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IL POKER MARPIONATO: AL DIAVOLO GLI INCENTIVI, COSÌ LA FIAT È PRONTA A CHIUDERE I CANCELLI NON SOLO DI TERMINI IMERESE MA ANCHE DEGLI ALTRI STABILIMENTI IN ITALIA - IL SALVATORE DI CHRYSLER DIMENTICA I 100MILA MILIARDI PAGATI DAGLI ITALIANI DAL DOPOGUERRA AD OGGI, E CON ORGOGLIO IGNORA ANCHE CHE SENZA GLI AIUTI DI STATO DI OBAMA L’AMERICA DELL’AUTO SAREBBE FINITA NELL’ABISSO. D’ALTRA PARTE IL CUORE DI MARPIONNE ORMAI È A DETROIT E SE NE FREGA DI SCAJOLA, BERLUSCONI, LETTA, MARCEGAGLIA

Bisogna capirlo Sciaboletta Scajola, il ministro dell'aeroporto di Albenga che per tutta la giornata di ieri è rimasto a bocca aperta.

CLAUDIO SCAJOLACLAUDIO SCAJOLA

Gli ovuli della sua fantasia non sono infiniti e quando ha letto le dichiarazioni di Sergio Marpionne sul rifiuto degli incentivi, il povero ministro ha avuto la sensazione di trovarsi intorno a un tavolo più grande di lui. Il tavolo in questione non è quello del Governo che il manager apolide e agnostico della Fiat rifiuta con disprezzo, ma del poker dove i giocatori sfidano l'azzardo e introducono variabili inattese.

SCAJOLA E MARCHIONNESCAJOLA E MARCHIONNE

Come avviene sempre in queste partite, le carte vengono distribuite in senso orario e i giocatori hanno tre possibilità: lasciare, puntare, vedere e rilanciare. Mentre per Marpionne il poker è un'abitudine che si aggiunge al vizio delle sigarette e all'uso sfacciato del pullover, Scajola preferisce i giochi più semplici come la scopetta e tresette che faceva da giovane in piazza Sturzo quando frequentava il Movimento Giovanile della Dc e si intratteneva con gli amici Luciano Benadusi, Gilberto Bonalumi, Angelo Sanza.

MontezemoloMontezemolo

Da ieri il tavolo ha preso a girare in modo vorticoso perché Marpionne ha "rilanciato" una sfida al Governo che alcuni giornali definiscono oggi una svolta storica. In realtà non si tratta di questo perché il 22 dicembre alle ore 16 quando il manager di Chieti salì a Palazzo Chigi per esporre le linee strategiche della Fiat, consegnò un documento di 42 pagine che era il preannuncio delle cose dette ieri.

In quella occasione Marpionne ci tenne a precisare che "gli incentivi all'acquisto sono stati finanziati dalla Fiat", e alla fine dell'anno il debito dello Stato verso l'azienda torinese per gli incentivi sarebbe salito ad oltre 600 milioni. E aggiunse spavaldo: "la Fiat non ha chiesto un euro allo Stato e non intende farlo". Era la Vigilia di Natale e qualcuno dei ministri e dei sindacalisti seduti accanto a Gianni Letta e Scajola, si guardò ammiccando come se le parole dell'italo-canadese fossero un bluff da osteria.

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Eppure quel documento faceva venire i brividi perché tracciava un quadro disastroso della presenza Fiat in alcuni settori secondari come i veicoli industriali e la componentistica, metteva una lapide su Termini Imerese, e indicava a pagina 31 per Pomigliano d'Arco una produzione di soli 36mila veicoli su una capacità produttiva di 240mila.

Da ieri i toni sono cambiati e il salvatore di Chrysler dimentica i 100mila miliardi pagati dagli italiani dal dopoguerra ad oggi, e con orgoglio ignora anche che senza gli aiuti di Stato di Obama l'America dell'auto sarebbe finita nell'abisso. D'altra parte il suo cuore ormai è a Detroit, la stessa città dove nel 1922 arrivò il senatore Giovanni Agnelli, padre dell'Avvocato, per imparare da Henry Ford la magia della catena di montaggio.

GIANNI LETTAGIANNI LETTA

Nella città americana Marpionne vede le cose in modo profondamente diverso da Sciaboletta Scajola e anche se non lo dice si comporta come il vecchio senatore Agnelli che mise l'azienda nelle mani di Valletta e disse al figlio Gianni di girare il mondo "per divertirsi un poco".

Sono parole che andrebbero benissimo anche per Yaki Elkann e Luchino di Montezemolo il quale nel casino della trattativa Fiat pare che abbia telefonato domenica pomeriggio in Vaticano (così scrive "La Stampa") per dire al cardinal Bertone che "gli operai e l'Italia sono centrali".

Anche Marpionne nel 2007 diceva le stesse cose e le diceva il 23 settembre a Foggia citando Macchiavelli, Dickens e Mel Gibson. Davanti a un Romano Prodi commosso il manager del pullover sgualcito affermò che "una società liberale deve difendere chi è colpito dal cambiamento", e aggiunse che lo sviluppo di un'impresa "non è solo una questione di tecnologia o di risorse finanziarie. È prima di tutto una questione di cultura".

Berlusconi alla camera - con capelli - 27 gennaioBerlusconi alla camera - con capelli - 27 gennaio

E qui si ritorna alla partita a poker di ieri e alla sfida lanciata da Marpionne al Governo di tirar fuori dai cassetti una politica industriale. Il problema rimbalza nelle mani di Sciaboletta Scajola e del suo ministero che assomiglia sempre di più al Muro del Pianto. In questo momento deve affrontare 150 vertenze delicate e i suoi collaboratori (primo fra tutti il capo della task force per le aziende in crisi, Giampietro Castano) balbettano di fronte alle situazioni di Eutelia e Alcoa perché si muovono senza un quadro di riferimento.

EMMA MARCEGAGLIAEMMA MARCEGAGLIA

L'assenza di una politica industriale dovrebbe essere al primo posto nelle preoccupazioni del Governo che dedica energie infinite ai problemi personali del premier. Eppure questo è un tema di straordinaria importanza che è sempre stato affrontato dalla coda (incentivi e ammortizzatori sociali) e mai dalla cima, cioè dai pilastri di una strategia che dovrebbe guardare oltre i cancelli della Fiat e all'intero sistema produttivo.

Invano Emma Marcegaglia ha lanciato messaggi forti per far capire che il problema italiano non è soltanto quello dell'automobile, ma gli ovuli della fantasia di Sciaboletta Scajola e dei suoi colleghi di governo non sono mai andati oltre il meccanismo degli incentivi.

ObamaObama

È evidente che Sciaboletta non ce la fa a passare dal tavolo della scopetta a quello del poker, e quindi è buon gioco per Marpionne alzare la posta e chiedere di "vedere" mettendo nel piatto la sua puntata. Le carte migliori, per il momento, le ha in mano lui, e fa veramente ridere il modo con cui il "liberista" Berlusconi lo ha snobbato con le dichiarazioni di ieri ("sembra che la Fiat non sia interessata agli incentivi").

Fiat TERMINI IMERESE Fiat TERMINI IMERESE

Forse prima di snobbare l'agnostico manager e la Sacra Famiglia degli Agnelli, papi-Silvio dovrebbe mettere nel conto gli effetti destabilizzanti di una vicenda dove la Fiat è pronta a chiudere i cancelli non solo di Termini Imerese ma anche degli altri stabilimenti in Italia. E nessuno venga a dire che esistono 7-8 offerte alternative allo stabilimento siciliano. Queste sono ballons d'essai che servono soltanto a placare per qualche ora i poveri operai siciliani.

POMIGLIANO - FIATPOMIGLIANO - FIAT

C'è benzina sul fuoco, quanto basta per incendiare le piazze e per aprire una stagione di duri conflitti. Il gioco si sta facendo sempre più duro e Marpionne, a costo di contraddire ciò che aveva detto il 16 settembre dell'anno scorso quando annunciò che "senza proroga degli incentivi sarà un disastro", fa capire che Torino è pronta a un micidiale braccio di ferro. D'altra parte la Fiat ha una lunga consuetudine ai bracci di ferro con i governi e ne è sempre uscita vittoriosa. Così ha fatto ai tempi di Romiti che non era un tenero e schiaffeggiava le inerzie dei politici anche a costo di far marciare per le strade di Torino 40mila colletti bianchi.

FIAT mirafioriFIAT mirafiori

È difficile capire come questa volta finirà la partita a poker dove sul tavolo sono state buttate carte industriali, culturali e politiche. Probabilmente si arriverà a un compromesso che vedrà le regioni (prima di tutte la Sicilia e il Piemonte) tirar fuori almeno una parte di quei quattrini che il "giurista" Tremonti continua a negare al ministro dell'Aeroporto di Albenga.

La "distruzione creatrice" di Marpionne ha questo obiettivo: un compromesso meno miserabile dei 300-400 milioni di incentivi in nome di una politica industriale che è tutta da scrivere. L'alternativa è lasciare morire uno ad uno i siti dell'automobile italiana per lavorare in Serbia o in Brasile.

Nella grande partita a poker si può lasciare, puntare, vedere e rilanciare. Se nessuno però si mette nei panni del mazziere il gioco non comincia. E non è il momento delle carte truccate e coperte.

 

 
[05-02-2010]