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ALT ALLA FIAT: ALTRO CHE COSTO ZERO, CI VOGLIONO 500 milioni $ PER LA QUOTA CHRYSLER - PERRONE, UN 'SECOLO' IN VENDITA. MA SI SVEGLIA TARDI (IL NO DI CDB E CALTAGIRONE) - farnesina: Michele Valensise a berlino - per chi spara IL PALLONARO beretta

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1 - ALT ALLA FIAT: ALTRO CHE COSTO ZERO, CI VOGLIONO 500 milioni $ PER LA CHRYSLER
Era bella l'immagine di ieri quando Sergio Marpionne con il solito pullover griffato Caritas è salito sulla scalinata del Campidoglio a Washington per discutere in una stanzetta del Congresso le sorti di Fiat-Chrysler.

A metà della salita il Rocky Stallone dell'automobile italiana si è fermato per prendere fiato e per spiegare ai due che lo accompagnavano che il monumento neoclassico, del quale George Washington mise la prima pietra nel 1793 durante una cerimonia massonica, era anche il frutto del lavoro di scultori e scalpellini italiani, primo fra tutti un certo Giuseppe Franzoni che gli americani chiamavano "il secondo Canova".

Elkann Montezemolo MarchionneElkann Montezemolo Marchionne

Accanto a Marpionne c'era il capo di Chrysler, Bob Nardelli, con l'aria mesta e un piede nella fossa, e Ron Gettelfinger, il baffuto sindacalista del Kentucky che da oltre 20 anni difende gli operai di Detroit con più grinta di Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.
A quanto risulta l'incontro sotto la cupola del Congresso non è andato bene perché sul tavolo della task force di Obama che segue la vicenda, sono stati rovesciati problemi molto complessi.

Primo fra tutti quello delle banche creditrici di Chrysler che non hanno alcuna intenzione di rinunciare all'85% dei 6,8 miliardi di crediti. E qui è saltato fuori un tema che nella sua infinita miseria Dagospia aveva annusato sui marciapiedi di Harlem dove per comprare una foto di Pavarotti e di Veltroni ti chiedono almeno 5 dollari.

NardelliNardelli

Fin dall'inizio della vicenda sembrava strano che Marpionne potesse portarsi a casa l'azienda di Detroit, dove i tedeschi di Daimler Benz si sono spaccati la testa, senza cacciare il becco di un quattrino. Ciò che le banche americane chiedono è (come scrive il "Wall Street Journal") "che la Fiat versi capitali in cambio di qualsiasi quota ottenga". Si parla di almeno 500 milioni di dollari, un'ipotesi che contrasta nettamente con le intenzioni di Marpionne di acquistare Chrysler a costo zero perché il manager dal pullover sgualcito sa benissimo in quali condizioni si trova l'azienda di Torino.

L'indebitamento di Fiat a dicembre era di 5,8 miliardi e secondo gli analisti sembra che stia ormai sui 6,7 miliardi, una cifra che ha provocato il declassamento del rating del Lingotto da parte di Standard&Poor's.
L'affare si complica e si ingrossa creando ansie nella Sacra Famiglia degli Agnelli che non ha alcuna intenzione di rompere il salvadanaio.

L'attesa per il rientro di Marpionne a Torino è enorme anche se tra gli ultimi operai della Fiat e le madame del quartiere Crocetta cominciano a serpeggiare i dubbi. A loro si aggiungono le opinioni di chi in questi anni ha seguito da vicino l'epopea industriale dell'azienda. Uno di questi è lo storico Giuseppe Berta, che insieme a Valerio Castronovo e all'economista Mario Deaglio, considera l'avventura americana un'operazione bella ma difficile.
Non a caso Berta che insegna storia contemporanea e ha scritto libri su Mirafiori e sulla Fiat, ha dichiarato a Sky che comunque vadano le cose "si tratta di una piccola intesa che non risolve i nodi dell'azienda torinese".

MICHELE VALENSISEMICHELE VALENSISE

Oltre al problema dei quattrini c'è quello della gestione manageriale e della cultura di impresa che Marpionne non può pensare di risolvere facendo il pendolare tra Torino e Detroit e forzando un modello industriale che in America si presenta diverso da quello italiano. E non sembra un caso che di fronte all'euforia di pochi giorni fa quando sembrava che si potessero comprare in saldo le aziende americane, qualcuno come Montezemolo cominci a parlare di Opel e di accordi con altri partner.

Quando la vicenda comunque sarà finita qualche giornalista italiano dovrà chiedersi la ragione per cui è scattato l'entusiasmo di Obama per la Fiat e per il suo management. Chi ha indotto il giovane, bello e abbronzato ad abbandonare di colpo l'American-buy per l'italian style?, chi ha fatto da tramite tra il quartier generale del Lingotto e la Casa Bianca?
Sono domande sulle quali nessuno ha indagato e che di fronte all'eventuale successo dell'operazione non avranno più alcun senso. Se invece l'operazione dovesse fallire allora la risposta andrebbe cercata tra i grandi competitor stranieri che si sono rifiutati di mettere le mani nel pozzo nero di Chrysler.
 
2 - farnesina: Michele Valensise a berlino, Massolo a washington
Chi è rimasto totalmente estraneo (almeno in apparenza) dalle trattative di Marpionne con Chrysler è Gianni Castellaneta, l'ambasciatore italiano in America che sta preparando le valige per lasciare il posto a Giampiero Massolo, l'attuale Segretario generale della Farnesina.

Questo non è però l'unico movimento che sta per avvenire nella diplomazia italiana. Sembra ormai certo che anche a Berlino stia per avvenire un cambio di feluche. L'attuale ambasciatore Antonio Puri Purini, il diplomatico 69enne sposato con Rosanna Delle Rose e padre di quattro figli, lascerà nei prossimi mesi la poltrona che gli è stata assegnata nel settembre 2005.

Carlo PerroneCarlo Perrone

Alla fine dell'anno scorso Puri Purini aveva reagito con forza a un articolo pubblicato su un magazine tedesco a firma del giornalista Alexander Stille in cui si denigrava l'immagine dell'Italia e del Sultano di Palazzo Chigi. Quest'ultimo aveva apprezzato la lettera dell'ambasciatore al giornale tedesco che si concludeva con queste parole: "siamo un paese solare, lavoratore, dinamico, aperto e comunicativo" e la sua opinione è parsa condivisa da Angela Merkel, il cancelliere che veste come una badante e passa le vacanze a Ischia. Sembra addirittura che la Merkel abbia scritto una lettera all'amico Silvio (quello che l'ha snobbata con la telefonata in riva al lago durante il Summit della Nato) per difendere la permanenza di Puri Purini a Berlino.

Il cambio della guardia è ormai deciso e il nuovo ambasciatore sarà Michele Valensise (fratello della giornalista-scrittrice Marina) un 57enne calabrese che ha iniziato la carriera diplomatica nel '75 ed è arrivato a Brasilia nel 2004 per fare l'ambasciatore nella bella sede progettata da Pierluigi Nervi.
 
3 - PERRONE, UN 'SECOLO' IN VENDITA (IL NO DI CDB E CALTA)
Dopo la girandola dei direttori è arrivato nei giornali il momento delle forbici.
In molte redazioni corrono voci preoccupate e c'è chi ha già fatto l'elenco dei tagli che dovrebbero colpire nell'ordine il "Gazzettino", "Il Mattino", "La Stampa", "Repubblica" e soprattutto le testate di Mondadori e del Gruppo Rcs. Qui addirittura si parla di 50 prepensionamenti al "Corriere della Sera" che sarebbero l'antipasto di altri 50 esuberi.
La scure e le forbici dovrebbero tagliare il magazine e portare anche alla fusione di alcune testate. Così si dice ad esempio per "Panorama Economy" che diventerà un inserto di "Panorama", e per "Il Mondo" che si fonderà con "Il Corriere dell'Economia" del lunedì.

Mario Calabresi Mario Calabresi

Tra gli editori c'è chi pensa di andare oltre e di vendere il giornale. Da alcune settimane si dice che Marpionne vorrebbe liberarsi del quotidiano "La Stampa" di proprietà della Fiat, ma avrebbe trovato la resistenza dell'esangue Yaki Elkann che ieri ha congedato con i complimenti il direttore Giulio Anselmi. (Mario Calabresi sbarca a Torino lunedì, ieri era a Largo Fighetti)
Per adesso "La Stampa" non si tocca, così ha detto il giovane vicepresidente della Fiat liquidando altre voci, davvero assurde, di una trattativa per acquistare il "Secolo XIX" di Genova. Di questa testata, che dal 1897 è nelle mani della famiglia Perrone, si chiacchiera molto sotto la Lanterna. Sembra infatti che Carlo Perrone, il 53enne erede della storica famiglia, si stia guardando intorno per trovare un acquirente.

Tre anni fa l'editore (nato in Francia, ma legato al capoluogo ligure) aveva rifiutato un'offerta di circa 100/130 milioni che Carlo Caracciolo gli aveva buttato sotto gli occhi. Adesso che la ruota della pubblicità ha preso a girare verso l'inferno, si dice che Perrone abbia intensificato i contatti con Carlo De Benedetti e Francesco Caltagirone per liberarsi del giornale. 
I suoi movimenti non sono misteriosi e risalgono ad almeno un anno fa creando sconcerto nella redazione e nel direttore Lanfranco Vaccari che è riuscito a dare un notevole peso alla testata.

Maurizio BerettaMaurizio Beretta

La risposta di De Benedetti e del Calta è stata un no secco anche se il valore del giornale è diminuito di almeno due terzi rispetto a tre anni fa.
Nel mirino di Caltagirone c'è senza dubbio una testata che copra il Nord-Ovest, ma da furbo imprenditore quale è, si è fatto due conti e non vuole ripetere la scottatura del "Gazzettino" che ha acquistato a peso d'oro.
 
4 - per chi spara beretta
Sa tutto della politica e dell'automobile, conosce le buone maniere e lo dimostra nel salotto di Maria  Angiolillo, ma è difficile attribuire al parroco di campagna Maurizio Beretta un'autentica passione per il calcio.

Eppure questo handicap che potrà essere risolto con i consigli dei giornalisti-colleghi come Clemente Mimun ed Enrico Mentana, non dovrebbe impedire a Maurizietto di arrivare il 30 aprile alla presidenza della Lega Calcio. Ieri Adriano Galliani lo ha incoronato e i 19 club di Serie A ritengono che il 54enne giornalista milanese sia il manager ideale per scendere sul prato verde.

A contrastare la sua nomina ci saranno le resistenze di Antonio Matarrese che si porta dietro il consenso della Serie B e l'esperienza di vecchia volpe democristiana, ma i giochi sembrano fatti in favore del "moderato" Beretta, un uomo che è passato attraverso la Rai, la Fiat e la Confindustria senza far cadere i quadri dalle pareti.

La sua arte, che per altri è un volgare mestiere, è il lobbismo e intorno a lui è schierata la lobby-continua degli amici che in questi anni l'hanno allevato come un pollo di batteria. Primo fra tutti Luchino di Montezemolo, presidente di quella Fiat che è anche padrona della Juventus e che ieri guarda caso si trovava nello stesso albergo in cui i presidenti della Serie A erano chiusi in conclave per scegliere il loro "parroco".

Accanto a Luchino c'è Dieguito Della Valle, lo scarparo marchigiano che oltre a tifare per Clemente Mastella è anche proprietario della Fiorentina. Nella seconda fila della lobby appare la figura di Luigino Abete (tifoso sudato di squadre romane), e suo fratello Giancarlo che presiede la Federazione italiana del Calcio.
Se qualcuno pensa a un conflitto di interessi rischia di passare per mentecatto.

5.  - Avviso ai naviganti:"Si avvisano  i signori naviganti che l'imprenditore delle scarpe Mauro Moretti Polegato sta  godendo come un pazzo.
Sulla prima pagina del "Financial Times" di oggi è pubblicato il titolo di una grande intervista che suona così: "Non più sudore. I piedi che puzzano, sono storia".
 
6 - FLICK E FLOCK
Avviso ai naviganti N.2: "Si  pregano i commissari della Consob di accendere rapidamente un faro sulle voci  della vendita ai fratelli tedeschi Flick dell'AS Roma. A distanza di un anno  dai rumors sull'interesse del finanziere Soros, ritornano le speculazioni che  servono a pochi intimi per ricche plusvalenze".

 

 
[22-04-2009]