LO STILE DI EVASIONE FISCALE DI UNA GRANDE FAMIGLIA, tutta conti cifrati e off-shore (SE TREMONTI TASSASSE L'EREDITà 'ESTERA' DI GIANNI AGNELLI) - CHIAMATI A TESTIMONIARE GLI SCHICCHISSIMI: Monteprezzemolo, Galateri, Paolo Fresco e Braggiotti...
Mario Gerevini per il "Corriere della Sera"
Nello scontro sull'eredità Agnelli si apre il capitolo dei testimoni. E sono grossi calibri: da Gabriele Galateri di Genola a Luca Cordero di Montezemolo, da Paolo Fresco al banchiere Gerardo Braggiotti.
Le indiscrezioni che circolavano da alcuni giorni hanno trovato ieri conferme attendibili. Ma sarà comunque il giudice Brunella Rosso del Tribunale civile di Torino a stabilire (forse entro il mese) quali documenti di prova e quali testimoni eventualmente ammettere.
Margherita e Gianni Agnelli
La vicenda vede Margherita Agnelli de Pahlen pretendere da Gianluigi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Siegfried Maron il rendiconto di tutti i beni dell'Avvocato, scomparso nel gennaio 2003, sul presupposto che i tre manager fossero i gestori di quel patrimonio personale e che una parte di quei beni non sia mai entrata nel «consolidato» ereditario, diviso nel 2004 con la madre Marella Caracciolo, anche lei chiamata in giudizio.
Il giudice torinese, tuttavia, potrebbe anche decidere di arrivare subito a sentenza e questa, a logica, dovrebbe essere la richiesta formulata da Gabetti & C. Del resto sarebbe una strategia legale coerente con la posizione da sempre ribadita, ovvero che non esiste materia del contendere semplicemente perché loro (i tre manager) non hanno mai gestito alcunché del patrimonio personale dell'Avvocato.
La causa ruota intorno al seguente interrogativo: Gianni Agnelli ha conferito un mandato di gestione (disgiunto) dei suoi beni personali ai tre manager? Ad oggi non c'è una carta che lo dica. Dunque la strategia di Margherita è dimostrare che il mandato era nei fatti, indagando quei fatti. Strategia opposta è smontare uno per uno i fatti e, in sostanza, dimostrare che Gianni Agnelli si gestiva da solo il suo patrimonio.
LUCA CORDERO DI MONTEZEMOLO - copyright Pizzi
Ecco un punto su cui alcune testimonianze («Vero che...?», è la formula di rito) potrebbero essere decisive, se saranno ammesse. Gabetti, che è il principale obiettivo dell'offensiva di Margherita, avrebbe chiamato a testimoniare Luca di Montezemolo, attuale presidente Fiat e fino all'ultimo in rapporti strettissimi con l'Avvocato, Gabriele Galateri, ex amministratore delegato di Ifi, Ifil e Fiat (la filiera societaria di vertice del gruppo torinese) e oggi presidente di Telecom, Paolo Fresco che era presidente del Lingotto quando Gianni Agnelli morì. Anche alcuni membri della famiglia, tra quelli coinvolti nella gestione del gruppo, sarebbero indicati come testi.
Margherita, dal canto suo, vuole la testimonianza degli stessi Gabetti, Franzo Grande Stevens e Maron ma nella lista avrebbe messo anche Galateri e Fresco, che dunque si troveranno in un fuoco incrociato di domande. E qui il confronto potrebbe essere durissimo. L'ultimo nome che circola, probabilmente indicato da Gabetti o Grande Stevens, è quello del banchiere di Banca Leonardo, Gerardo Braggiotti, storico consulente del gruppo torinese.
Nel frattempo riemergono vecchie carte del 2003-2004, cioè il periodo di negoziazione sull'eredità, sfociato negli accordi di febbraio 2004. Da quei documenti si ricava che fin da allora sull'Opa Exor gli avvocati di Margherita Agnelli, che non erano quelli attuali, avevano chiesto lumi sull'identità degli azionisti che avevano aderito all'offerta e incassato 1,4 miliardi. Secondo un'audace ipotesi dell'attuale difesa di Margherita, dietro alcune fiduciarie potrebbe esserci stato l'Avvocato Agnelli.
JAKY ELKANN GABRIELE GALATERI DI GENOLA - copyright Pizzi
PAOLO FRESCO
gerardo braggiotti e moglie 




