto corrente Bnl del Tribunale di Milano. Che non è cifrato nè tantomeno off-shore.







