Andrea Fiano per "Milano Finanza"
Dick Fuld capo Lehman Brothers
Dick Fuld non si è scusato per il default Lehman ieri a Washington ma ha ribadito che la banca avrebbe potuto salvarsi se non fosse stato per le pessime decisioni della Fed. Parlando di fronte alla commissione d'inchiesta sulla crisi finanziaria guidata da Phil Angelides, l'ex numero uno della Lehman Brothers, ha ripetuto ieri che la storica banca è stata la vittima di un insieme di «forze incontrollabili di mercato.
E quando una banca è sotto assedio, sui mercati si perde fiducia nei suoi confronti». Comunque, per lo stesso ex ceo delle Lehman, le autorità avrebbero potuto fare di più per salvare la banca e la successiva turbolenza sui mercati. Più avanti, nel corso del dibattito, Fuld ha ammesso che la Lehman e i suoi capi hanno commesso degli errori, ma ha anche aggiunto: «Se Lehman avesse superato quella fatidica domenica in cui fallì avremmo liquidato in modo ordinato le nostre posizioni e ci saremmo fusi con qualche altra banca».
Lehman Brothers
Il tema in discussione, sul quale oggi interverrà il chairman della Fed, Ben Bernanke, è il comportamento non lineare del governo, intervenuto a sostegno di numerose istituzioni finanziarie e clamorosamente assente nel caso di Lehman. Eppure, nel corso del dibattito, al membro della commissione Byron Georgiou è sembrato addirittura (e non a torto) che Lehman sia fallita per la confusione su come e quanto potesse essere aiutata dalla Fed nelle sue ultime ore sul fronte della liquidità.
bernankeFuld, dal canto suo, ha ammesso «gli errori nel timing delle nostre acquisizioni. E mi piacerebbe si potesse tornare indietro. Ad esempio avremmo dovuto chiudere prima del 2007 la piattaforma per generare nuovi mutui immobiliari, ma allora l'opinione pubblica ci sarebbe saltata addosso. Lo stesso Fuld ha anche rivelato che nel week-end fatale Lehman trattò con 8 o 9 diverse società per raccogliere capitali, e una delegazione di una banca coreana che stava partendo alla volta di New York venne bloccata dal ministro delle Finanze di quel Paese.
obama
L'intervento di Fuld, distribuito alla stampa prima ancora che venisse letto dall'interessato di fronte alla commissione, è stato seguito a ruota da una risposta di Tom Baxter della Fed di New York: «Lehman, nelle ore finali della sua attività, non era in grado di fornire collaterali o garanzie e non si trovava chi fosse disposto a comprarla».
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Poi Angelis ha iniziato a torchiare l'ex banchiere sulle posizione di rischio prese dalla banca che sono state all'origine del suo successivo fallimento. Fuld ha ribattuto che metà del rischio contenuto nei libri della banca era in titoli garantiti dal governo federale e anche sul fronte immobiliare e dei mutui la banca aveva ridotto da 130 a 69 miliardi i suoi asset non liquidi. «Non sono in grado di dire perché la Fed, il Tesoro e la Sec hanno deciso assieme di non fornirci un sostegno sul piano della liquidità».
Baxter ha rivelato che erano pronti 30 miliardi di dollari di linee di credito per Lehman, che avrebbero permesso di ridurre in pari misura gli asset illiquidi dai bilanci della banca, ma non c'era la garanzia della Fed e in assenza di quella non era possibile intervenire, ma ha contestato che la banca centrale non abbia offerto una disponibilità d'aiuto alla banca, cosa per altro comunicata per iscritto alla banca stessa. «Peccato», ha ribattuto Fuld, «che la lettera sia stata scritta quando la stessa Lehman aveva già dichiarato il suo fallimento».