DE BORTOLI E CALABI SI RIDUCONO LO STIPENDIO – IL ‘TASSAIOLO’ BEFERA FA BUFERA - IL MESTO DECLINO DI DONNA LETIZIA: L’EXPO BOCCIATA ANCHE DALLA CONFINDUSTRIA - DE MEO VOLA ALITALIA? – è AMATO MA DISOCCUPATO - DOPO TIZIO GALATERI, C’è CAIO
1 - IL MESTO DECLINO DI DONNA LETIZIA: L'EXPO BOCCIATA ANCHE DALLA CONFINDUSTRIA LOMBARDA
Chi ha visto ieri a Palazzo Chigi donna Letizia Moratti di Rivombrosa ha colto sul suo viso una tristezza storicizzante. La sindachessa di Milano ha sempre avuto pensieri da ragioniere, ma nell'incontro con Gianni Letta per la tormentata vicenda dell'Expo, sembrava un pugile alle corde ed è riuscita soltanto a balbettare (così scrive il "Sole 24 Ore"): "sembra la Rai!".
Diana Bracco
Il Gran Ciambellano di Berlusconi le ha chiesto freddamente: "quale Rai?, la tua?". A questo punto la moglie del petroliere milanese ha ripetuto a bassa voce la litania sull'evento del 2015 che a suo avviso dovrebbe rappresentare "una leva per lo sviluppo dell'intero Sistema Paese". Poi donna Letizia ha raccolto le sue cartuccelle e se ne è tornata a Milano dove oggi si terrà il consiglio di amministrazione di Soge, la società costituita per gestire l'Expo.
Ciò che più ha colpito donna Letizia è stata l'assenza totale di qualsiasi rappresentante del ministero dell'Economia. È evidente come la luce del sole che Giulietto Tremonti continua a mantenersi fuori dalla squallida e capricciosa partita che si sta giocando all'ombra della Madonnina. In sua vece parla invece Roberto Castelli, il politico della Lega che con il passare degli anni diventa sempre più acido e parla in televisione con la certezza che dopo le sue parole l'audience crolla verticalmente.
C'è però un'altra cosa che ieri ha colpito donna Letizia ed è il silenzio totale di Diana Bracco, il presidente di Assolombarda che dovrebbe darle manforte e far valere il peso massiccio del suo ruolo in Confindustria e nel gotha milanese. Evidentemente la Diana è consapevole dello spettacolo orrendo che i milanesi stanno dando al Paese con una battaglia di poltrone che ricorda le peggiori pagine del manuale Cencelli.
Letizia Moratti
In ballo non c'è soltanto l'incomprensibile connubio tra la Moratti e il barbuto Paolo Glisenti, ma si gioca il mito dell'efficienza lombarda che sta crollando in una risata Universale. In questa vertigine la Bracco si trova a disagio e non riesce più a tenere a bada nemmeno la Confindustria di Milano che ieri ha bocciato il Piano Industriale di Fiera Milano perché ritiene che in mezzo al gran casino dei partiti e delle poltrone anche le imprese debbano dire la loro parola.
2 - DE BORTOLI E CALABI SI AUTORIDUCONO LO STIPENDIO - IL ‘TASSAIOLO' BEFERA FA BUFERA
Il direttore del "Sole 24 Ore", Flebuccio De Bortoli, segue con aria apparentemente distratta le vicende del Gruppo Espresso-Repubblica.
Per il momento il suo nome non gira tra i candidati a raccogliere l'eredità di Ezio Mauro, il cuneese che dirige "Repubblica" e che fra pochi mesi passerà la mano, e Flebuccio capisce che con un padre-padrone come De Benedetti (per nulla arrendevole) alle prese con una dolorosissima ristrutturazione-decapitazione di un centinaio di giornalisti, la vita in quel giornale sarebbe difficile.
Paolo Glisenti
Per questa ragione ha deciso di piegare il ciuffo sul quotidiano di Confindustria e di raccogliere la sfida per razionalizzare i costi e reggere l'urto della crisi dell'editoria. In quest'ottica continua nel suo lavoro e ieri ha fatto un gesto significativo riducendo del 25% dello stipendio, cioè l'intera quota variabile legata ai risultati dell'azienda. ("Come si fa a chiedere ai collaboratori di accettare una riduzione del compenso? Occorre dare il primo esempio") La stessa decisione è stata presa da Claudio Calabi, il manager che dall'ottobre 2005 è amministratore delegato della casa editrice del "Sole 24 Ore".
Forse è questa la ragione per cui, sempre nella giornata di ieri, Flebuccio aveva l'aria un po' dimessa davanti all'uomo che in questo momento è più detestato dalle aziende italiane. Costui si chiama Attilio Befera, ha 62 anni ed è presidente di Equitalia, la società che per conto dello Stato picchia in testa alle imprese per la riscossione delle tasse, e direttore dell'Agenzia delle Entrate.
Befera proviene dal mondo bancario ed è entrato nel mondo fiscale per merito di Vincenzo Visco durante il primo governo Prodi e lo ha messo all'Agenzia delle Entrate, all'epoca da Massimo Romano. Dal ponte di comando di Equitalia non risparmia nessuno e forse non si rende conto delle difficoltà che in questo momento molte aziende hanno a versare nelle casse dello Stato le imposte arretrate.
ATTILIO BEFERA
Un esempio di Befera in azione lo ha dato durante l'ultima trasmissione "Mi manda RaiTre" quando è intervenuto telefonicamente sul problema sollevato dal Codacons del terribile Rensi che aveva accusato Equitalia di associazione a delinquere per aver inviato la cifra-folle di un milione e 600 mila cartelle pazze (sono 1.600) e ha minacciato di querelare l'associazionie dei consumatori.
Ieri Befera ha usato toni più morbidi a "Telefisco", il forum via satellite organizzato da De Bortoli e dal suo giornale. Al forum hanno partecipato 72mila commercialisti collegati in 131 sedi, che hanno espresso a Befera gravi problemi delle aziende insolventi. E qui la bestia nera delle tasse ha detto con tono soave che l'erario e il suo braccio armato Equitalia vogliono operare "senza atteggiamenti vessatori".
3 - DE MEO S'IMBARCA CON SABELLI? Quanta gente vola con la nuova Alitalia?
Quanta gente vola con la nuova Alitalia? Nessuno è in grado di dirlo perché dall'azienda dei patrioti italiani non esce alcuna notizia.
L'altro ieri il tandem Colaninno-Sabelli si è presentato in Parlamento per un'audizione sull'operazione che ha portato al matrimonio con AirFrance e dai due comandanti sono uscite soltanto affermazioni generiche sul coefficiente di riempimento dei velivoli ancora molto basso (Sabelli) e sulla necessità di riempire gli aerei (Colaninno).
Claudio Calabi
I due manager hanno assicurato però i membri della commissione infrastrutture che nel 2011 la nuova Alitalia potrebbe raggiungere il pareggio, poi con un certo sollievo hanno preso atto che i parlamentari dovevano andare a votare e alle 15,30 l'audizione è stata interrotta. Se ne riparlerà mercoledì prossimo quando i membri della commissione, presieduta dal vivace sottosegretario Valducci, spareranno domande ficcanti sul AirFrance e sull'andamento della Compagnia.
Intanto arriva la notizia che Luca De Meo, il giovane manager che dopo quattro anni di Fiat ha sbattuto la porta in faccia a Marpionne, avrebbe avuto colloqui con Colaninno e Sabelli per la carica di direttore generale. A scriverlo è il quotidiano "MF" che conferma ciò che in Germania dicono tutti: il prestigioso incarico del milanese De Meo in Volkswagen non esiste e per adesso l'unica carica che ricopre è quella di presidente onorario dell'Associazione ex-studenti "Galilei Abruzzo", il liceo scientifico di Pescara dove si è diplomato nel 1986.
4 - AMATO MA DISOCCUPATO
È l'ultimo socialista da sistemare e non è un socialista qualunque, bensì l'uomo che stava nella stanza accanto a quella di Craxi anche se Rino Formica ha detto che non contava un cazzo.
Giuliano Amato non può rimanere in mezzo a una strada e non può assistere al recupero politico di ex-socialisti come Brunetta, Tremonti e Sacconi (il peggior ministro di Berlusconi) quando tutti sanno che ha una marcia in più e un'intelligenza da "dottor Sottile" (come lo ha definito Eugenio Scalfari). Eppure per questo politico torinese di famiglia siciliana, che è stato presidente del Consiglio, ministro del Tesoro e dell'Interno, finora non si è trovato un "recupero" degno della sua fama.
BERNAbe galateri
Ci aveva provato Alemanno, il sindaco dalle scarpe ortopediche e la croce celtica al collo, quando gli aveva offerto la presidenza della "Commissione de Noantri" che in Campidoglio avrebbe dovuto ispirarsi alle 321 proposizione dell'economista francese Attali. Non se ne è fatto nulla e sbarrata sembra anche la strada per la Corte Costituzionale dove al suo posto andrà quasi certamente Luciano Violante.
Tra pochi giorni però qualcosa potrebbe avvenire perché Amato è il candidato in pole position per la presidenza dell'Istituto Treccani, che dal 1925 pubblica la famosa Enciclopedia.
5 - DOPO TIZIO GALATERI, C'è CAIO
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che il consiglio di amministrazione di Telecom di oggi non dovrebbe portare a decisioni clamorose. Franchino Bernabè è tornato dall'Argentina dove ha incontrato la presidentessa Cristina Kirchner, dimostrando ancora una volta che il suo mestiere preferito è la politica estera e l'attività di lobbying.
Intanto continuano a circolare i rumors sull'attivismo febbrile di Francesco Caio che ha incontrato Franchino nei giorni scorsi per parlare del Rapporto sulla banda larga e per capire se c'è spazio per un suo ruolo al vertice di Telecom. L'ipotesi di un tandem Caio-Bernabè è caldeggiata con forza da Value Partners, la società di consulenza che dopo aver lavorato per Tronchetti Provera e per la Kelyan di Bernabè, ha piantato salde radici dentro Telecom".









