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"ECONOMY" - A UNICREDIT CERCANO UN NUOVO VICEPRESIDENT. E A ROMA SI FA IL NOME DI CIPOLLETTA - IN TICINO ANCHE IL RIMPATRIO E' VIRTUALE - L’ASSOCIAZIONE BANCARIA DEL CANTONE LANCIA LA TERZA VIA PER FARE EMERGERE I CAPITALI. SENZA SPOSTARLI DALLA SVIZZERA. E IN SEGRETO...

a "Economy" in edicola domani

1 - C'E' UNA BANCA PER CIPOLLETTA - A UNICREDIT CERCANO UN NUOVO VICEPRESIDENT. E A ROMA SI FA IL NOME DEL PRESIDENTE DELLE FERROVIE DELLO STATO.

Si fa un gran parlare a Roma degli effetti che la fibrillazione politica in corso avrà sulle sorti di molti top manager. Dalle parti dell'Api di Francesco Rutelli, per esempio, si sente fare il nome di Innocenzo Cipolletta per un prestigioso incarico in un grande istituto di credito del Nord.

INNOCENZO CIPOLLETTAINNOCENZO CIPOLLETTA

Racconta chi frequenta le sale da pranzo più riservate della capitale che il presidente di Ferrovie dello Stato, dopo aver mancato la presidenza di Conftrasporti, potrebbe presto prendere un treno ad alta velocità in direzione Milano. Per lui sarebbe stata pensata una sontuosa fermata in Unicredit.

Nelle discrete sale di piazza Cordusio le chiacchiere provenienti dalla capitale vengono respinte, ma i bene informati sanno che l'a.d. Alessandro Profumo sta cercando un nuovo vicepresident. Vorrebbe un manager di alto profilo per le relazioni istituzionali, che si sappia ben muovere nel confuso quadro politico del momento. E a Roma di Cipolletta ricordano l'esperienza come «comunicatore» di Confindustria e la vicinanza al mondo bancario nella Bnl di Luigi Abete.

2 - CASARINI CONTRO LA PARTITA. IVA - L'EX NO GLOBAL VENETO ORA SI SCHIERA DALLA PARTE DEI CONSULENTI, VESSATI DALLE TASSE. E SI ISCRIVE ALLA CGIA DI MESTRE.

Uno apre un'impresa individuale, settore consulenza su marketing e design pubblicitario. Scopre che gli studi di settore lo massacrano, che avere una partita Iva equivale a farsi mungere da un fisco vorace. E quindi, per cercare una forma di tutela, decide di iscriversi alla Cgia di Mestre. Cose da ordinario Nord-Est, se non fosse che il piccolo imprenditore in questione è Luca Casarini, già leader dei no global veneti, oltre che contestatore del sistema capitalistico tout court.

ALESSANDRO PROFUMO - copyright PizziALESSANDRO PROFUMO - copyright Pizzi

«Adesso sto con le partite Iva» afferma l'interessato «e sono pronto a dare battaglia insieme a loro perché siamo la classe più debole». Casarini parla da uomo che deve mantenere una famiglia con un figlio di 3 anni, altro che disobbedienti. «Siamo schiavi del fisco» sbotta «e la sinistra farebbe bene a rendersene conto. Invece di equiparare le partite Iva agli evasori, provassero ad aprirne una e a lavorare: capirebbero cosa significa dover pagare un mare di tasse senza ricevere come contropartita un servizio adeguato da parte dello Stato».

Il suo primo bilancio sarà piuttosto magro e chiuderà a 15 mila euro. Ma già su queste prime attività ha scoperto quanto esoso sia il fisco. E lui che diceva di combattere nell'interesse dei più deboli, oggi non si sente in contraddizione. «Oggi noi partite Iva siamo i più deboli. Io voglio il federalismo vero, la contrattazione diretta col potere».

3 - IN TICINO ANCHE IL RIMPATRIO E' VIRTUALE - L'ASSOCIAZIONE BANCARIA DEL CANTONE, IN PIENA ROTTA DI COLLISIONE CON TREMONTI, LANCIA LA TERZA VIA PER FARE EMERGERE I CAPITALI. SENZA SPOSTARLI DALLA SVIZZERA. E IN SEGRETO.

FRANCESCO RUTELLIFRANCESCO RUTELLI

Non si placano le polemiche sullo scudo fiscale. E non solo quelle interne al Paese sulla necessità o meno di prorogare la scadenza del 15 dicembre per il rientro dei capitali italiani esportati più o meno lecitamente all'estero. Ma soprattutto quelle esterne, che stanno tenendo alta la tensione tra Italia e Svizzera.

È oltre la linea di confine di Chiasso, infatti, che giacciono nei forzieri delle banche il 26% circa dei capitali non dichiarati in Italia, stimati in 150 miliardi. E per la Svizzera la posta in gioco è altissima, soprattutto per i 70 istituti del Ticino in cui lavorano 12 mila persone, in un settore che produce il 12% del prodotto interno lordo nazionale.

Luca CasariniLuca Casarini

Proprio dal cuore finanziario che tanto piace agli italiani in cerca di evasione (fiscale) parte l'atto di accusa. «Con il vostro Paese la situazione è unica» dice a Economy Franco Citterio, direttore dell'Associazione bancaria ticinese (Abt). «Siamo riusciti a gestire i rapporti con gli Stati Uniti e poi con la Francia, abbiamo rinnovato 14 accordi bilaterali con altri Paesi che prevedono lo scambio di informazioni in materia di fisco. Ma con l'Italia non riusciamo a farlo».

Lo scoglio principale, denuncia Citterio, rimane il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Proprio lui, che «ha chiuso le porte del dialogo e allo stesso tempo non fa nulla per placare la campagna di disinformazione in corso».

Il cuore della polemica sono le modalità di rimpatrio dei capitali: quella fisica (prendere i soldi, metterli in una valigetta e attraversare la frontiera) indicata dai più come l'unica consentita e quella della «regolarizzazione», che l'assenza degli accordi bilaterali impedisce. Ovvero l'emersione delle attività in una società che rimane però soggetta alle imposte svizzere.

«Ma c'è una terza via di cui non si parla» dice Citterio che chiama in causa il «rimpatrio virtuale»: dare mandato a una fiduciaria di dichiarare in Italia i capitali al posto del privato, mantenendoli in Svizzera. Senza scardinare così il segreto bancario.

 

 
[25-11-2009]