C’E’ UN GIUDICE A FIRENZE CHE OSA L’INOSABILE: STANGARE LE BANCHE - IL TAR TOSCANO SCOVA IL SISTEMA PER DISINNESCARE LA MINA DERIVATI NEGLI ENTI LOCALI. UNA BOMBA DA 32 MLD € SU CUI DA ANNI SONO SEDUTI SINDACI E PRESIDENTI DI PROVINCIA - I COSTI NASCOSTI DEGLI ISTITUTI DI CREDITO RENDONO NULLI GLI SWAP SUL DEBITO E I COMUNI POSSONO CESTINARE I CONTRATTI CHE IN TEORIA AVREBBERO DOVUTO ASSICURARE I BUCHI NERI NEI BILANCI…
Francesco De Dominicis per "Libero"
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La notizia è passata in sordina. Un po' troppo. Perché, forse, è stato scovato il sistema per disinnescare la mina derivati negli enti locali italiani. Una bomba da 32 miliardi di euro su cui da parecchi anni sono seduti sindaci e presidenti di provincia. La via d'uscita potrebbe averla trovata il Tar per la Toscana. Una sentenza shock, quella arrivata venerdì dai giudici amministrativi di Firenze, che equivale a una sonora stangata per le banche del nostro Paese.
Depfa Bank
Secondo il Tar toscano, infatti, comuni e province possono più o meno liberamente stracciare i contratti swap sottoscritti con gli istituti di credito. Basta leggere bene le condizioni e portare alla luce costi nascosti o clausole particolarmente onerose. È la prima volta che un tribunale colpisce in maniera così severa le banche. Stando al Tar toscano pare un gioco da ragazzi dire addio alla finanza spericolata.I giudici hanno dato ragione alla Provincia di Pisa giudicando pienamente legittimo l'annullamento del contratto disposto dall'ente. In ballo c'era una complicatissima operazione di interest rate swap, uno dei titoli derivati più pericolosi.
TAR DI FIRENZE
Che corrisponde, di fatto, a una scommessa, da parte dell'ente che sottoscrive il contratto con la banca, circa l'andamento dei tassi di interesse. Un gioco d'azzardo che negli scorsi anni, coi mercati finanziari in fibrillazione, ha messo in ginocchio una valanga di enti locali e migliaia di imprese. Solo raramente le puntate sul tavolo verde dei derivati sono state fortunate. Sta di fatto che alla Provincia di Pisa è andata male. Era caduta nel trappolone nel 2007. In quella circostanza le banche che avevano confezionato il pacchetto era due: Dexia Crediop e Depfa Bank, la prima italiana e la seconda irlandese. Si trattava di una ristrutturazione del debito della provincia di Pisa.
Obiettivo, sulla carta, era quello di ridurre l'importo delle rate di una serie di mutui dell'ente. Il tutto con la sottoscrizione di un prestito obbligazionario di 95 milioni di euro. Un derivato a sorpresa che nascondeva, infatti, costi nascosti. Vale a dire una supercommissione extra da 1,5 milioni di euro che le due banche avevano infilato ad arte, probabilmente nelle clausole del contratto scritte con "corpo 4".
In ogni caso, costi aggiuntivi e non dovuti da parte dell'ente. La notizia l'ha diffusa la stessa Provincia di Pisa, nel pomeriggio di venerdì, pochi istanti dopo aver letto il dispositivo della sentenza amministrativa. Secondo una nota dell'amministrazione provinciale, «si tratta del primo caso in Italia di verdetto favorevole pronunciato da un giudice amministrativo verso un ente locale in ordine a un procedimento contro istituti di credito».
Andrea Pieroni
I giudici fiorentini potrebbero aver aperto un solco. Sarà pure il primo caso, ma c'è da credere che farà «giurisprudenza». Insomma, quello di venerdì potrebbe essere un precedente di peso nell'ambito di un ampio braccio di ferro in corso tra banche ed enti locali. «Il Tar - ha spiegato il presidente della Provincia, Andrea Pieroni - ha dato ampio riconoscimento della tesi giuridica che configurava il mancato rispetto del principio della convenienza economica e con esso delle norme legislative e contrattuali vigenti.
Ci conforta molto la decisione del giudice, che per la prima volta in Italia, affrontava un tema così complesso e delicato». Il caso di maggior rilievo ancora aperto è quello del Comune di Milano. Una questione decisamente diversa rispetto a quella pisana che ha preso una piega "penale".
LETIZIA MORATTI
Il sindaco Letizia Moratti ha portato in giudizio quattro banche e di undici loro funzionari o ex funzionari accusati di truffa aggravata insieme all'ex city manager del Comune e un suo consulente per la vicenda dei contratti derivati di Palazzo Marino. Per l'accusa gli istituti di credito avrebbero guadagnato circa 100 milioni di euro.
Da circa due anni, comunque, regioni, province e comuni non possono più scherzare col fuoco. In attesa di varare nuove regole più stringenti rispetto al passato, il Tesoro ha disposto lo stop generale ai nuovi contratti. In pratica possono soltanto essere chiusi quelli vecchi oppure sono ammesse ristrutturazioni di operazioni in corso. Dalla finanza strutturata sono già fuggiti circa 200 enti locali su un debito pari a circa 3 miliardi di euro. La Corte dei conti sta passando al setaccio circa 1.200 denunce di operazioni fuorilegge. E più di 20 miliardi, continuano a far tremare i bilanci locali, specie di piccoli comuni.





