ADDIO VIALE MAZZINI (infestato dall’amianto), la RAI COMPRA gli studi DEAR (Un risiko immobiliare da centinaia di milioni di euro e centinaia di migliaia di metri quadrati) - via Teulada e Via Asiago non sono in discussione - A fine Expò, la Rai di milano potrebbe trasferirsi a Rho realizzando un nuovo centro - Torino si stringe, Venezia addio...

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Alberto Guarnieri per \"Il Messaggero

«Palazzi in svendita? Tutto il contrario. Ci impegniamo anche sul mattone proprio perché non stiamo smobilitando. Questo e\' il segnale che intendiamo dare ai colleghi dipendenti». E\' ingombra di carte, di planimetrie, la scrivania del Vice Direttore Generale con delega agli Affari Immobiliari, Approvvigionamenti e Servizi di Funzionamento, Gianfranco Comanducci.

MasiMasi e il cavallo di viale Mazzini

Sessantenne, da oltre quaranta in Rai, all\'apice (per ora) di una carriera che lo ha visto in tante posizioni strategiche, oggi amato dai dipendenti anche per aver rimesso a nuovo il circolo di Tor di Quinto, l\'Avvocato (come agnellianamente lo chiamano tutti) presenterà tra due settimane al direttore generale uno dei progetti più importanti della sua carriera.

Un risiko immobiliare da centinaia di milioni di euro e centinaia di migliaia di metri quadrati che di qui a dieci anni potrebbe cambiare, non solo a Roma, la logistica della più grande azienda culturale del Paese. «Un progetto forte, di svolta per l\'azienda e per le città che quindi non può prescindere dal coinvolgimento delle Amministrazioni: sono in gioco viale Mazzini, via Cernaia e corso Sempione».

GianfrancoGianfranco Comanducci e Annamaria Bernardini De Pace - Copyright Pizzi

Il progetto infatti prevede molti cambiamenti, confermando comunque sedi e centri di produzione tutti di proprietà, rinnovati e ancora più sviluppati tecnologicamente. Un progetto finanziabile nonostante la crisi di cassa della Rai perché in gran parte realizzabile grazie anche a una serie di cessioni, seppur dolorose, perché «in palazzi come questo di viale Mazzini - spiega Comanducci - c\'è il cuore, l\'anima dell\'azienda. Come in quelli di via Teulada e Via Asiago, storici centri TV e RF che non sono in discussione».

Due alternative per il Cavallo. Partiamo proprio da viale Mazzini 14. Anzi, da via Pasubio, perché l\'entrata principale del palazzo del cavallo di Messina è temporaneamente chiusa per lavori di bonifica dall\'amianto.

«La sede, costruita negli anni 60, sia chiaro, è in sicurezza - tiene a dire subito Comanducci - Ma la sua gestione, che soffre inevitabilmente dell\'anzianità, è diventata complessa ed onerosa anche alla luce della mutata normativa di sicurezza dei cantieri che comporta rilevanti disagi allorquando sono necessari interventi manutentivi. Ne consegue pertanto che il lavoro per i dipendenti sarà sempre più disagevole». Così l\'Avvocato, con i suoi uffici, ha preparato due alternative che proporrà ai vertici aziendali, precisando a malincuore che lui trova più percorribile la seconda.

Saxa Rubra 2. Si potrebbe utilizzare il terreno già di proprietà dalla Rai a Saxa Rubra (di circa 44 ettari) per realizzare un \"polmone logistico\" (su circa quindicimila metri quadri) dove far lavorare i dipendenti \"sfrattati\" a rotazione da Mazzini. Chiaro che al termine della bonifica della sede principale il nuovo edificio di Saxa sarebbe utilizzato comunque, consentendo di risparmiare parte degli affitti che Rai versa per gli oltre ventimila metri quadrati che utilizza in varie sedi sparse soprattutto nel quartiere Prati nonché di locazioni passive per affitto studi televisivi permettendo tale ipotesi anche la realizzazione di studi televisivi.

Addio Mazzini. Il palazzo del Cavallo, costruito negli anni 60, sviluppa circa 37 mila metri quadrati. Intervenire come detto per adeguarlo agli standard di sicurezza, affidabilità e funzionalità, («una fabbrica di San Pietro», osserva Comanducci) costerebbe circa 50/60 milioni di euro. Vendendolo nelle attuali condizioni si ricaverebbero minimo 60 milioni.

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La Rai potrebbe ricavare altri denari dalla vendita di due terreni a Prato Smeraldo e Santa Palomba. Circa 50 ettari che con gli opportuni cambi di destinazione d\'uso potrebbero vedere aumentare il proprio valore. Con tanti soldi in cassa e soprattutto con un accordo col Comune (che in vista delle Olimpiadi 2020 forse nella Capitale potrebbe rivedere tutto lo sviluppo della zona Nord superando le perplessità al raddoppio di Saxa), la Rai potrebbe spostarsi massicciamente verso il raccordo. Il fabbisogno complessivo è di sessantamila metri quadrati. Il costo per un\'operazione che richiederebbe dai 5 ai 7 anni è in via di definizione.

La Dear. «A dimostrazione che ci rafforziamo e consolidiamo sempre più sugli obiettivi di carattere produttivo (l\'offerta complessiva Rai passa da 3 a 13 canali) - spiega Comanducci - la Rai sta formalizzando proprio in questi giorni l\'acquisto del complesso noto come Dear, al Nomentano, dove vengono già realizzate, grazie a un contratto di affitto, molte produzioni». Qui la Rai pagherebbe, fino al 2017, circa 33 milioni di affitto. Con una cinquantina, invece, nonostante tardive resistenze dei proprietari, si comprano studi necessari al di là degli altri progetti.

Milano cresce. Nel capoluogo lombardo la Rai ha sede a Corso Sempione, in uno splendido edificio, progettato da Giò Ponti negli anni 50, che ha bisogno di ristrutturazione e di rinnovo tecnologico. Recentemente sono stati affittati nuovi spazi, circa dodicimila metri quadrati, in via Mecenate, fino al 2019.

Sul percorso d\'intervento sul centro di produzione di Milano si è collocata l\'assegnazione dell\'Expo 2015, rappresentando un\' importante opportunità di sviluppo. A fine evento Expò, la Rai potrebbe trasferire le attività a Rho realizzando un nuovo centro, in questo caso verrebbe venduto corso Sempione, oppure ristrutturare la sede storica di Milano rilasciando le locazioni di via Mecenate. E\' in corso un tavolo tecnico con Expò 2015 e con le amministrazioni locali.

Torino si stringe. Nella capitale sabauda, prima sede Rai, gli immobili di via Cernaia e Corso Giambone sono sotto utilizzati. Il piano Comanducci prevede la cessione dell\'appetibilissimo grattacielo di Cernaia e una radicale ristrutturazione con ampliamento di Giambone, i cui progetti sono già approvati dall\'amministrazione locale. Un\'operazione che potrebbe produrre utili a seconda delle decisioni derivanti dal piano industriale.

Venezia addio. La storica sede nel prestigioso Palazzo Labia (affrescato dal Tiepolo) verrà ceduta. Lo era già stata in verità, ma l\'acquirente si è ritirato all\'ultimo momento. Ora ripartirà la vendita. La Rai si trasferirà sulla terra ferma, a Mestre. Anche qui previsti utili.

Sedi regionali. Sono state realizzate le nuove sedi di Aosta e Campobasso e sul percorso di potenziamento tecnologico delle sedi si collocano le analisi di fattibilità di Cagliari e Pescara. «Per altre sedi, sovradimensionate rispetto alle attuali esigenze, sono allo studio progetti di efficientamento che non escludono sinergie con le amministrazioni locali, come ad esempio a Firenze». Sono state avviate inoltre procedure di dismissioni di immobili non utilizzati e sottoutilizzati che presentano un\'importante leva di ricavo.

«La politica immobiliare dell\'azienda è volta all\'esigenza di dare certezze ai dipendenti per il loro futuro e conferma come la Rai abbia le risorse e le idee per rilanciarsi» conclude Comanducci, che sottolinea come «prendere oggi delle decisioni non è più differibile, è indispensabile».

 

 

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