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#1 - TUTTE LE INIZIATIVE DEL 'CUBO' DI BERNABÉ SI SONO ARENATE. OGGI BEBÉ FA SOLO AMMUINA (SULLA VENDITA DI SPARKLE È SCATTATO UN VETO POLITICO INTERNAZIONALE) - #2 - DIN, DON! VITO GAMBERALE PARTE ALLA CONQUISTA DELL'AEROPORTO DI CAPODICHINO - #3 - CONFINDUSTRIA IN VERITATE: COSA MAI DIRÀ EMMA AL CARDINALE OPERAIO BERTONE? - #4 - CONFLITTO ALL'ICE, VATTANI PREFERISCE NON AVERE TRA I PIEDI UN DIRETTORE DELLE RELAZIONI ESTERNE (C'È LA SUA AMICA MARIA CRISCUOLO CHE FA PER TRE)

1- DON VITO GAMBERALE PARTE ALLA CONQUISTA DELL'AEROPORTO DI CAPODICHINO
C'è un manager a Roma che segue le vicende di TelecomItalia e Fastweb con molta attenzione e un po' di rimpianto.

VITO GAMBERALEVITO GAMBERALE

È don Vito Gamberale, l'ingegnere dal naso aquilino e il carattere impossibile che dopo aver lavorato all'Eni è approdato nel '91 alla Stet fino a diventare nel '95 amministratore delegato di Tim. Chi l'ha conosciuto gli attribuisce un grande merito nel successo dei telefonini che ha lasciato nel '98 per accasarsi con i fratelli Benetton dai quali nel 2000 ha ottenuto la guida di Autostrade.

Qui don Vito Alfonso (questo è il secondo nome di battesimo) si è scazzato duramente con l'allora presidente Giancarlo Elia Valori, ma l'ha spuntata e ha resistito fino a quando non ha deciso di costituire il Fondo F2I con l'obiettivo di raccogliere risorse per le infrastrutture strategiche.

E di soldi ne ha raccolti parecchi perché è riuscito a mettere nel suo giardinetto soci importanti come Unicredit, IntesaSanPaolo, Cassa Depositi e Prestiti, Merrill Lynch e la defunta Lehman Brothers. Con 2 miliardi in mano sembrava che dovesse fare scintille e il suo nome è rimbalzato in molte occasioni per operazioni che poi sono rimaste al palo.

Elia Valori firmaElia Valori firma

Al 66enne manager molisano piacerebbe moltissimo mettere le mani sulla Rete di TelecomItalia, ma le incertezze su questa delicata questione paralizzano la voglia di tornare da protagonista nel mondo delle telecomunicazioni. L'anno scorso ha tentato anche di acquisire il 49% di Sparkle, la società nell'occhio del ciclone per il carosello delle fatture false, ma anche questa operazione è andata buca.

Adesso don Vito si sta guardando intorno e l'occhio gli è caduto sull'aeroporto napoletano Capodichino. Secondo le indiscrezioni che girano e che sono state riprese lunedì dal quotidiano "Il Mattino", Gamberale vorrebbe rilevare la quota di controllo in mano alla Gesac, la società di gestione nella quale gli inglesi di Baa Italia possiedono il 65% delle azioni.

Da parte loro gli inglesi che in Italia rappresentano la British Airport Authority (affogata in un mare di debiti) non vedono l'ora di uscire dalla compagine che controlla l'aeroporto dove si trovano accanto la provincia di Napoli e con quote minori la Sea di Milano e l'Interporto campano di Gianni Punzo.

gianni punzogianni punzo

Per don Vito, che non ha mai superato psicologicamente l'onta dell'arresto durante il periodo di Mani Pulite (poi risolto con l'assoluzione piena), la conquista di Capodichino sarebbe un modo di uscire dalla nebbia.

2- CONFINDUSTRIA IN VERITATE: COSA MAI DIRÀ EMMA AL CARDINALE BERTONE?
Lunedì pomeriggio lo staff dei collaboratori di Emma Marcegaglia terrà un'ultima riunione per l'incontro con il Segretario di Stato Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone.

Il programma prevede che alle ore 11 di martedì il presidente di Confindustria accolga nell'Auditorium di viale dell'Astronomia il longilineo prelato che per la prima volta mette piede nella sede degli Industriali.

EMMA MARCEGAGLIAEMMA MARCEGAGLIA

Di sicuro finora c'è soltanto l'abito che indosserà la Marcegaglia: un tubino nero a maniche lunghe con un filo di perle e di trucco poco appariscenti. Il problema di fondo è che il cardinale di origini piemontesi e tifoso della Juve, rimarrà nella sala di Confindustria per ben due ore.

Alle 13 infatti sua Eminenza dovrebbe alzare la porpora e tornarsene Oltretevere, ma il programma che Dagospia ha intercettato in modo peccaminoso, prevede anche "un momento conviviale" e quindi c'è il rischio che la visita si protragga oltre i tempi previsti.

TARCISO BERTONETARCISO BERTONE

La domanda di fondo che la Marcegaglia si sta ponendo insieme al direttore generale Giampaolo Galli e a quello dell'Ufficio Studi, Luca Paolazzi, riguarda il contenuto dello speech che la Presidente dovrà pronunciare. Si sa già che Bertone parlerà soprattutto dell'ultima enciclica "Caritas in Veritate" nella quale il Papa ha sculacciato il capitalismo con la stessa forza usata dal fratello Georg con i ragazzi del Coro dei Passeri di Ratisbona. D'altra parte Bertone-lo spilungone ha fatto il noviziato con i salesiani di don Bosco a Pinerolo e quindi è particolarmente sensibile ai temi del lavoro.

Sarà questo il tema centrale dell'incontro nel quale la Marcegaglia dovrà mettere da parte il malessere denunciato non più tardi di ieri in un'intervista al Tg2 verso la classe politica. E un cenno inevitabile sarà rivolto al caso doloroso dei 19 imprenditori del Nord che si sono suicidati per le difficoltà delle loro aziende.

GALLiGALLi

3- TUTTE LE INIZIATIVE DEL 'CUBO' DI BERNABÉ SI SONO ARENATE. OGGI BEBÉ FA SOLO AMMUINA (SULLA VENDITA DI SPARKLE È SCATTATO UN VETO POLITICO INTERNAZIONALE)
Gabriele Galateri di Genola non aveva l'aria felice quando ieri pomeriggio alle 15 è entrato nell'Aula Magna dell'Ospedale Meyer di Firenze.

Il presidente di TelecomItalia si è recato nel capoluogo toscano per l'inaugurazione del progetto "Smart Inclusion" che l'azienda vuole introdurre nelle strutture pediatriche per mettere la tecnologia al servizio della salute.

Bisogna capirlo il buon Galateri che in questo momento si trova spiazzato dalla marcia indietro di Telefonica e del suo amico di università, Cesar Alierta, sulla fusione italo-spagnola. Se il progetto fosse andato in porto la sua funzione dentro l'azienda si sarebbe caricata di significato e lui avrebbe potuto dare un senso più preciso alla litania, ripetuta anche a Firenze, sulle sinergie tra Telecom e la società di Madrid.

GALATERI DI GENOLAGALATERI DI GENOLA

Adesso il buon Galateri deve tener d'occhio anche lo strapuntino che occupa in Mediobanca e in Confindustria dove gli hanno affidato il compito di chiacchierare sulla banda larga. Resta il fatto che dopo la frenata di Telefonica si trova ingessato. E ingessato è anche Franchino Bernabè che in questi giorni non si risparmia in visibilità.

Dopo la lettera accorata ai dipendenti della settimana scorsa, il manager di Vipiteno ha deciso di farsi vedere in giro e dopo un convegno a Milano dove ha fatto aperture a Mediaset, oggi parteciperà a un convegno su internet insieme a Gianfranco Fini e al viceministro Paolo Romani.

Questo attivismo non è casuale perché il capo di TelecomItalia vuole dimostrare che a dispetto degli eventi l'azienda è viva e dinamica. Purtroppo non è così perché anche lui si trova bloccato nelle iniziative che aveva in animo di lanciare prima della bufera su Sparkle. L'esempio più eloquente è dato dal blocco totale nella cessione degli asset strategici che avrebbero portato fieno in cascina.

ALIERTAALIERTA

L'ultima cessione è stata quella di Hansenet del novembre scorso che tra le polemiche di alcuni azionisti ha fruttato 900 milioni di euro. Nella sua strategia industriale era prevista anche la cessione di Sparkle e della controllata di Telecom a Cuba. È notizia di queste ore che la società sudamericana, comprata ai tempi di Ernesto Pascale, resterà in pancia come Sparkle sulla quale si sofferma oggi "Repubblica" in un articolo di Giovanni Pons.

FINIFINI

Il giornalista scrive che a fermare la vendita dell'azienda guidata da Stefano Mazzitelli fu Cesarone Geronzi nel settembre dell'anno scorso quando Mazzitelli venne improvvisamente sostituito da Andrea Mangoni, e le sue rimostranze indussero Piazzetta Cuccia ad accantonare la cessione.

La realtà è un po' più complicata di questa versione che appare un po' strumentale perché, come Dagospia ha scritto nelle settimane scorse, sulla vendita di Sparkle è scattato un veto politico internazionale. La società, oggi al centro della bufera giudiziaria, gestisce oltre 300mila km di cavi che attraversano il Mediterraneo fino ad Israele, un'infrastruttura "sensibile" che gli americani e il Governo di Tel Aviv non avrebbero mai consentito di cedere a mani "diverse".

Stefano MazzitelliStefano Mazzitelli umberto vattani - Copyright Pizziumberto vattani - Copyright Pizzi

C'è infine un'altra iniziativa industriale che Bernabè ha annunciato con squilli di tromba il 13 dicembre scorso ed è rimasta al palo. È il famoso "Cubo", l'oggetto che doveva servire a mettere insieme tv e internet. Oggi anche il "Cubo" che avrebbe dovuto rivoluzionare la fruizione della tv con servizi innovativi, è stato accantonato. Dentro Telecom dicono che la ragione è da attribuire alla produzione affidata originariamente alla società Visionee di Ponzano Veneto e poi alla società britannica "Amino" che non sembra navigare in buone acque.

MARIA CRISCUOLOMARIA CRISCUOLO

4- ALL'ICE, VATTANI PREFERISCE NON AVERE TRA I PIEDI UN DIRETTORE DELLE RELAZIONI ESTERNE (C'è LA CRISCUOLO CHE FA PER TRE)
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che all'Ice c'è un po' di maretta tra il presidente Umberto Vattani e il direttore generale Massimo Mamberti, un funzionario che ha iniziato la carriera all'Istituto per il Commercio Estero fin dal 1964.

All'origine della polemica ci sarebbe la mancata nomina del direttore per le Relazioni Esterne, una casella vuota da quando a novembre il contratto del giornalista Nebiolo è scaduto. Il 72enne Vattani preferisce curare la sua immagine con l'aiuto di esperte del settore come la sua amica Maria Criscuolo, mentre Mamberti sta raccogliendo il curriculum di giovani professionisti".

 

 
[11-03-2010]