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AGNELLI COLTELLI – se ieri il giudice civile Brunella Rosso (Torino che conta, moglie del garante della privacy, Pizzetti), ha dato ragione A Grande Stevens E Gabetti, respingendo le aCCUSE di Margherita Agnelli che li indicava come i "gestori" dell´eredità OFF-SHORE del padre, la vera "prova" per entrambi davanti alla giustizia italiana è fissata però tra poche settimane: il 22 aprile prossimo. Ma questa volta in sede penale: VERDETTO SUL CASO DELL´EQUITY SWAP…

1- SVOLTA SULL´EREDITÀ AGNELLI IL TRIBUNALE RESPINGE L´OFFENSIVA DI MARGHERITA...
Ettore Boffano e Paolo Griseri per "la Repubblica"

Margherita Agnelli perde la partita giudiziaria contro Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens, Siegfried Maron e la madre Marella, chiamati in giudizio per ottenere il rendiconto ereditario del padre, Gianni Agnelli. Il giudice del tribunale civile di Torino, Brunella Rosso, ha depositato nella tarda mattinata di ieri il dispositivo della sentenza che «rigetta» la richiesta di rendiconto e dichiara «inammissibili» le pretese di Margherita su altri eventuali beni indivisi nell´eredità del padre.

MARGHERITA AGNELLI LADY IN GNAMMARGHERITA AGNELLI LADY IN GNAM

Questo perché «non è dimostrata» l´esistenza di un mandato, verbale o scritto, che Gianni Agnelli avrebbe conferito ai suoi consiglieri perché diventassero gestori del suo patrimonio personale. Dunque, le pretese di Margherita sono infondate. La figlia dell´Avvocato è anche condannata a pagare 32 mila euro di spese processuali.

«Le sentenze si rispettano ma se non si condividono si impugnano», hanno commentato i legali di Margherita, Andrea e Michele Galasso e Paolo Carbone che si sono riservati di decidere sull´appello dopo aver letto le motivazioni del provvedimento. Chi invece si augura che la lite ereditaria si concluda qui è Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli.

MARGHERITA AGNELLI - Copyright PizziMARGHERITA AGNELLI - Copyright Pizzi

Informata dal nipote John Elkann, la madre di Margherita ha detto che «la sentenza del tribunale mette la parola fine a una vicenda triste e molto dolorosa per tutti. Ora spero con tutto il cuore che torni finalmente il tempo della pace e degli affetti e che si ricominci a guardare con serenità al futuro per il bene di tutta la mia famiglia».

Nelle 44 pagine delle motivazioni, il giudice civile confuta una per una le tesi dei legali di Margherita. Li accusa di aver modificato in corso d´opera la strategia difensiva cambiando anche l´ordine di priorità delle richieste rivolte al giudice: «Non si può nascondere - si legge- la difficoltà che il giudicante incontra nel dare un rigoroso e chiaro filo logico al percorso motivazionale del proprio convincimento di fronte al cambiamento di strategia operato dalla difesa di Margherita Agnelli».

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Un cambio che è coinciso con l´ultima sostituzione di avvocati difensori. Nel merito, le richieste di Margherita a Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron affinché rendano nota la reale entità del patrimonio estero dell´Avvocato, non sono accoglibili.

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Infatti, si legge nella sentenza, «non vi è alcun documento che attesti che il senatore Agnelli abbia, nel corso della sua vita, conferito a Gabetti, Grande Stevens e Maron, l´incarico di gestire il suo patrimonio» e la stessa Margherita «non ha neppure indicato un solo documento che possa confermare tale circostanza». E non vale a dimostrare il contrario, secondo il giudice, nemmeno la presenza di Gabetti, Grande Stevens e Maron nei trust di Vaduz in cui venne fatta confluire una parte cospicua del patrimonio personale del patriarca.

In sostanza, senza la prova che i tre consiglieri dell´Avvocato sono a conoscenza del reale ammontare del suo patrimonio, qualsiasi tentativo di Margherita di rivalersi nei loro confronti è destinato al fallimento.

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2- MA PER GABETTI E GRANDE STEVENS LA PARTITA GIUDIZIARIA È ANCORA LUNGA...
Ettore Boffano e Paolo Griseri per "la Repubblica"

Parla Marella Caracciolo, la vedova dell´Avvocato. Ma i veri protagonisti restano loro: i due "grandi vecchi", i «consiglieri di una vita» più fidati per la Fiat, per Ifi-Exor e, soprattutto, per la famiglia Agnelli. Gianluigi Gabetti, 85 anni, e Franzo Grande Stevens, 82 anni.

Ieri, usando una metafora calcistica che forse non piacerebbe al giurista Grande Stevens, ma che invece stuzzicherebbe il gusto per l´ironia di Gabetti, hanno vinto assieme il primo tempo di una partita che li vede costretti a presentarsi, loro malgrado, in più di un´aula di giustizia. E in qualche caso in una posizione difficilissima e molto scomoda.

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Così se ieri il giudice civile Brunella Rosso, un magistrato riservato ma che appartiene alla Torino che conta (è moglie del garante della privacy, Franco Pizzetti), ha dato loro ragione, respingendo le affermazioni di Margherita Agnelli che li indicava come i "gestori" dell´eredità del padre, la vera "prova" per entrambi davanti alla giustizia italiana è fissata però tra poche settimane: il 22 aprile prossimo.

Ma questa volta in sede penale. Quel giorno, infatti, il tribunale di Torino presieduto da Giuseppe Casalbore dovrà stabilire se "l´avvocato dell´Avvocato" e il finanziere che ha traghettato la Fiat alla salvezza scegliendo Sergio Marchionne, hanno commesso il reato di "aggiotaggio informativo".

Gianni AgnelliGianni Agnelli

Secondo l´accusa, tacendo prima e fornendo poi informazioni incomplete alla Borsa sull´equity swap: la sofisticata operazione finanziaria che nel settembre 2005 consentì alla famiglia Agnelli di mantenere il controllo del Lingotto anche dopo l´esercizio del "convertendo" da parte delle banche creditrici. Il pm Giancarlo Avenati Bassi il 7 gennaio scorso ha chiesto 2 anni e 6 mesi di carcere per Grande Stevens e 2 anni di carcere per Gabetti.

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Un´accusa che, se confermata da una sentenza, significherebbe una "macchia" pesantissima per entrambi, al termine di una carriera quasi parallela quanto a successi e prestigio. I due imputati hanno sempre negato qualsiasi responsabilità rispetto alla vicenda dell´equity swap e Gabetti ha sempre apertamente rifiutato anche le interpretazioni più benevole di quell´operazione.

Quelle che, nello "slang" della Torino della finanza e degli affari, sono sintetizzate come «la sindrome del bravo ufficiale del Savoia Cavalleria». «Io non accetto neppure che si dica che tutto ciò è stato fatto a maggior gloria della Fiat - ha spiegato più volte l´anziano finanziere - So invece di non aver commesso nessun illecito».

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Il 22 aprile, dunque, dirà una prima parola certa anche su questa vicenda, mentre la "dinasty" sull´eredità dell´Avvocato rischia di approdare a sua volta in un tribunale penale e con dei possibili risvolti anche sul piano civile. A Milano, in questo caso, dove il pm Eugenio Fusco che indaga su un´evasione fiscale legata alle parcelle di due ex legali di Margherita Agnelli, ha ascoltato nei giorni scorsi un testimone importante che gli ha indicato alcuni conti svizzeri dove sarebbe custodita la parte mancante dell´eredità di Gianni Agnelli. È in corso una rogatoria internazionale e i primi riscontri sarebbero già stati trovati dalla magistratura elvetica in una banca di Zurigo.

Se così fosse, questa novità decisiva potrebbe diventare poi strategica nel processo d´appello che gli attuali avvocati della figlia di Gianni Agnelli, Andrea e Michele Galasso, si preparano a chiedere («Le sentenze, se non convincono, si impugnano...») appena lette le motivazioni.

 

 
[18-03-2010]