ANCHE LA MINI SCAPPA DALLA BREXIT – BMW MINACCIA: SE TORNA LA DOGANA CHIUDEREMO I NOSTRI STABILIMENTI – SAREBBE UNA BEFFA PER I SOVRANISTI BRITANNICI: IN QUEGLI IMPIANTI SI PRODUCONO MINI E ROLLS-ROYCE, LE ICONE INGLESI PER ECCELLENZA – SE LA MAY TIRA DRITTO SULL’ADDIO ALL’UNIONE DOGANALE, RISCHIANO IL POSTO PIÙ DI 7 MILA PERSONE…

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Alfonso Bianchi per "la Stampa"

 

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Dopo l' Airbus anche dalla Bmw arriva un avvertimento a Theresa May. La casa automobilistica tedesca, così come il colosso aerospaziale la scorsa settimana, ha spiegato che se la Brexit causerà un ritorno delle dogane sarà costretta a chiudere i suoi impianti nel Paese.

 

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«Abbiamo sempre detto che faremo del nostro meglio per preparare tutto, ma se alla fine la catena di approvvigionamento dovrà fermarsi al confine, allora non potremo più produrre nel Regno Unito», ha dichiarato Stephan Freismuth, custom manager della Bmw al Ft. I quattro impianti sull' isola producono le Mini e le Rolls-Royce e danno lavoro a più di 7 mila persone, e dal 2000 a oggi l' azienda vi ha investito quasi due miliardi.

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Ad essere preoccupata per l' esito sempre più incerto dei negoziati è tutta l' industria automobilistica che ha chiesto a Londra di rimanere nell' unione doganale e di mantenere una forma di partecipazione al mercato unico. «La situazione attuale, con messaggi contrastanti e linee rosse da parte del governo nei negoziati Brexit, va contro gli interessi del settore automobilistico del Regno Unito, che ha prosperato grazie al Mercato unico e all' Unione doganale», ha spiegato Michael Hawes, direttore dell' Associazione dei produttori e concessionari di automobili (Smmt).

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Per Hawes «non esiste un piano B credibile per arrivare ad accordi doganali con l' Unione che siano privi di attrito», e non è «nemmeno realistico aspettarsi che i nuovi accordi commerciali che potranno essere concordati con il resto del mondo replichino l' immenso valore del commercio con l' Ue». Per questo chiede al governo di «ripensare la posizione sull' unione doganale».

 

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I conservatori, spinti dall' ala più dura, non vogliono che il Paese ne resti parte, per avere le mani libere per stringere nuovi accordi commerciali con altre nazioni. Ma questa presa di posizione ha un forte peso e i Tory dovranno ascoltarla. Il settore garantisce 856 mila posti di lavoro, di cui 186 mila nella catena di montaggio e gli altri nell' indotto. Il Regno Unito con 1,8 milioni di veicoli prodotti nel 2016 è il quarto produttore dell' Ue dopo Germania, Spagna e Francia.

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Il fatturato ha raggiunto il record di 82 miliardi di sterline nel 2017 ma le case automobilistiche fanno affidamento sulla produzione «just in time» in cui componenti, per lo più provenienti dall' Ue, attraversano la Manica solo poche ore prima che siano necessari sulla catena di montaggio: ogni giorno più di mille camion attraversano il Canale per trasportarli.

 

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La giapponese Nissan, il cui impianto a Sunderland è il più grande del Paese, ha da tempo avvertito che solo sei minuti di inattività al giorno, all' interno delle 23 ore di funzionamento, renderebbero l' impianto infruttuoso. «Un governo conservatore ascolterà sempre la vostra voce e vi seguirà passo dopo passo mentre contribuite a far crescere la nostra economia» ha garantito ieri May parlando ai leader delle imprese britanniche. Quelle automobilistiche e aerospaziali non ne sono convinte.

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