ADDIO A PIETRO MARZOTTO, FIGLIO DEL CONTE GAETANO E ULTIMO DEI 7 FRATELLI - NEL 2004 SI DIMISE DALLA CARICA DI PRESIDENTE. DIRÀ QUALCHE ANNO PIÙ TARDI: "MI CACCIARONO" - 4 ANNI FA SI AUTOSOSPESE DAI CAVALIERI DEL LAVORO, IN SEGNO DI PROTESTA PER LA MANCATA REVOCA DEL CAVALIERATO A SILVIO BERLUSCONI PER INDEGNITÀ DOPO LA CONDANNA PER FRODE FISCALE

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Da Leggo.it

 

 

PIETRO MARZOTTO PIETRO MARZOTTO

Si è spento oggi  Pietro Marzotto, figlio del conte Gaetano e ultimo dei 7 fratelli. Era nato a Valdagno l'11 dicembre 1937. Fece tutta la gavetta prima di diventare imprenditore fra i più noti d'Italia:  semplice operaio negli stabilimenti di Mortara e Valdagno, salì poi al vertice dell'azienda di famiglia dove fu nominato nel 1971 direttore delle attività tessili e quindi amministratore delegato.

 

Nel 1980 diventa vicepresidente esecutivo e assume la presidenza della Consortium, un organismo che raccoglie esponenti dell'industria privata italiana con l'obiettivo di risanare aziende in crisi, ma lascia dopo 18 mesi per divergenze con Enrico Cuccia, numero uno di Mediobanca.

 

PIETRO MARZOTTO PIETRO MARZOTTO

E' stato presidente dell'Associazione Industriali di Vicenza e dell'Industria Laniera Italiana oltre che vicepresidente di Confindustria. Nel gennaio di 4 anni fa salì alla ribalta delle cronache perchè si autosospese  dall'Ordine dei Cavalieri del Lavoro, in segno di protesta per la mancata revoca del cavalierato a Silvio Berlusconi per indegnità dopo la condanna per frode fiscale.

 

 

LE ACQUISIZIONI   - Ritorna in azienda e nel 1982 diventa presidente del gruppo Marzotto, per il quale sviluppa in poco tempo l'export, diversificando inizialmente l'attività (dalla lana al lino) e quindi innestando nel tessile marchi famosi nell'abbigliamento. Di fatto trasforma il gruppo in una multinazionale che copre tutti i segmenti della produzione sino all'alta gamma. Dapprima la Bassetti, quindi il Linificio e Canapificio Nazionale, poi la Lanerossi, infine la Guabello.

PIETRO MARZOTTO PIETRO MARZOTTO

 

Alla fine degli anni ottanta i dipendenti del gruppo sono 11 mila. Nel 1991 la Marzotto entra nella confezione acquisendo la tedesca Hugo Boss ma nel 1997 non va in porto la fusione con la Hdp di Maurizio Romiti, appena quotata in Borsa e nata quell'anno dalla scissione delle attività industriali di Gemina. È di fatto la fine del progetto sognato da Pietro di una "Grande Marzotto" anche se il gruppo acquisisce nel 2002 la maison Valentino e la quota in Borsa nel 2005.

 

Sin dagli anni 80  Pietro Marzotto (nome datogli in onore di Pietro Badoglio, suo padrino al battesimo) ha un'idea: modernizzare l'azienda allargando la base azionaria, trasformarla in un "public family group" e affidarne la guida a manager esterni in modo da evitare il nodo principale dato dal numero elevato dei Marzotto già giunti alla sesta generazione: «Sono passati i tempi in cui mio padre era l'unico azionista - spiegò -  ora esistono quote frazionate tra cugini di quarto o di quinto grado che non sono neppure più parenti tra loro».

 

PIETRO MARZOTTO PIETRO MARZOTTO

Nel 2003 la famiglia si spacca su alcune nomine ai vertici, Pietro viene via via emarginato finché nel 2004 cede le sue quote, pur essendo l'azionista di maggioranza relativa, e si dimette dalla carica di presidente esecutivo. Dirà qualche anno più tardi: "Mi cacciarono". E si ritira a Valle Zignago nella laguna di Caorle.

 

PIETRO MARZOTTO PIETRO MARZOTTO

Nel novembre 2011, con una cifra vicina ai 26 milioni di euro, rilevò i due terzi delle azioni della società Peck, storico marchio gastronomico milanese, diventandone vicepresidente. L'anno dopo raggiunse la totalità del capitale. Nel settembre 2016 ha infine ceduto l'intera proprietà ai 4 figli: Marina, Umberto e Italia, avuti dalla prima moglie Stefania Searle, e Pier Leone, nato dalla relazione con Titti Ogniben..

 

 

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