AUTO IN PANNE: DOPO ALITALIA TOCCA ALLA FIAT – EMMA D’ISRAELE - SILVIO, LUFTHANSA-GAFFE. MA CHI DECIDE È LETTA – IL SALVA-BRAGGIOTTI - REGINA DI CINECITTÀ – CINEMA BERGAMINI - FEELING TRA MORETTI E DI PIETRO?…
1 - LA FESTA È FINITA: TREMA LA SACRA FAMIGLIA DEGLI AGNELLI. DOPO L'ALITALIA TOCCHERÀ ALLA FIAT?
Gli ultimi operai della Fiat non perdono il loro tempo a cazzeggiare su Facebook, il portale dei frustrati che con la scusa di farsi degli amici sperano di scopare gratis.
Per loro vale molto di più la lettura del "Wall Street Journal" e ciò che dice la CNN sulla crisi dell'automobile in America. Le notizie che arrivano d'Oltreoceano sono devastanti e qualcuno comincia a pensare che gli orologi di Torino possano tornare indietro di quattro anni quando dopo la morte di Umberto Agnelli arrivò Sergio Marpionne con il suo pullover pezzente. Per quella che Peter Drucker ha definito "l'industria delle industrie", lo scenario è terrificante e anche se gli esperti scommettono sul fallimento di Crysler, General Motors e Ford, l'attenzione è rivolta a ciò che accadrà in Europa dove la Merkel ha già detto che potrebbe andare incontro alla crisi della Opel e delle altre case tedesche.
Pochi giorni fa Ernesto Auci, il giornalista ex-direttore del "Sole 24 Ore", ha ricordato in televisione che General Motors nel 2004 considerava il valore della Fiat uguale a zero, e da 20 miliardi di capitalizzazione adesso è sull'orlo del fallimento. Non ci vuole la memoria storica dell'elegante Auci e della bella giornalista Sarah Varetto (sicuramente una delle migliori di Sky) per ricordare l'euforia con cui l'italo-canadese Marpionne nel 2005 comprava azioni Fiat (pochi giorni prima della trimestrale!), e un anno fa diceva che a 15 euro il titolo sarebbe stato da comprare a occhi chiusi.
Silvio fa cucù alla MerkelI fasti e la festa sono finiti; nonostante il calo del prezzo del petrolio il popolo dell'automobile non entra più nelle concessionarie perché è in preda a una sorta di panico e pensa soprattutto a mettere insieme il pranzo con la cena. Ai piani alti della Fiat continuano a sostenere che le stime del 2008 saranno confermate, ma nessuno, nemmeno il Marpionne che siede come vicepresidente nella banca svizzera Ubs, è in grado di scommettere sul 2009. Se non ci fosse il mercato brasiliano e i trattori di Cnh, qualcuno si sarebbe già buttato dalle finestre del Lingotto.
Eppure una soluzione ci sarebbe per mettere gli animi tranquilli e riportare gli ultimi operai su Facebook. È una soluzione dura da digerire ma è la stessa che hanno già praticato le grandi banche (Intesa e Unicredit) quando hanno annunciato che per quest'anno non sarà distribuito il dividendo agli azionisti. E qui salta fuori un problema enorme che tocca sulla pelle la Sacra Famiglia degli Agnelli che controlla la Fiat attraverso la "Giovanni Agnelli e C. Sapa", una società in accomandita dove si ritrovano più di 100 membri della Famiglia sabauda.
L'idea che le sorelle dell'Avvocato e i loro rampolli possano rinunciare alla cedola degli utili è semplicemente folle, ma lo spettro degli anni bui sta calando su Torino. E qualcuno comincia a chiedersi se dopo il 2008 dell'Alitalia, non arriverà il 2009 della Fiat.
2 - LUCHINO COME OBAMA PARLA DI CORAGGIO E LA MARCEGAGLIA VOLA IN ISRAELE...
Mentre Marpionne rischia di sfasciarsi sui conti dell'automobile, Luchino di Montezemolo ostenta ottimismo.
Il ragazzo dei Parioli sorride dalla copertina di "Panorama Economy" oggi in edicola e annuncia: "facciamo decollare la fiducia". In mezzo a tanta tristezza è bello vedere il Montezemolone ottimista che crede nel coraggio come ricetta per uscire dalla crisi. E le ragazze adoranti che sabato prossimo lo accoglieranno nell'aula magna della Luiss per un convegno sul made in Italy, si chiederanno perché invece del Cavaliere dai capelli cremolati non si spalancano le porte all'Obama bianco della Ferrari.
Augusto Fantozzi
Anche Emma Marcegaglia cerca di non entrare in depressione e qualche segno fa intuire che ha cominciato a cogliere la vacuità delle proposte del governo per le imprese. Due giorni fa è andata in Assolombarda e davanti a una platea semideserta di informatici ha esclamato che non siamo alla fine del mondo.
La moretta di Mantova è una donna con gli attributi che parla il linguaggio terra-terra degli imprenditori; il suo capo ufficio studi in Confindustria, Luca Paolazzi, continua a metterle sotto gli occhi power point da suicidio, ma lei preferisce la strada indicata da Luchino quando chiede alle banche di non strozzare le aziende e alle imprese di rilanciare l'export.
Per questa ragione martedì prossimo, dopo aver partecipato all'insediamento del nuovo presidente dell'Unione Industriali di Roma, la Marcegaglia salirà sull'aereo dell'Alitalia per andare in Israele insieme a 250 imprenditori. Dopo l'arrivo a Tel Aviv la folta delegazione della quale fanno parte anche l'ambasciatore Vattani e il massiccio banchiere Enrico Salza, si trasferirà all'Hilton dove l'aspettano i grandi imprenditori israeliani.
Nella valigia della moretta di Mantova, oltre al vestito lungo per la cena di gala che chiuderà la missione, c'è la speranza di tempi migliori.
3 - GIANNI LETTA CHIUDE LA BOCCA A FANTOZZI E BRAGGIOTTI SALVA IL FONDOSCHIENA...
Di Augusto Fantozzi, il commissario di Alitalia, si possono dire tante cose, ma di sicuro è un uomo preciso, anzi precisino con quella cravattina rossa che non dismette nemmeno quando incontra i big del centrodestra.
La settimana scorsa il tributarista dei Parioli si è fatto una tabella di marcia che prevedeva appuntamenti e annunci da vincitore. Domenica sera è apparso in televisione con Fabio Fazio; lunedì si è messo dietro la scrivania e ha cominciato a tagliare centinaia di voli che hanno buttato l'onta sui piloti e gli assistenti di volo, e martedì ha rilasciato due interviste trionfanti che erano il preludio del successo.
Purtroppo non aveva previsto che a Trieste dietro una colonna spuntasse il presidente del Consiglio che faceva "cucù" alla Merkel, la donna più sciatta nel panorama dei politici europei. E dietro il "cucù" da ragazzino del Cavaliere, c'era l'ombra della Lufthansa che si è messa di traverso e ha fatto saltare l'agenda di Fantozzi. Così ieri alle 17 quando decine di giornalisti e telecamere lo aspettavano al ministero di via Veneto per la conferenza stampa finale, il povero tributarista è rimasto con un pugno di mosche.
La sensazione è stata sgradevole per lui e soprattutto per il ministro dell'aeroporto di Albenga, Claudio Scajola, che pur avendo avuto una parte del tutto marginale nella vicenda Alitalia, era pronto da giorni a suonare la sua trombetta.
I due, Fantozzi e Scajola, non hanno calcolato bene i tempi perché oltre ad aver sottovalutato il gioco al rialzo che Colaninno e soci vogliono fare tra AirFrance e Lufthansa, non hanno capito che la messa cantata per chiudere la partita sarà celebrata da Gianni Letta, il vero tessitore di tutta la faccenda.
MontezemoloAl povero Fantozzi rimane la soddisfazione di aver strappato sul filo di lana 52 milioni di euro in più nella valutazione degli asset che Cai dovrà acquistare. A dargli una mano è stato l'advisor Banca Leonardo e Gerardo Braggiotti, che in questo modo si è parato il fondoschiena da possibili critiche e da inquietanti risvolti giudiziari.
4 - A CINECITTÀ ARRIVA REGINA PER IL KOLOSSAL DEGLI INDUSTRIALI...
C'è un uomo a Roma di 45 anni che da giorni sta chiuso nella sua stanza.
È Aurelio Regina, l'imprenditore nativo di Foggia e presidente di Manifatture Sigaro Toscano, che sta limando con pazienza il discorso di insediamento al vertice dell'Unione Industriali. L'ambiente è luminoso anche se per arrivarci bisogna attraversare la città perché la sede degli Imprenditori romani è stata scelta qualche anno fa (tra mille discussioni e molti sospetti) in un quartiere commerciale della periferia.
Martedì prossimo Regina, che oltre a produrre sigari è partner della società Egon Zehnder, entrerà alle 10 negli Studios di Cinecittà dove è prevista la presenza di 1.400 imprenditori. In prima fila ci sarà anche il Cavaliere con a fianco la sua ombra Gianni Letta e la moretta Marcegaglia. E siederà pure Luigino Abete, il banchiere che sta sudando perché vuole diventare presidente della Camera di Commercio di Roma al posto di Andrea Mondello dopo anni di gestione poco brillante al vertice degli industriali. La squadra del neopresidente è pronta; accanto a lui lavoreranno due vicepresidenti di diritto (Raffa, Zapponini), e altri personaggi del gotha industriale tra cui Flavio Cattaneo, Mauro Moretti, Stefano Pileri e il barbuto Giorgio Zappa di Finmeccanica.
5 - ANCHE LA BERGAMINI METTE LE MANI SU CINECITTÀ...
A Cinecittà ci pensa anche Andrea Piersanti, il giornalista che con l'aiuto del Vaticano cerca di salire sulla poltrona della Holding del cinema.
Piersanti è stato presidente dell'Istituto Luce e si è guadagnato consensi nel mondo cattolico con molte conferenze nelle università pontificie e la direzione artistica del Fiuggi Family Festival. Per arrivare al vertice di Cinecittà ha trovato uno sponsor inatteso nel laicissimo ex-consigliere della Rai, Giuliano Urbani, ma adesso a dargli manforte è scesa in campo Deborah Bergamini, la donna che se ne è andata dalla Rai dopo le intercettazioni sui legami con Mediaset.
Antonio Di PietroIn Vaticano Piersanti non gode di grandi appoggi e molti ricordano che fu cacciato dalle poltrone dell'Istituto Luce dal fervente Rocco Buttiglione. Oltre alla freddezza della Chiesa pesa come un macigno sul giornalista un'interrogazione firmata da quattro parlamentari (Melandri, Griffagnini, Chiaromonte, Carli) in cui si chiede di squarciare il velo sulla società Sushi srl che lo stesso Piersanti aveva costituito quando svolgeva le sue funzioni all'Istituto Luce.
6 - LOVE STORY DI MORETTI E DI PIETRO SOTTO GLI OCCHI DI ILARIA D'AMICO...
Avviso ai passeggeri: "Si avvisano i signori passeggeri che la giornalista Ilaria D'amico è molto turbata dalle strizzatine d'occhio di Mauro Moretti e Antonio Di Pietro di ieri sera durante la trasmissione "Exit" dedicata all'Alta Velocità.
La prosperosa conduttrice non ha capito che gli ammiccamenti non erano rivolti alle sue forme, ma erano un segno inequivocabile di complicità politica. L'hanno capito invece le decine di dirigenti Fs che dopo una convention hanno visto su un megaschermo l'esibizione del loro capo".







