ASTA BANKITALIA – PATATA BOLLENTE PER DRAGHI: PER USCIRE DAL CAPITALE DI VIA NAZIONALE, I COLOSSI DEL CREDITO ITALIANI CHIEDONO AL GOVERNO 23 MLD € - MA TREMONTI E’ PRONTO A METTERNE SUL PIATTO SOLO 4…
Francesco De Dominicis per "LiberoMercato"
Il tema scotta. Entro la fine dell'anno una soluzione, in qualche modo, va trovata. Perfino il Financial Times spinge il governo italiano affinché risolva rapidamente l'anomalo assetto proprietario della Banca d'Italia. Assetto che vede gli istituti controllati azionisti dell'organo di vigilanza. Alla fine del 2005, la legge sul risparmio aveva previsto il ritorno allo Stato delle quote di Bankitalia. Rimandando a un decreto legislativo i dettagli della questione. Su quel provvedimento, da alcuni giorni, stanno lavorando i tecnici del ministero dell'Economia.
Mario Draghi
Entro poche settimane la bozza del decreto delegato deve passare al vaglio del consiglio dei ministri. Poi il prescritto passaggio parlamentare. Tra le norme da inserire nel testo, la correzione sulle risorse finanziarie da mettere in campo per chiudere l'operazione di buy back delle quote. Con una stima piuttosto prudente, nella legge del 2005 via Nazionale era stata valutata 800 milioni di euro. Ma su quella cifra si scagliò, sin da subito, il disappunto del sistema bancario italiano. Che alzò il tiro arrivando a chiedere fino a 32 miliardi. La richiesta degli istituti di credito era contenuta in un dossier messo a punto da analisti e legali delle stesse banche coinvolte nella partita.
In prima fila ci sono quasi tutte le big, compresi i colossi IntesaSanpaolo e Unicredit. E quello stesso documento degli istituti di credito adesso torna d'attualità per finire al centro del tavolo negli incontri tecnici in programma a via Venti Settembre nei prossimi giorni. Il dossier è già finito sulla scrivania del ministro Giulio Tremonti e il governatore Mario Draghi. Forse già venerdì mattina, secondo indiscrezioni, gli esperti del Tesoro potrebbero confrontarsi in un acceso faccia a faccia con i funzionari di Bankitalia e i rappresentanti dell'industria creditizia.
Il braccio di ferro riguarderà, dunque, la valutazione del capitale dell'autorità di supervisione. La manovra è tecnicamente assai complicata. L'esecutivo, nell'ambito delle misure volte ad assicurare stabilità al sistema finanziario, potrebbe decidere di sfruttare l'operazione per rafforzare il capitale delle banche. Di qui l'ipotesi di mettere sul piatto una cifra ben più consistente: si parla di circa 4,5 miliardi di euro corrispondenti alla rivalutazione delle partecipazioni realizzate all'inizio degli anni '90 all'epoca della privatizzazione di alcune banche, tra cui la Banca nazionale del lavoro (Bnl). Gli istituti proveranno ad alzare la posta.
Giulio Tremonti
Nel dossier spiegheranno che il fair value sarebbe di 23 miliardi di euro con l'obiettivo di chiudere la trattativa a 10-11 miliardi. In ballo ci sono pure alcuni delicati aspetti di carattere fiscale che potrebbero pesare negativamente sui bilanci delle banche. Resta ancora da capire se si darà il via a un buy back in senso stretto - con Bankitalia che attinge alle sue riserve per il riacquisto delle azioni - oppure se il Tesoro deciderà di aumentare il deficit, intervenendo nella statalizzazione di via Nazionale. Il bilancio dello Stato, però, non consente ampi spazi di manovra e dunque, anche per rispettare l'indipendenza delle banche centrali nazionali in ossequio ai principi della Bce - Draghi dovrà gestire la partita in prima persona. Ma senza perdere tempo. Sarebbe un «peccato» come ha osservato il quotidiano britannico nei giorni scorsi ricordando che «le le trattative sono bloccate» da anni e mettendo a nudo una «anomalia tutta italiana».








