BEFFA PETROLIFERA - AVETE PRESENTE IL FAMIGERATO GIACIMENTO NIGERIANO SU CUI ENI HA LA CONCESSIONE, SU CUI A MILANO SONO A PROCESSO I SUOI TOP MANAGER? L'AZIENDA HA BANDITO UNA GARA PER SVILUPPARLO, SAIPEM (CONTROLLATA DA ENI!) VIENE SCONFITTA E VINCE UNA SOCIETÀ DI PROPRIETÀ DI KEN ETETE, NIPOTE DEL MINISTRO CHE SI ERA AUTO-ASSEGNATO IL GIACIMENTO, DA CUI PARTE L'INCHIESTA. MA ORA HA PROBLEMI FINANZIARI COSÌ GROSSI CHE FORSE SAIPEM TORNA IN GIOCO

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Maria Elena Capitanio e Alessandro Da Rold per “la Verità

 

Un affare da un 1,1 miliardo di euro per acquistare il blocco petrolifero Opl-245 in Nigeria senza nemmeno concludere la due diligence con Malabu, la società dietro cui si celava l' ex ministro del petrolio Dan Etete. È uno dei passaggi dell' ultima udienza del processo di Milano dove sono imputati per corruzione internazionale l' attuale amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi, il suo predecessore, Paolo Scaroni, il chief operation and technology officer della multinazionale italiana, Roberto Casula.

Scaroni Descalzi Bisignani Scaroni Descalzi Bisignani

 

Quattro top manager Royal Dutch Shell tra cui Malcolm Brinded, ex direttore esecutivo per Upstream International, e il presunto intermediario Luigi Bisignani. Ieri a parlare, interrogato dall' accusa, è stato Michele De Rosa (non indagato), dirigente di Eni, all' epoca capo dell' Unità legale anti corruzione, che ha spiegato come la due diligence non si fosse conclusa perché i tempi erano troppo stretti.

 

Su questo punto si gioca parte del processo, perché i magistrati stanno cercando di capire se Eni tra il 2010 e il 2011, quando sarà chiuso l' affare, avesse contezza del fatto che fosse coinvolto Etete, già condannato in Francia nel 2007 per riciclaggio di denaro. La prossima settimana ci sarà un' altra udienza, ma nel frattempo in Nigeria le operazioni per mettere in funzione Opl-245 continuano. E le difficoltà non sono ancora finite.

 

KEN ETETE KEN ETETE

Nel 2016 Eni ha bandito una gara per assegnare un contratto per la costruzione di una Fpso (Floating production storage offloading), cioè un' unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico. Alla fine del 2017 pareva che l' appalto fosse ormai assicurato a Blue Water - società specializzata in questo campo con sede in Olanda - in accoppiata con la nostra Saipem come subcontractor.

 

Del resto l' offerta BlueWater/Saipem si attestava intorno a 5,4 miliardi di dollari, di cui 2,96 miliardi eseguiti in Nigeria. Blue water è un colosso mondiale della produzione di Fpso e in quel caso Saipem - che è uno dei più grandi appaltatori petroliferi in Africa - era il local content (in Nigeria è obbligatorio per legge che la parte rilevante del lavoro venga eseguita da aziende locali e venga fatta sul territorio per avere una ricaduta positiva sull' economia).

KEN ETETE KEN ETETE

 

Le altre offerte erano di Bumi Armada, azienda malesiana, e Bw Offshore, norvegese, per circa 7,6 miliardi di dollari. A quanto apprende la Verità l' offerta della nostra partecipata insieme con il colosso olandese sarebbe stata anche quella che avrebbe garantito la più alta percentuale di lavoro in Nigeria. I giochi sembravano fatti, ma qualcosa va storto.

 

Blue Water viene estromessa. E con lei Saipem. In pratica non avrebbe potuto garantire l' appalto da un punto di vista finanziario, cioè anticipando subito parte dell' investimento in attesa di ricevere gli introiti nei vent' anni successivi. Anche se Blue Water avrebbe cercato le garanzie necessarie dalla compagnia cinese Cmih (China merchants industry holdings). Non basta.

 

Così alla fine Saipem non ha potuto fare altro che prendere atto della vicenda, nonostante i principali suoi azionisti siano la stessa Eni (30,54%) e Cassa depositi e prestiti (12,55%).

DAN ETETE DAN ETETE

E ora? La strada sarebbe a questo punto spianata per la seconda classificata, ovvero Bumi Armada che per la stessa fornitura, quindi per la stessa Fpso relativa al blocco OPL 245, aveva già vinto una gara nei primi mesi del 2015. La gara di tre anni fa, però, non fu mai assegnata e il contratto non andò in porto: la motivazione di Eni alla mancata assegnazione fu la mancanza di un local content.

 

C' è un problema in più. Il partner di Bumi Armada è Century group, dove l' amministratore delegato è Ken Etete, nipote dell' ex ministro del petrolio nigeriano Etete, lo stesso ex ministro che nel 1998 si era auto assegnato la licenza Opl- 245, in pratica regalando a sé stesso il giacimento. La parentela tra Dan e Ken è stata resa nota all' opinione pubblica solo grazie allo scandalo Panama papers dell' aprile 2016.

 

Ora il contratto - attraverso la nuova gara del 2016 - potrebbe andare allo stesso gruppo. Non solo. I risultati economici di Bumi Armada sono crollati nell' ultimo anno, tanto che si calcola una perdita nel 2018 di circa 220 milioni di euro: in pratica il suo fatturato corrisponderebbe circa al 6% del valore del contratto che Eni dovrebbe aggiudicare.

 

LA NAVE SAIPEM 12000 LA NAVE SAIPEM 12000

Interpellata dalla Verità, l' azienda di San Donato, a precisa domanda sul fatto che l' appalto Fpso possa andare a un parente della famiglia di Dan Etete, sotto processo, spiega: «Essendo la gara in corso di svolgimento, non possiamo dare indicazioni di dettaglio sulle società partecipanti. In ogni caso, il tema sollevato non si pone poiché non vi è stata alcuna aggiudicazione del contratto. Ribadiamo comunque che la gara si sta svolgendo secondo standard di assoluta competitività e trasparenza, nel pieno rispetto del rigido sistema di controlli e regole interne di cui la compagnia si è dotata, compreso lo svolgimento delle opportune due diligence nei confronti dei partecipanti».

 

Resta in ogni caso da capire quali siano stati gli effetti dell' estromissione di Blue Water/Saipem sui livelli occupazionali in Italia e in Nigeria, come il derivato impatto sul conto economico Eni. Oltre al fatto che assegnare un appalto al nipote di Etete sarebbe inopportuno. C' è chi sostiene che a San Donato non commetteranno questo errore.

 

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