FISCAL FIGHT – ORA SI LITIGA SULLE RENDITE FINANZIARIE – PER PD, IDV E SINDACATI: “È UNA BATTAGLIA PER L´EQUITÀ”. MA IL GOVERNO FRENA - BONUS, PATRIMONI, CAPITAL GAIN IL FISCO A CACCIA DEI PAPERONI: IN DIECI ANNI I SUPER-REDDITI CRESCIUTI DEL 75% - IL 40% DEI "RICCHISSIMI" HA UN SALARIO INTEGRATO DA STOCK OPTIONS E GRATIFICHE…
1 - "SÌ ALLA TASSA SULLE RENDITE FINANZIARIE"...
Luisa Grion per "la Repubblica"
Giulio Tremonti - Da Il Riformista
Sul fatto che il fisco vada riformato sono più o meno tutti d´accordo, ma sul come farlo e quando farlo tutto resta da decidere. L´economista Tito Boeri ieri, su Repubblica, ha proposto di puntare innanzitutto all´equità fiscale partendo dall´aumento delle tasse sui redditi alti. Non toccando le entrate da lavoro, ma agendo sulle rendite finanziarie. Un tema che ha trovato consensi nel sindacato e nell´opposizione, ma sul quale il governo non si esprime.
Non commenta Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri e nemmeno il ministro Brunetta che anzi frena sui tempi dell´intervento. In Italia, ha detto, la distribuzione fiscale è «fortemente iniqua, ma incastrata dai debiti fatti in passato e dal deficit che incombe». Nella fase di transizione fra un sistema e l´altro, ha specificato, i conti potrebbero saltare e «non possiamo permettercelo».
Ragionamento che non piace al sindacato, al Pd e all´Italia dei valori, che invece accolgono la proposta di Boeri. «La sua idea rafforza la nostra battaglia per l´equità - dice Antonio Di Pietro, leader dell´Ivd - Non si tratta di aumentare le tasse sulle rendite finanziarie, ma di portarle allo stesso livello di quelle sul lavoro. La differenza oggi è enorme e non sostenibile, non solo perché mortifica l´equità fiscale, ma perché bisogna garantire entrate strutturali per coprire le spese dello Stato».
Tito Boeri
Favorevole anche il Pd: «L´obiettivo principale - specifica Stefano Fassina, responsabile economico del partito - deve restare il recupero delle risorse dall´evasione fiscale. Poi certo va guardato alla ricchezza, allineando la tassazione sulle rendite a quella sul lavoro. Noi però proponiamo anche una semplificazione del sistema, abolendo gli studi di settore e applicando a parte delle categorie interessate un´imposta forfettaria che sostituisca Iva, Irpef e Irap».
Antonio Di PietroPiù articolata la posizione dei sindacati. «Non si potrà parlare di riforma fiscale se non si affronterà questo tema - precisa Susanna Camusso segretario confederale Cgil - Bisogna partire dall´eguaglianza che non c´è: aumenta la tassazione per lavoratori e pensionati, non abbiamo tasse patrimoniali e ha la progressività sul reddito ha perso peso. Nella maggior parte dei paesi europei le rendite si tassano al 20 per cento, da noi al 12. E´ una diseguaglianza insostenibile, ma non mi pare che il governo si stia muovendo verso l´equità».
Luigi Angeletti della Uil avanza una sua specifica proposta: «Fino a quando ci sarà chi pagherà le tasse prima di ricevere la busta paga e chi invece dichiarerà il suo reddito prima di versare, non si potrà parlare di redditi ricchi o poveri. Questa è la vera anomalia del sistema. Detto questo la tassazione sulle rendite finanziarie va rivista: io non toccherei Bot o Cct, ma - onde evitare che si tiri in ballo il pericolo di fughe di capitali - fisserei quelle sugli investimenti finanziari o di Borsa uno o due punti sotto la media europea, portandola al 18-19 per cento contro l´attuale 12».
bersani pd
2 - BONUS, PATRIMONI, CAPITAL GAIN IL FISCO A CACCIA DEI PAPERONI...
Roberto Petrini per "la Repubblica"
Quando durante l´acceso dibattito sulla Finanziaria del 2007 Prodi e Padoa-Schioppa imposero un piccolo ritocco all´insù delle aliquote per riequilibrare i tagli ai redditi più alti varati nel 2004 da Berlusconi-Tremonti, furono in molti a storcere il naso. Ad alimentare la confusione ci si mise anche Rifondazione Comunista che affisse su tutti muri del paese il celebre manifesto «Anche i ricchi piangano». Un messaggio inutile e controproducente.
LUIGI ANGELETTI - copyright PizziOggi il vento gira dalla parte opposta, persino Berlusconi ha riposto nel cassetto lo slogan «Meno tasse per tutti» e lascia a Tremonti vaghi annunci di una riforma fiscale, con annesso «tavolo», con tempi indefiniti. La crisi del 2007-2009 ha riportato a galla la questione delle diseguaglianze sociali, il presidente Napolitano nel discorso di Fine Anno l´ha inserita nell´agenda delle emergenze del paese e uno studio del Nens (il centro che fa capo a Bersani e Visco) nei giorni scorsi ha messo in evidenza un fenomeno nuovo: quello dei super-Paperoni.
Fino a ieri ci si scandalizzava per il 10 per cento che dispone di più di un quarto del reddito nazionale, oggi nel mirino ci sono lo 0,1 per cento dei top incomes che tra il 1993 e il 2004 ha aumentato il proprio reddito del 40 per cento e lo 0,01 per cento dei super top incomes che ha aumentato le proprie disponibilità del 75 per cento. Un fenomeno che non è solo italiano e che ha connotazioni inedite: come segnalano nello studio Nens Maurizio Franzini e Michele Reitano il 40 per cento dei super-Paperoni fa un lavoro dipendente. Non sono speculatori, evasori o tipi strani: pigliano regolari buste paga, integrate da bonus e stock options.
Prodi e Moglie
Come mettere il sale sulla coda di questi «colletti d´oro»? Forse è il problema di policy più importante di questi mesi e non riguarda solo l´Italia: il premier laburista Gordon Brown, oltre a tassare i bonus, ha aumentato l´aliquota sui redditi oltre i 167 mila euro dal 40 al 50 per cento. La Merkel e Sarkozy lo stanno seguendo sulla strada della tassazione dei bonus milionari.
GORDON BROWNIl terreno dunque è pronto per le proposte. Ma c´è un dilemma: si può colpire la ricchezza senza alzare le aliquote per tutti (in Italia la top è al 43 per cento oltre i 75 mila euro)? La Cgil è già scesa in campo con l´obiettivo di trovare risorse per i ceti medio-bassi. Propone una tassa sulle grandi ricchezze: una «imposta di solidarietà sulla fortuna», sulla base di un modello francese che prevede una soglia intorno agli 800 mila euro con un gettito annuale di 5-6 miliardi.
MERKEL-SARKOZY
Torna in primo piano la tassazione delle rendite finanziarie: durante il governo Berlusconi 2001-2006 la sosteneva anche An, nell´ultimo governo Prodi si arrivò ad un passo dal varo. Oggi Tremonti dice no: ma resta il fatto che solo in Italia il livello di tassazione delle rendite finanziarie e dei capital gain è inferiore alla media europea del 20 per cento. Il gettito previsto è tra i 2,5 e i 4,5 miliardi: una cifra assai necessaria alle casse dello Stato.
Altre soluzioni? In fasi come queste per rilanciare consumi e investimenti non si può escludere neppure una tassa patrimoniale. Senza tralasciare il capitolo casa: la possiede l´80 per cento degli italiani e in realtà il fisco l´ha sempre risparmiata. Il centrosinistra nel 2001 esentò dall´Irpef l´abitazione principale, Berlusconi con una mossa costosa e spericolata l´anno scorso eliminò anche l´Ici pagando un assegno di 2 miliardi che ancora pesa sulle pubbliche finanze.
Un puzzle complicato. E forse una delle prede più visibili, ma assai difficile da mettere nel carniere, resta quella degli evasori con i 100 miliardi di tasse che mancano all´appello del bilancio dello Stato. Basta vedere i risultati dello scudo fiscale.







