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GONG! ROMITI (86 ANNI) SALE SUL RING DI “BALLARò” E MANDA AL TAPPETO BAZOLI (76) - ATTACCO A ZALESKI MA SOTTO è LA VENDETTA DI CESARONE PER LA CACCIATA DA RCS - PATETICA LETTERA DI BAZOLI AL “SOLE”: “NESSUN MIO COINVOLGIMENTO CON Zaleski”

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Zaleski BazoliZaleski Bazoli

I Grandi Vecchi della finanza e dell'industria non si arrendono.
Oggi è la volta di Abramo-Bazoli, il presidente di BancaIntesa che dopo il silenzio sull'affare Zaleski ha preso carta e penna per scrivere una lettera al "Sole 24 Ore" sui suoi rapporti con il finanziere franco-polacco con il quale ha avuto decenni di rapporti. Non ci sta il banchiere bresciano, amico di Paolo VI e di Prodi, a essere infangato dalla valanga di articoli e illazioni che negli ultimi giorni lo hanno chiamato in causa come presidente di BancaIntesa, l'Istituto che più ha foraggiato Zaleski e sta cercando di salvarlo dal fallimento a spese delle banche e dei risparmiatori. E nemmeno gli è bastata la patetica difesa che ha fatto Minimo Mucchetti sul "Corriere della Sera" di domenica dove il giornalista che si considera il miglior commentatore economico d'Italia, ha indossato per l'ennesima volta le vesti di portavoce della banca milanese.

"Ho letto su alcuni organi di stampa - scrive Bazoli - ricostruzioni fantasiose e false che tendono ad accreditare l'idea che tutti gli investimenti di Zaleski siano stati suggeriti da me". E aggiunge amaro: "si arriva perfino a insinuare la tesi grottesca dell'esistenza tra noi di un rapporto fiduciario".

In realtà nessuno tra i giornali che per molto tempo sono stati zitti nei confronti del cattolicissimo banchiere ha mai osato insinuare una cosa simile, ma lui si sente toccato sul vivo e precisa che "l'unico consesso dove ho condiviso e condivido con Zaleski responsabilità gestionali è la finanziaria Mittel dove io lo conobbi molti anni fa".
Ha perso la pazienza il 76enne Bazoli, e dopo aver benedetto "le doti di operosità benefica" di Zaleski, difende le ragioni che inducono le banche a salvare l'avventuroso finanziere, poi lancia un avvertimento preciso: "non posso più tollerare oltre il diffondersi di notizie del tutto fuorvianti e in alcuni casi anche diffamatorie".

Dietro questa excusatio non petita trapela una profonda irritazione, ma non c'è alcun cenno di autocritica. Questa d'altronde è una prassi che non appartiene alla filosofia dell'anziano banchiere bresciano che con orgoglio ha sempre difeso le sue ragioni e non riesce più a distinguere il confine tra la finanza virtuale, l'etica di cui ha sempre pontificato, e l'economia reale che ieri sera è stata al centro della puntata di "Ballarò".

Nel salotto di Floris è spuntato un altro Grande Vecchio, quel Cesare Romiti che a 85 anni si trova ai margini del potere ma non ha perso la voglia di mordere. Cesarone è un po' ingrassato e imbolsito, ma rispetto a Roberto Mazzotta, l'ex-democristiano della Banca Popolare di Milano che gli sedeva accanto, è sicuramente più lucido.

Seduto vicino a Francesco Rutelli, l'ex-amministratore delegato della Fiat ha ricordato le brutte pagine degli scioperi e delle Brigate Rosse, poi ha sparato le sue cannonate nei confronti di Zaleski e dell'operazione di salvataggio guidata da BancaIntesa.
C'è un fair play generazionale che va sempre rispettato e in nome di questa regola il romano Romiti non ha mai nominato il bresciano Bazoli, ma le sue parole sono calate come una scure contro Zaleski e contro le banche che non difendono gli imprenditori strangolati dalla finanza.

Massimo MucchettiMassimo Mucchetti

Nessuno in studio, nemmeno Renata Polverini, la sindacalista che ha detto di conoscere a memoria la storia di Romiti, ha avuto il coraggio di ricordare a Cesarone le trame infinite che per circa 30 anni ha tessuto accanto al suo grande protettore, Enrico Cuccia. E nessuno ha voluto ricordargli che il salotto buono di Mediobanca è stata la stanza di compensazione in cui i poteri forti (primo fra tutti quello della Fiat) hanno potuto ricucire le ferite dei loro disastri industriali e mettere le mani sui gangli dell'economia. La memoria corta ce l'hanno i giornalisti e ce l'ha anche Cesarone.

Con la sua aria da gentleman che si muove nella fossa televisiva, Giovanni Floris non ricorda (ah, la gioventù) i fuochi d'artificio che Romiti e Cuccia hanno fatto sottobraccio. Da parte sua Cesarone dimentica ciò che ha detto durante un'intervista dell'aprile 2007 al giornalista Orazio Carabini, quello che non sorride mai e appare in televisione vestito in modo terrificante. In quell'occasione Cesare Romiti, romano 86enne, frequentatore un tempo di salotti buoni e adesso di salotti mondani, disse testualmente: "devo riconoscere che Zaleski è abile, le sue operazioni si chiudono sempre in attivo".

A distanza di un anno Romiti sembra aver cambiato il suo giudizio, ma in realtà l'obiettivo della sua cannonata non è il povero (si fa per dire) finanziere franco-polacco.
Chi ha un po' di memoria può ricordare che la liquidazione dal vertice di Gemina dove sedeva Piergiorgio Romiti, figlio di Cesarone, avvenne nel maggio 2007 sotto la direzione d'orchestra di quell'Abramo-Bazoli che si muoveva come un'ombra tra le poltrone di "Ballarò".

Per il patriarca romano di 86 anni quella è stata una ferita che ha segnato il suo declino. E ieri sera ha parlato della nuora (Zaleski) perché la suocera (Bazoli) capisse.
La suocera ha capito, e alla fine della trasmissione ha scritto la lettera che appare oggi sul "Sole 24 Ore".

2 - GIOVANNI Bazoli: "NESSUN MIO COINVOLGILMENTO NEGLI AFFARI DI Zaleski - Sul piano privato ho avuto spesso modo di verificare le sue doti di operosità benefica"
Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Intesa Sanpaolo SpA

Caro direttore,
l'attenzione e lo spazio che il suo giornale e tutti i media dedicano in questi giorni al "caso Zaleski" sono giustificati e ben comprensibili, considerata la dimensione finanziaria degli impegni, nonché la notorietà del protagonista. Tuttavia, per quanto riguarda i miei rapporti con l'ingegner Zaleski, ho letto su alcuni organi di stampa ricostruzioni fantasiose e false, che tendono ad accreditare l'idea che tutti i suoi investimenti siano stati suggeriti da me.

Si arriva perfino a insinuare la tesi grottesca dell'esistenza tra noi di un rapporto fiduciario. La verità non ha nulla a che vedere con questa rappresentazione. Nella scelta e nella gestione di tutti i suoi investimenti l'ingegner Zaleski, come sanno perfettamente tutti coloro che lo conoscono, ha sempre proceduto da solo, in totale autonomia, decidendo sempre di testa sua. E, in ogni caso, senza alcun mio coinvolgimento.

Unica eccezione: la Mittel. I miei rapporti professionali con Zaleski, infatti, riguardano soltanto la Mittel. È in Mittel che io lo conobbi molti anni fa, ai tempi in cui egli realizzò le sue prime operazioni industriali e finanziarie. Mittel, di cui oggi egli è il maggior azionista ed è vicepresidente, è l'unico consesso dove ho condiviso e condivido con lui responsabilità gestionali. Sul piano privato, per converso, ho avuto spesso modo di verificare, al pari di tanti amici, le sue doti di operosità benefica.

In merito agli affidamenti concessi dal sistema bancario alla Tassara (la società di Zaleski) - in nessun modo da me favoriti, né direttamente né indirettamente - non intendo qui entrare nel dibattito che si è sviluppato in questi giorni. Mi limito a osservare che molti commentatori, secondo la logica del "senno di poi", omettono di ricordare che prima dell'insorgere della crisi attuale, ci si trovava in una condizione di eccesso di liquidità. E la Tassara, che evidenziava consistenze patrimoniali largamente superiori all'indebitamento, rappresentava un cliente che le banche, e non solo quelle italiane, si contendevano.

Oggi, il precipitare della crisi globale dei mercati - la cui eccezionale dimensione nessuno aveva previsto - penalizza in misura abnorme il valore degli attivi della Tassara e delle garanzie in mano alle banche (consistenti, come è noto, in titoli di primarie società quotate, tra cui Intesa Sanpaolo). Nella ragionevole prospettiva di recuperare di più attendibili valori di mercato non corrisponderebbe all'interesse di tutti che le banche, principali se non uniche creditrici, optassero per soluzioni di rientro graduale?

Avendo pazientato sinora di fronte a un quotidiano stillicidio di informazioni false, sono certo che lei comprenderà, caro direttore, come io non possa più oltre tollerare il diffondersi di notizie del tutto fuorvianti e in alcuni casi anche diffamatorie.

 
[26-11-2008]
Zaleski e moglie HeleneZaleski e moglie HeleneRomain ZaleskiRomain ZaleskiCocchi e ZaleskiCocchi e ZaleskiRomain ZaleskiRomain Zaleski