IL REGALO DEL TRIBUNALE - I GIUDICI SALVANO RISANAMENTO - PASSERA SALVO (INTESA SANPAOLO esposta per la cifra-monstre di 650 milioni) - CHI TREMA È ZUNINO. TREMA da quando il suo amico e socio Giuseppe Grossi, incarcerato a San Vittore, ha cominciato a riempire pagine e pagine di verbali...
Francesco Bonazzi per "il Fatto Quotidiano"
Zunino e la moglie stefania
La strategia delle grandi banche s'era già capita da mesi, ma da un paio di settimane coincideva esattamente con la linea che trapelava dal Palazzo di giustizia milanese: separare i destini societari di Risanamento da quelli personali e giudiziari di Luigi Zunino.
Così, quando ieri mattina il salvataggio del colosso immobiliare gravato da tre miliardi di debiti ha ricevuto anche formalmente il crisma di una sentenza del tribunale civile, capace di respingere la richiesta di fallimento presentata dalla procura, le prime cinque grandi banche di casa nostra hanno tirato un gran sospiro di sollievo e hanno fatto festa a Piazza Affari.
Invece da Parigi, dove sempre più spesso risiede, il cinquantenne "tycoon" di Nizza Monferrato ha forse compreso di essere un uomo sempre più solo. Discarcionato in estate dalla guida di Risanamento, ormai amministrata dagli avvocati e dai suoi banchieri creditori, da giorni Zunino sa di camminare sul filo del rasoio. Con esattezza, lo sa dal pomeriggio di mercoledì 21 ottobre, quando il suo amico e socio Giuseppe Grossi, incarcerato a San Vittore, ha cominciato a riempire pagine e pagine di verbali con i pubblici ministeri milanesi Laura Pedio e Gaetano Ruta.
PASSERA
Grossi, meglio noto come "il re delle bonifiche ambientali", avrebbe iniziato a parlare dei lavori eseguiti per Santa Giulia, il quartiere milanese che Zunino sognava di costruire da qualche anno e che forse sarebbe già realtà se non fosse per un piccolo particolare: i soldi erano finiti da oltre un anno e i subappaltatori non vedevano più un centesimo.
Ma quello che più preoccupa i legali del finanziere monferrino è il famoso "comparto estero" sul quale lo stesso tribunale civile aveva chiesto maggiori informazioni, casualmente poche ore prima che scattassero le manette ai polsi di Grossi.
Il pool di avvocati di Risanamento, quotata in Borsa e oggi formalmente guidata dal giurista Vincenzo Mariconda, aveva sfornato in 24 ore un centinaio di pagine sull'impero straniero di Zunino. Pochi giorni dopo, arrivò la doccia gelata dell'arresto di Grossi, socio di Zunino in alcune holding estere. E proprio di questi loro rapporti oltre confine avrebbe iniziato a parlare Grossi.
Il progetto Montecity di Zunino bonificato da Grossi
In ogni caso la sentenza di ieri, firmata dai giudici Filippo La-Manna, Pierluigi Perrotti e Marianna Galioto, ancorché prudentissima nello spiegare che l'omologa del piano di salvataggio bancario da 800 milioni sarà oggetto di futura e attenta "vigilanza", ha reso felici le banche creditrici. A cominciare da quell'Intesa Sanpaolo che con Risanamento è esposta per la cifra-monstre di 650 milioni, per andare avanti con Unicredit, Banca Popolare di Milano, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare.
Milano Santa Giulia
Ovvero, i primi cinque gruppi bancari del paese, che sull'ascesa di colui che nell'estate dei "Furbetti del quartierino" ebbe la modestia di definirsi "la formula uno dell'immobiliare", avevano scommesso a piene mani i soldi raccolti con tanta cura dalla propria clientela. Già, perché il fior fiore del sistema creditizio italiano ha fatto a gara, negli anni scorsi e anche in piena stretta creditizia, nel finanziare lautamente il signor Zunino da Nizza.
lap001 zunino mo stefania
Luigi zunino
Le banche estere, che invece non sono gravate da "obblighi di sistema" e non devono in qualche modo rispondere alla politica tricolore, sono invece state liquidate rapidamente all'inizio dell'estate, in modo che la maxi grana zuniniana potesse essere interamente gestita con calma e pazienza tra le "mura amiche". Senza il rischio di degenerare in una nuova Parmalat o in un'altra Federconsorzi, per citare due crac certo molto diversi, ma che per la loro natura internazionale ancora spaventano le banche di casa nostra, con tanto di strascichi giudiziari.
Comunque vada a finire questa storia, per l'istituto milanese guidato da Giovanni Bazoli e Corrado Passera, lunedì 10 novembre sarà un giorno da incorniciare. Un giorno nel quale si è evitata una Caporetto creditizia dagli esiti imprevedibili. E un giorno in cui è stata bocciata la linea della procura, secondo la quale il gruppo immobiliare sarebbe controllato di fatto dalle banche e gli altri creditori sarebbero perciò esposti a rischi di "impari" trattamento.
Poi, per una casualità di calendario finanziario, ieri era riunito anche il consiglio di amministrazione di Intesa Sanpaolo per l'approvazione dei conti dei primi nove mesi del 2009, chiusi con un utile netto di 2,262 miliardi. In calo rispetto ai 3,781 miliardi dell'analogo periodo 2008, è vero, ma di questi tempi è tutto grasso che cola. Come la sentenza del tribunale civile.







