DAGO-FIXER - PERCHÉ PER BOLLORÈ SARÀ PROPRIO DIFFICILE CONQUISTARE MEDIASET, AZIENDA ''APPETIBILE'' (QUALE TV COMMERCIALE CON UN TERZO DEGLI ASCOLTI PUÒ RACCOGLIERE DUE TERZI DELLA PUBBLICITÀ?) MA SOPRATTUTTO POLITICAMENTE “DOMINANTE” - NON A CASO, IL FRENO A VIVENDI È UNA NORMA DELLE LEGGE GASPARRI, A SUO TEMPO CREATA AD HOC PER UNA SOLA AZIENDA, TELECOM ITALIA, PER IMPEDIRE UNA SUA EVENTUALE FUTURA ACQUISIZIONE DI MEDIASET

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DAGO-FIXER è una nuova rubrica di approfondimento a cura di un protagonista del potere economico che indagherà sul sistema televisivo mediatico.

 

Interfax per Dagospia

 

BOLLORE BERLUSCONI BOLLORE BERLUSCONI

Il tentativo di scalata del gruppo francese Vivendi a Mediaset non è tanto il tentativo di conquistare una tv commerciale o un produttore di contenuti di un altro mercato europeo. Causa l’unicità dell’assetto dei media italiano, quella di Vincent Bollorè è diventato un tentativo di scalata ad una parte centrale del “Paese Italia” e, soprattutto, a un “pezzo” importante del potere politico italiano, visto che il principale azionista di Mediaset, Fininvest, è a sua volta espressione della famiglia di un leader politico ancora sulla scena, che è stato, di volta in volta, o Presidente del Consiglio o a capo dell’opposizione parlamentare.

 

Forza Italia è nata da Fininvest, per Fininvest. Lo schieramento che fa capo a Silvio Berlusconi ha condizionato, negli anni, anche tutte le normative, primarie e secondarie, riguardanti il sistema dei media italiano. Sia direttamente, condizionando l’approvazione delle leggi, dalla Mammì alla Maccanico sino alla legge Gasparri.

DE PUYFONTAINE BOLLORE DE PUYFONTAINE BOLLORE

 

Mediaset, insomma, non è un’azienda televisiva qualsiasi, non è paragonabile ad altre tv commerciali continentali. E’, piuttosto, espressione di un nucleo forte d’interessi, che riesce ad articolarsi all’interno di tutte le istituzioni, come, ad esempio l’Autorità per le comunicazioni e l’Autorità Antitrust.

 

Si tratta di un gruppo che ha una quota di ascolto televisivo di circa un terzo di quello totale (32,3%nel giorno medio del 2015), ma che ha una quota ben superiore negli investimenti pubblicitari nella televisione nazionale, pari al 56,1% nello stesso 2015, con oltre due miliardi di fatturato stimati dalla Nielsen, comprensivi della quota di agenzia e della concessionaria Publitalia (1,7 netti a bilancio).

 

PIERSILVIO BERLUSCONI BOLLORE' PIERSILVIO BERLUSCONI BOLLORE'

Quale tv commerciale con un terzo degli ascolti può raccogliere due terzi della pubblicità? Si controbatte: è il premio che va ai leader di ascolto. Mediaset, però, non è leader di ascolto, lo è la Rai, il servizio pubblico che, in Italia, è stato progressivamente trasformato nel secondo gruppo di tv commerciale, con tanto di pratiche di dumping nella vendita degli spazi (che dovrebbero interrompersi con la nuova concessione, in vigore dal 30 aprile 2017). Rai che ha limiti di affollamento pubblicitario più restrittivi, con il 4% di affollamento settimanale, sia pure praticato sulla media dei suoi canali, con un bacino pari a circa un quarto di quello di Mediaset.

 

Canale 5, da solo, si stima valga un miliardo di pubblicità, pari a circa la metà di quelli del gruppo Mediaset.

Tale posizionamento rende Mediaset quanto mai appetibile, essendo determinante per l’intero sistema dei media. In quale altro mercato europeo Vivendi può trovare un mezzo televisivo che ha una quota del 61,7% sul totale del mercato dei mezzi (fonte: bilancio Mediaset 2015) e un gruppo che ha poco meno del 60% di tale mezzo televisivo?

berlusconi confalonieri mediaset berlusconi confalonieri mediaset

 

O un mercato nel quale, finora, è mancato un concorrente privato per la tv commerciale generalista?

In tutti gli altri mercati europei vi sono due competitors di tv commerciale, più il servizio pubblico. 

Quando si ha una quota vicino al 60% della pubblicità televisiva, che vale il 61% della comunicazione sui media, si condiziona il prezzo di quella venduta da tutti gli attori del sistema, stampa compresa.

 

Il sistema dei media italiano, è molto concentrato nel settore televisivo – e ora, progressivamente, anche nella stampa e nella radio – ma è fragile e “povero” perché non ha avuto uno sviluppo industriale degno di questo nome, favorendo la crescita dei produttori indipendenti, come in Francia e in Gran Bretagna.

bollore sarkozy bollore sarkozy

 

E non ha avuto tale sviluppo perché ha un prezzo medio della pubblicità più basso, che si riflette nei fatturati dei protagonisti e non ha concorrenza sugli ascolti generalisti, per la tendenza alla “collusione”, nel tempo, sia pure a fasi alterne, tra Rai e Mediaset. E rispetto alla Rai, sinora unico vero competitore negli ascolti, ha il vantaggio di avere 4.299 dipendenti a fine 2015 contro gli oltre 11mila a tempo indeterminato della tv pubblica.

 

Passiamo alle frequenze: in quale mercato Vivendi può cercare di conquistare un gruppo che ha in uso cinque multiplex nazionali (reti digitali) e che ne usa sei per i propri contenuti, gratuiti e a pagamento? Se, per ipotesi, la scalata del gruppo transalpino andasse in porto, quest’ultimo, si troverebbe a gestire, tra l’altro, circa il 40% della capacità trasmissiva nazionale (tra l’altro “non illimitata”, al contrario di tutte le altre vie di accesso – internet e satellite – dove quindi la competizione di mercato è “illlimitata” sulla piattaforma digitale terrestre), l’unica che arriva all’intera popolazione nazionale.

mediaset vivendi mediaset vivendi

 

Infine nessun altro operatore privato possiede i “tasti” 4, 5 e 6 del telecomando, posizioni peraltro non costruite nel tempo sulla base della domanda dei clienti e del mercato ma imposte da leggi e regolamentazioni ottenute dallo stesso “grande sistema” di cui Mediaset è perno e attore principale.

 

MAGGIO SARKOZY E FAMIGLIA DOPO LA VITTORIA TRASCORRONO TRE GIORNI DI VACANZA SULLO YACHT DELLAMICO BOLLORE MAGGIO SARKOZY E FAMIGLIA DOPO LA VITTORIA TRASCORRONO TRE GIORNI DI VACANZA SULLO YACHT DELLAMICO BOLLORE

Mediaset, in più, è un operatore verticalmente integrato: controllo il 40,1% di EITowers, la principale tower company italiana. In Europa, le torri di trasmissione sono controllate da operatori indipendenti dai broadcasters, ai quali noleggiano la capacità trasmissiva a parità di condizioni. Se si prende il controllo di Mediaset, si ha il controllo di buona parte dell’accesso alla televisione digitale terrestre, vista anche la frammentazione imprenditoriale e di ascolti delle televisioni locali.

 

Perché Mediaset ancora una volta nel settore radiofonico amplia e completa l’offerta pubblicitaria del gruppo in chiave sempre più cross-mediale come sottolinea la relazione al bilancio del 2105.

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Questo vuol dire che l’Italia ha ragione a difendere la posizione “strategica” del gruppo controllato da Silvio Berlusconi? No, significa che anni fa l’Italia (tutte le parti politiche e regolatorie che si sono succedute dalla Legge Gasparri in avanti) avrebbe dovuto riformare l’assetto del sistema (e nulla ha fatto), inserendovi più concorrenza, per far crescere più soggetti industriali. Doveva ridurre la concentrazione di risorse, di diritti di trasmissione, di frequenze pregiate. Anziché lasciarla in mano ad un solo soggetto. Che ora rischia di diventare “preda”, offrendo così su un piatto di argento il cuore del “sistema Paese” ad una nazione straniera.

piersilvio e silvio berlusconi piersilvio e silvio berlusconi

 

Mediaset non è solo televisione: la diversificazione nel settore radiofonico amplia e completa l’offerta pubblicitaria del gruppo in chiave sempre più cross-mediale sottolinea la relazione al bilancio 2015.

Senza dimenticare che se 2,5 miliardi di ricavi, nel 2015, arrivano dall’Italia, altri 971 milioni arrivano dalla Spagna (Mediaset ha il 46,1% di Mediaset Espana), dove controlla le due tv Telecinco e Cuatro e quattro canali digitali (Factoria de Ficcion, Boing, Divinity ed Energy). Il mercato dei contenuti spagnoli, com’è noto, è la “chiave” per entrare nei mercati dell'America meridionale, Brasile escluso, e dell’America Centrale, e nel mercato statunitense di lingua spagnola.

cyrill vincent e yannick bollore cyrill vincent e yannick bollore

 

Uno degli obiettivi di Vivendi può essere la library del gruppo, come osservano alcuni analisti? Al 31 dicembre 2015 tale library comprende – per la tv gratuita – 3.508 titoli di film, 771 telefilm con 16.534 puntate, quarantasei telenovelas con 4.780 episodi, 257 miniserie con 1.006 episodi, 9 soap operas con 1.559 puntate e 772 film per la tv con 802 episodi più documentari, intrattenimento, prosa. Mediaset, inoltre, ha un accordo con la Warner sino al 2020 e con l’Universal sino al 2018 per acquisirne in esclusiva i film e le serie tv per tutte le piattaforme, gratuite e pay.

 

piersilvio e silvio berlusconi piersilvio e silvio berlusconi

Nello sport, il gruppo ha i diritti delle nove principali società della serie A italiana per il triennio 2015-2018 e i diritti esclusivi dell’UEFA Champion’s League per lo stesso arco temporale (vedremo cosa succederà dopo il 2018). Diritti sovrastimati dal gruppo rispetto agli abbonamenti conseguiti, contribuendo alle drammatiche perdite di Mediaset Premium, che è l’oggetto giudiziario del contendere tra Mediaset e Vivendi.   

 

alberto nagel vincent bollore alberto nagel vincent bollore

In quale direzione sta andando la scalata del gruppo francese? Non solo verso l’acquisizione di un’azienda, ma di un’azienda per la quale, ed è solo un esempio, l’Agcom definisce il mercato della tv gratuita inserendovi anche il canone, che non è contendibile, in quanto la Rai ha la concessione in esclusiva del servizio pubblico. Obiettivo: non definire – finora – come “dominante” tale posizione con significativo potere di mercato nel mercato pubblicitario. 

 

marco paolini mediaset marco paolini mediaset

Per frenare Bollorè, basterebbe – parlando in via del tutto ipotetica - minacciare una modifica delle normative condizionate dal conflitto d’interessi, che costituiscono uno dei grandi valori aggiunti sul mercato del gruppo di Silvio Berlusconi. 

 

Non a caso, il freno a Vivendi è una norma delle legge Gasparri, a suo tempo creata ad hoc per una sola azienda, Telecom Italia, per impedire una sua eventuale futura acquisizione di Mediaset. E quando si tratta di valutare il mercato delle comunicazioni elettroniche per capire se Telecom vi superi la quota del 40% che fa scattare il collegamento con Mediaset, con il suo 13% del Sic, il Sistema integrato delle comunicazioni creato con la legge Gasparri, si esclude dal totale i ricavi della telefonia mobile al dettaglio.

 

Telecom risulta così al 55% del settore delle comunicazioni elettroniche e non al 43%, come sarebbe includendovi la telefonia mobile. Sempre al di sopra della quota della legge Gasparri ma, se così fosse,  TIM, Telecom Italia, potrebbe scendere al di sotto con qualche dismissione.

 

vincent bollore dal financial times vincent bollore dal financial times

In attesa di assistere ai prossimi atti di questa ancora molto lunga vicenda, Vivendi deve far fronte alla decisione dell’Agcom che le impone o di scendere sotto il 10% in Mediaset o di cedere il controllo di TIM.

E’ proprio difficile conquistare Mediaset perché non è solo una azienda “dominante”, ma è ancora di più una parte molto rilevante del nostro sistema politico-mediatico. 

 

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