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IL CAPITALISMO 'SOCIALE' DI OBAMA SPOSA IL MISTERIOSO PROGETTO GLOBALE DI MARPIONNE - PERCHé L'ESOSO STANCA HA BISOGNO DELL'IMMUNITà PARLAMENTARE - CERCASI FLICK - LA DAHLIA TV BY DAL PINO - Il feeling di Riggio con IL DUO Colaninno-Sabelli s'è spezzato

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1 - IL CAPITALISMO 'SOCIALE' DI OBAMA E IL MISTERIOSO PROGETTO GLOBALE DI MARPIONNE (VERSO CHRYSLER E OLTRE)
Nella Sacra Famiglia degli Agnelli  c'è molta trepidazione per l'annuncio che Obama farà domani davanti alle telecamere sulla vicenda Chrysler-Fiat.

Yaki ElkannYaki Elkann

Ormai si dà per scontato che anche in caso di amministrazione controllata, l'azienda torinese riuscirà a sbarcare a Detroit e su quel mercato americano che è sempre stato inaccessibile. Il merito va tutto a Sergio Marpionne, il manager laureato in legge che dopo l'attività forense in uno studio professionale del Nord-America ha imboccato un percorso industriale che nel 2003 lo ha portato al Lingotto su designazione di Umberto Agnelli.

A quest'uomo italo-canadese-svizzero che è nato a Chieti 57 anni fa, ma non ha detto una parola sul terremoto in Abruzzo, la Sacra Famiglia degli Agnelli accenderà più di un cero perché è riuscito a fare un triplo salto mortale senza chiedere agli eredi dell'Avvocato di mettere mano al portafoglio.
È probabile che i soldi dovranno saltar fuori nei prossimi mesi, ma a Torino dicono che le maggiori banche italiane sono già pronte a sostenere il disegno di Marpionne qualora si rendessero necessarie iniezioni di liquidità.

MarchionneMarchionne

Ieri Yaki Elkann ha messo la testolina fuori dal marsupio e ha rivelato che in questi giorni si è sentito ripetutamente con l'amministratore delegato di Fiat ed è stato messo al corrente da numerosi sms. È bello sapere che anche il giovane Yaki partecipa all'avventura americana, ma di sicuro nessuno è riuscito a capire finora le dimensioni reali del progetto di Marpionne, un manager sempre più "globale" che nel momento in cui entra in crisi il mercato "globale dell'automobile" tira fuori dal cervello un progetto "globale".

Pare di capire infatti che la bandiera piantata a Detroit sia soltanto l'inizio di una trama più complessa che si allargherebbe a Opel e ad altri marchi automobilistici (Tata in primo luogo) in modo da arrivare a quella soglia di sopravvivenza che sta oltre i 5 milioni di veicoli l'anno.
È un gioco grandioso, misterioso, per adesso poco dispendioso, e comunque libidinoso.

La libidine è anche intellettuale perché l'operazione Chrysler rappresenta un salto di qualità nel capitalismo americano, un capitalismo che nasce fordista e fortemente orientato al mercato. Poco meno di 20 anni fa lo studioso Michael Albert scrisse un libro famoso ("Capitalismo contro capitalismo") sulla differenza tra il modello anglosassone e il modello renano dove i sindacati, le banche e i privati collaborano nella gestione dell'azienda.

Gianni RiottaGianni Riotta

A distanza di due decenni spunta in America un presidente come Obama che pare credere in questo modello di capitalismo "sociale" applicato in Germania e in Giappone.
E nel panorama disastrato di Detroit si affaccia il manager "globale" Marpionne che in Italia ha sempre dichiarato di rifiutare gli aiuti di Stato, poi applica alla perfezione il modello di capitalismo renano al quale aggiunge l'ingrediente del "family business", cioè quella virtù tipica del capitalismo italiano che mantiene le grandi famiglie al vertice delle piramidi industriali.

Adesso c'è spazio per gli economisti e gli studiosi che dovranno capire la dimensione industriale e culturale del progetto globale di un manager che fin dall'ottobre 2005 ha sempre dichiarato di considerare il sindacato un partner. C'è quanto basta per agitare il cervello e per chiedersi che cosa farà Marpionne da grande. E qui vale la pena tenere d'occhio un articolo che appare oggi sul "Sole 24 Ore" dove si comincia a dire che il futuro del top-manager di Fiat (il più gettonato dalla business community internazionale) lo vedrebbe prima o poi impegnato "fuori dalla Fiat o magari concentrato sempre nell'auto ma in aggregazioni ben più grandi dello stesso Lingotto".

Il giornale di Confindustria, dove da pochi giorni è sbarcato alla direzione il politologo-letterato Gianni Riotta, ha avuto finora sulla vicenda Chrysler-Fiat un atteggiamento curioso. È l'unico quotidiano, infatti, che invece di squillare le trombe a perdifiato ha cosparso dubbi e insinuazioni sottili sull'avventura americana. E lo fa anche oggi, non solo ipotizzando che oltre all'allenatore della Juventus Ranieri anche Marpionne potrebbe spiccare il volo, ma dando fiato agli analisti americani che sono pessimisti sul matrimonio tra sindacati, banche, governo e management italiano.

Vito RiggioVito Riggio

Queste riserve non sono prive di fondamento e anche Dagospia nella sua infinita miseria le ha formulate ricevendo lettere e accuse di lesa maestà da parte di qualche lettore. Resta il fatto che questo primo step del disegno grandioso, misterioso, poco dispendioso e libidinoso di Marpionne sta per andare in porto.

Nel novembre 2007 l'uomo dal pullover sgualcito ha dichiarato "non faccio il metalmeccanico!" e un anno dopo davanti agli industriali torinesi ha letto 26 cartelle con citazioni di Nietzsche e Mel Gibson. Di quest'ultimo ha preso la frase del film Bravehearth dove l'attore americano dice: "gli uomini non seguono gli uomini, ma seguono il coraggio".
Alla Sacra Famiglia degli Agnelli questo Mel Gibson piace da morire.
 
2 - Il feeling di Riggio con il tandem Colaninno-Sabelli si è spezzato
Chi ha seguito le vicende della  nuova Alitalia ha sempre visto il presidente dell'Enac, Vito Riggio,  perfettamente schierato con Palazzo Chigi.

D'altra parte questo siciliano di Enna che nasconde l'età ed è stato deputato e sottosegretario alla presidenza nel governo Ciampi, si considera un uomo delle istituzioni e dalla cabina di guida dell'Ente nazionale per l'aviazione civile ha fatto di tutto per favorire il tandem Colaninno-Sabelli. È stato lui l'uomo che nella notte tra il 12 e 13 gennaio ha traghettato la nuova Alitalia rilasciando le licenze di volo che erano nelle mani dell'ineffabile e superpagato Augusto Fantozzi. E lo ha fatto con diligenza anche a costo di mettersi contro Catricalà, il presidente dell'Authority della Concorrenza che rivendicava la tutela dei consumatori.

Adesso Catricalà si dedica a menare sulla testa delle aziende di telecomunicazioni e delle Poste, mentre Riggio fa la faccia feroce sui disservizi dell'Alitalia e parla di tolleranza zero. Tutto nasce dalle rimostranze del sottosegretario ai Trasporti, Roberto Castelli (quello che quando appare in televisione fa crollare l'audience), e soprattutto del presidente della Sicilia, Raffaele Lombardo, che sono stati colpiti dalle inefficienze della nuova Alitalia.

Rocco Sabelli e Roberto ColaninnoRocco Sabelli e Roberto Colaninno

Il feeling di Riggio con il tandem Colaninno-Sabelli si è spezzato, Catricalà non ha nulla da dire, ed ecco il presidente dell'Enac ritornare sulla scena con tanta voglia di efficienza. In quest'ottica ha nominato alla direzione generale dell'Ente Alessio Quaranta, un manager 43enne che è stato capo della sua segreteria ed è sponsorizzato da Altero Matteoli, il più triste ministro del governo Berlusconi.
 
3 - PERCHé L'ESOSO STANCA HA BISOGNO DELL'IMMUNITA' PARLAMENTARE
Donna Letizia Moratti di  Rivombrosa è alle prese con la grana dei derivati di cui il Comune di Milano  si è riempito le tasche.
È una grana colossale che era stata messa in luce da Milena Gabanelli, la Giovanni d'Arco dei poveri consumatori in una puntata di "Report", e che oggi esplode a macchia d'olio inguaiando almeno 526 comuni italiani.

A Palazzo Marino l'opposizione chiede a donna Letizia (esperta di brokeraggio) di costituirsi parte civile e di revocare le operazioni fatte nell'ottobre 2007 in cui il Comune ha accumulato perdite spaventose. Come se non bastasse non si è ancora spenta l'eco delle polemiche sull'Expo 2015 e sullo stipendio di 480mila euro che è stato assegnato a l'ex-ministro Lucio Stanca. Quest'ultimo si ostina a cumulare il compenso di amministratore delegato e quello di onorevole.

A Roma questa polemica sembrava spenta, in realtà tutta Milano continua a parlarne perché non si capiscono le ragioni di tanta avidità. In fondo questo Stanca, ex-capo Ibm per l'Europa ed ex-ministro dell'Innovazione, non è alla fame e non usa la social card perché è ricchissimo di famiglia. Nei prossimi giorni lascerà il piccolo ufficio dell'Aspen in via Monti per andare nella sede dell'Expo, ma di rinunciare allo stipendio da parlamentare non ci pensa nemmeno.

Letizia MorattiLetizia Moratti

Ai milanesi, che sono maestri di design e di fashion ma non capiscono nulla di politica, bisogna spiegare che l'ostinazione di Stanca non è legata all'avidità ma alla paura. Il manager teme infatti che lungo la strada del suo mandato possano esplodere mine giudiziarie e avvisi di garanzia.

La carica parlamentare gli consentirebbe l'immunità, un salvacondotto che vale ben più di un misero stipendio.

4 - LA DAHLIA TV BY DAL PINO
Il digitale terrestre comincia a  muovere i suoi passi in un quadro di economia depressa che vede gli italiani  poco propensi a spendere quattrini e ad acquistare i decoder.  
Dai piani alti di Mediaset dicono che già 8 milioni di famiglie possiedono un ricevitore digitale e Franco Ricci, il direttore della pay-tv che ha lanciato l'offerta Premium, è ottimista.

A Roma c'è anche un altro manager che la pensa così ed è Paolo Dal Pino, l'ex-amministratore delegato di Wind, il regista dell'operazione con la quale a marzo è stata lanciata sul mercato Dahlia Tv, il nuovo bouquet di canali televisivi che offre calcio, sport estremi, eros d'autore e film per adulti.
Dal Pino ha iniziato la sua carriera nell'86 nel gruppo Fininvest, poi si è trasferito in Mondatori e nel '90 è entrato all'"Espresso" per poi sbarcare in Telecom Italia e in Wind che ha lasciato per la difficile convivenza con il faraone Sawiris.

Friedrich FlickFriedrich Flick

Dahlia Tv è il brand con cui si è affacciato in Italia il gruppo svedese Airplus Tv, controllato dalla ricca famiglia Wallenberg che possiede aerei, auto e pay per view in Svezia, Finlandia e Spagna.
A gestire il business non è Dal Pino (che siede nel consiglio di amministrazione della casa madre Airplus Tv), ma Fabrizio Grassi, un manager che è stato in Fiat, TelecomItalia Media e ha diretto la comunicazione di Wind. Con lui e con altri manager esperti di televisione, Dahlia Tv ha lanciato ieri sul mercato una nuova offerta che consentirà di vedere i grandi incontri di boxe, uno sport che Rai e Mediaset hanno totalmente dimenticato.
 
5 - CERCASI FLICK DISPERATAMENTE
Avviso ai naviganti: "Si avvisano  i signori naviganti che i fratelli Gerth e Friedrich Flick interessati  all'acquisto della AS Roma sono spariti dalla circolazione. Chi li avesse  incontrati è pregato di telefonare a Rossella Sensi e ad Alessandro Profumo,  il capo di Unicredit che a tutti i costi chiede di vendere la squadra per recuperare un po' di soldi".

 

 

 
[29-04-2009]
Fabrizio GrassiFabrizio Grassi