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#1 - ULTIM'ORA! LA RESA DEI CONTI BANCARI RINVIATA A UN CDA STRAORDINARIO IL 13 APRILE - #2 - ACCORDO? Sì DI FACCIATA! COME UNA FILIPPINA QUALSIASI ARROGANCE PROFUMO STAREBBE TRATTANDO LA BUONUSCITA (INTORNO AI VENTI MILIONI, DICONO) E AVREBBE ANCHE CHIESTO DI MANDARE VIA I SUOI TRE VICE (MUOIA UNICREDIT CON TUTTI I FILISTEI) - #3 - IL GOVERNO SE NE LAVA LE MANI - A DIFENDERLO è RIMASTO SOLO SALVATORE LIGRESTI PREOCCUPATO PIU' PER LE SUE ESPOSIZIONI CHE PER LA FINE DI ALESSANDRO - #4 - BERLUSCONI GELIDO: "PROFUMO CHI? QUELLO CHE FACEVA LA FILA AI GAZEBO DI PRODI?" - #5 - I CONSIGLIERI CHIEDERANNO CONTO OGGI POMERIGGIO ANCHE DELLA SITUAZIONE DI ALCUNE CONSOCIATE ESTERE - NEL MIRINO QUELLO CHE SUCCEDE IN UCRAINA E BULGARIA - #6 - “TUTTI INSIEME PER IL CLIENTE”? IL PIANO DI PROFUMO SI POTREBBE DECLINARE CON UN ALTRO E PIÙ PERTINENTE SLOGAN: “TUTTI INSIEME PER IL POTERE”. PERCHÉ DI POTERE SI TRATTA, NON DI ALTRO. UN POTERE CHE IL BANCHIERE EX-MCKINSEY VUOLE CONCENTRARE NELLE SUE MANI LIQUIDANDO I VERTICI DELLE BANCHE CHE MARCIANO SOTTO IL LOGO DI UNICREDIT E DILUENDO IL RUOLO CHE LE FONDAZIONI HANNO SUL TERRITORIO

1 - LA RESA DEI CONTI BANCARI RINVIATA A UN CDA STRAORDINARIO IL 13 APRILE
Radiocor - Il Comitato permanente strategico di Unicredit, 'nel considerare favorevolmente il progetto ONE4C, di concerto con il management, raccomandera' al cda di convocare una seduta straordinaria il prossimo 13 aprile dedicata interamente all'approfondimento e alla decisione finale sul progetto'. E' quanto annuncia una nota della banca sulla questione banca unica. Il presidente Dieter Rampl ha commentato: 'Abbiamo semplicemente bisogno di piu' tempo per analizzare il progetto e sono convinto che questa sia la soluzione migliore per la banca'.

Quando ieri pomeriggio alle 17,56 Dagospia ha lanciato per prima la notizia che Alessandro Profumo non avrebbe accettato di stravolgere il Piano per unificare sotto il suo comando le cinque banche di Unicredit, la più disperata era la segretaria.

ALESSANDRO PROFUMO E SIGNORA - copyright PizziALESSANDRO PROFUMO E SIGNORA - copyright Pizzi

Con grande diligenza questa donna mite e laboriosa aveva predisposto da tempo l'agenda di oggi nella quale dopo il Consiglio di amministrazione delle ore 15 era previsto che il banchiere ex-McKinsey si trasferisse a Linate per prendere un volo privato per Londra.

Qui domani mattina si dovrebbe svolgere a partire dalle 7,30 la presentazione agli analisti della City dei risultati di bilancio 2009, ma il programma messo a punto dalla segretaria di Mister Arrogance prevedeva che il banchiere tifoso dell'Inter assistesse questa sera allo Stamford Bridge alla partita di Champion's League contro il Chelsea.

Fabrizio PalenzonaFabrizio Palenzona

Profumo ha sempre dichiarato di avere avuto un debole per il Genoa e per la squadra di Moratti, e in una vecchia intervista alla "Stampa" ha messo in guardia i top manager che il lunedì mattina si azzardano a entrare nel suo ufficio quando i nerazzurri perdono sul campo.

La vera partita per il 53enne banchiere genovese laureato alla Bocconi (la madre di tutti i sapientoni), si giocherà però oggi pomeriggio e sarà uno scontro durissimo. Alla fine di gennaio dell'anno scorso il capo di Unicredit aveva dichiarato durante il Forum di Davos che avrebbe potuto andare in pensione a 60 anni e aveva aggiunto: "potrei andare anche prima".

Paolo BiasiPaolo Biasi

Adesso queste parole ritornano alla mente di chi non sottovaluta l'asprezza di un confronto che, comunque vada a finire, mette in discussione seriamente la leadership dell'ex-boyscout genovese convinto di essere il padrone assoluto del suo impero. E c'è chi ricorda che nella finanza le carezze non c'entrano perché quando è il momento buono le pacche sulle spalle lasciano spazio, come sta avvenendo in queste ore per Profumo, alle rasoiate sulle gengive.

TREMONTITREMONTI

Per l'uomo che dal '94 è entrato nel Credito Italiano e ha scalato tutte le posizioni di vertice considerando la banca di piazza Cordusio una sua creatura, è suonata la campanella del redde rationem ed è davvero strano che la sua sensibilità di tecnocrate attento alla politica non abbia saputo cogliere e anticipare i tempi di un confronto che era già scoppiato nell'aprile del '99 quando le Fondazioni, azioniste primarie di Unicredit, avevano cominciato a scalpitare per l'intraprendenza del golden boy della finanza.

Anche allora i personaggi erano gli stessi: il massiccio Fabrizio Palenzona e Paolo Biasi, il ricco presidente della Cassa di Risparmio di Verona. Il malessere delle Fondazioni ha radici lontane e negli ultimi giorni è esploso di fronte al progetto del Bancone, la banca unica che attraverso sette proconsoli dovrebbe cambiare la pelle e il corpo di Unicredit.

GUZZETTIGUZZETTI

Lo slogan ideato da Profumo per questa operazione è "tutti insieme per il cliente", ma per le Fondazioni e gli azionisti privati, si potrebbe declinare: "tutti insieme per il potere". Perché di potere si tratta, non di altro. Un potere che il banchiere ex-McKinsey vuole concentrare nelle sue mani liquidando i vertici delle banche che marciano sotto il logo di Unicredit e diluendo il ruolo che le Fondazioni hanno sul territorio.

Per un uomo orgoglioso e supponente come Profumo la frenata fa scattare il vecchio detto: "tanti nemici, tanto onore", un motto che qualcuno vorrebbe attribuire a San Francesco d'Assisi, ma che nella storia più recente è stato evocato da Mussolini. Il banchiere genovese non ha la mitezza di San Francesco e l'ottusità di Benito, ma di sicuro ha tanti nemici che è il momento di elencare e che oggi godono all'idea di poter dare una spallata al suo monumento.

Luca ZaiaLuca Zaia

Gli è nemico Giulietto Tremonti, da quando nel settembre dell'anno scorso il banchiere ex-McKinsey insieme a Corradino Passera ha snobbato i Tremonti bond. Un mese dopo, grazie alla mediazione di Giuseppe Guzzetti (presidente di Cariplo), Alessandro il Grande (come lo chiama la stampa tedesca dal giugno del 2005) è andato a colazione ad Arcore, e sembrava che il clima con il Genio di Sondrio si fosse rasserenato. In realtà Giulietto appartiene alla schiera degli uomini che covano rancori profondi e non ha mai perdonato il rifiuto dei suoi bond che Profumo ha bypassato con due aumenti di capitale da 7 miliardi (sottoscritti da quelle Fondazioni che oggi presentano la cambiale).

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Dietro Tremonti c'è la Lega che non vede l'ora di sbarazzarsi di questo genovese che sogna una "One Man Company" affrancata dalla politica. Non a caso nei giorni scorsi l'insofferenza della Lega è venuta fuori dalla bocca del ministro dell'Agricoltura Luca Zaia quando il Capo di Unicredit ha deciso di appoggiare la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020.

Rileggiamole le parole di Zaia: "vorremmo ricordargli che a consentire al Gruppo Unicredit di fare i primi passi nel mondo dell'economia e della finanza internazionali sono state banche e casse di risparmio di Verona, Vicenza, Belluno, Bologna, Ravenna, Trento e Trieste; istituti del territorio che sono stati sempre le cassaforti del nostro denaro". La filippica di Zaia, ministro di quella Lega che si prepara a fare man bassa alle regionali, era un altro segnale contro il "tradimento" di Profumo nei confronti delle Fondazioni, principali azionisti di Unicredit.

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E quando al Forex di Napoli di metà febbraio il banchiere ex-McKinsey ha annunciato di voler giocare da protagonista nelle risiko di Mediobanca e di Generali, c'è chi ha pensato che volesse aggiungere al fitto elenco dei nemici anche quello di Cesarone Geronzi. "È evidente - disse in quell'occasione Profumo davanti a Mario Draghi - che se i cambiamenti al vertice delle Generali comportassero analoghi cambiamenti al vertice di Mediobanca, non staremo certo a guardare. Svolgeremo in pieno il nostro ruolo di azionisti".

Lo squillo di tromba del bocconiano che a Piazzetta Cuccia è presente con un 9% di azioni e a Trieste con il 2,9, non è passato indifferente, ma oggi a rischiare di più non è il banchiere di Marino che da Mediobanca sta per spostarsi a Trieste, bensì l'uomo che governa un impero con 80mila dipendenti e sta per essere commissariato.

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È difficile immaginare che cosa avverrà nel pomeriggio, ma l'aria a piazza Cordusio si taglia con il coltello mentre i grandi mediatori come Palenzona stanno sudando le sette camice. Costoro premono (e qui ha ragione il quotidiano "MF") per piazzare un Vice che soddisfi gli appetiti delle Fondazioni e possa contenere lo strapotere del banchiere ex-McKinsey.

Ieri sera a Londra giravano i nomi di alcuni candidati. Tra questi Pietro Modiano, il banchiere di sinistra che Abramo-Bazoli ha attivato per salvare l'amico Zaleski, e Giampiero Auletta, un altro 53enne (forse sopravvalutato) che sulle spalle ha 20 anni di esperienza nelle banche e adesso è presidente non esecutivo di Rothschild Italia.

Ve lo immaginate Mister Arrogance mentre digerisce il boccone di personaggi di questo tipo? La risposta è scontata. L'idea di un vice oppure di un direttore generale designato dall'esterno, agli occhi dell'ex-boyscout genovese è assolutamente impraticabile. Anche a costo di quelle dimissioni sulle quali al Forum di Davos dell'anno scorso ha scherzato con i giornalisti.

BAZOLIBAZOLI

Il braccio di ferro di oggi pomeriggio lascerà comunque il segno nell'irresistibile carriera dell'amministratore di Unicredit che fino a quando Dagospia non ha rotto il silenzio con il suo annuncio "esclusivo", sognava una giornata particolare.

Per adesso i mercati e la Borsa (termometri sensibili di ogni cambiamento) sembrano convinti che il redde rationem sarà rinviato, e che a prevalere sarà una soluzione di stampo palenzoniano-democristiano che allungherà i tempi per fare in modo che la Banca Unica dove tutti si agitano insieme per il potere diventi con gli opportuni ritocchi il Bancone dove sventola la bandiera "insieme per il cliente".

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E forse questa "giornata particolare" finirà sulla tribuna dello Stamford Bridge di Londra. Poi dalla capitale inglese dove domattina parlerà agli analisti, Alessandro il Grande volerà negli Stati Uniti perché il banchiere McKinsey ha deciso di comprare per 80 milioni di dollari il 26% della piccola banca americana Cowen, guidata da Peter Cohen, l'ex-finanziere di Shearson Lehman Brothers che dal 1988 è amico intimo di Carletto De Benedetti.

 

 

 
[16-03-2010]