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IL TRISTE E SOLITARIO TRAMONTO DI VITTORIO - NEANCHE I POP CORN VENGONO LASCIATI A CECCHI GORI: REQUISITI I FONDI DELLA SOCIETÀ CHE RIFOCILLAVA GLI SPETTATORI DEI CINEMA – DELL’IMPERO FONDATO DAL PADRE MARIO RESTA SOLO UN DESOLANTE PATRIMONIO IN SVENDITA – IERI L’OFFERTA DI MASSIMO "VIPERETTA" FERRERO: 59,5 MLN € PER TUTTO IL CUCUZZARO…

Malcom Pagani per "Il Fatto Quotidiano"

La cassiera si è fermata a Eboli. Al cinema di provincia dei film di Tornatore. Un cantuccio buio, ciò che resta del giorno, lo sbando di un'antica sala nel centro di Roma, con le pozze d'acqua per terra, i cessi inagibili e un freddo contro il quale le decine di persone strette al centro dell'edificio, seguendo l'istinto al pari della fisica, nulla possono.

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Domenica romana d'autunno. Cinema Empire. Johnny Depp sullo schermo, una maschera annoiata che prima di emettere il biglietto sibila: "Manca il gasolio, vuole entrare lo stesso?", la fotografia più nitida di un crollo senza resurrezione. Soltanto dieci anni fa, la vita era bella. Ai tempi di Roberto Benigni, della sua favola capace di sovvertire la storia e degli Oscar assegnati in una notte losangelina, con i due toscani abbracciati. Ancora felici.

Del gruppo Cecchi Gori, rimangono reliquie. Stritolato da un crac da oltre 1000 miliardi di lire, assalito dai creditori, costretto a mettere sul piatto case, macchine, uffici, library e esercizi, quella che fu la più grande industria cinematografica italiana del dopoguerra (350 opere, Antonioni, Fellini, Scola, Troisi, Olmi, Salvatores) muore senza eutanasia. Giorno dopo giorno.

Il colpo decisivo, sferrato all'inizio del nuovo Millennio. Quando anche Geronzi, che pure lo aveva sostenuto, si eclissò al momento opportuno. Tragicomiche avventure a Montecitorio precedute da viaggi elettorali siciliani per cui non sarebbe bastata la penna di Sciascia. Transazioni economiche fallimentari (sempre a danno di Vittorio e con il concorso della stessa politica). Amori da copertina cui offrire in pasto baby doll, showgirl, droga scambiata per zafferano, pigiamini di seta bianca e confusione.

Arresti: "Voglio morire ma da solo non ce la faccio, aiutatemi con un'iniezione letale", accuse, distrazioni di fondi, bancarotte fraudolente. I propositi di risalita, puntualmente disattesi. Allora, Cecchi Gori deteneva oltre l'80 per cento della settima arte prodotta tra Aosta e Capo Passero. Registi alti e autori popolari, giovani promesse e comici di ogni risma. I Leoni d'oro e gli eroi dell'assalto natalizio al botteghino. Non si faceva nulla se non desiderava Vittorio e il figlio di Mario, il patriarca burbero che all'erede "il mì bischero", lasciò fortuna e redini, voleva spesso.

BENIGNI robertoBENIGNI roberto

Una specie di bulimia. Generoso e morbido, itterico e caporalesco, eccessivo e barocco, con il complesso dell'eredità paterna e la presunzione maldestra di potersela cavare in prima persona. Quando cacciò Radice, l'allenatore che i maligni sussurravano avesse disturbato l'intimità familiare, eruttò: "Io sono laureato, sa?".

Poi, prima che Paolo Virzì fosse sequestrato in albergo per mancanza di fondi durante la lavorazione di "My name is Tanino", e altri autori si strappassero i capelli tra progetti accantonati e set smontati, una visibilità assoluta e ricercata. Pedicure d'alto bordo su yacht da emiro per estati senza risparmio in Costa Smeralda, donne con personalità feroce (Maria Grazia Buccella, Rita Rusic, sposata nell'83, dopo averla incontrata sul memorabile "Attila flagello di Dio", con cui ebbe un figlio e da cui, oltre ad alcune notevoli scoperte, ricevette un'ingiunzione per 2000 miliardi delle vecchie lire), un tracciato di multiplex, da far invidia alle multinazionali estere.

Federico FelliniFederico Fellini

Adesso, mentre sul sito del gruppo, in luogo delle novità editoriali, appaiono gli avvisi lampeggianti delle aste giudiziarie e a Fontanella Borghese, anche i truffatori di professione (che nel momento del declino, si affacciarono come cavallette) si sono stancati di bussare, un rumore di niente.

Antonio Skármeta, lo scrittore cileno de "Il postino", aspetta invano che le buone intenzioni espresse da Vittorio davanti a un tramonto in laguna nel settembre del 2006, diventino immagini. "Ricomincio, vedrete, il prossimo film sarà ‘Il ballo della vittoria' di Trueba". Nulla. il romanzo di una dinastia pare arrivato all'ultimo capitolo. Vittorio sogna un film sulla sua vita che tenga conto del particolare accanimento riservatogli: "Vorrei intitolarlo ‘Il complotto' o meglio ‘Senza vergogna - il caso Cecchi Gori'".

Intanto il telefono ha smesso di squillare e gli amici di un tempo, quelli pronti a ridere a comando, a omaggiarlo senza ritegno, a partecipare ai banchetti e a farsi pagare trasvolate, alberghi in Costa Azzurra e sceneggiature remunerate a peso d'oro, hanno fiutato l'aria salata, scomparendo dal quadro uno a uno. A Roma, il collegio dei liquidatori aveva innescato in maggio la procedura per ripianare i debiti provocati dal fallimento del forziere Finmavi dell'ottobre 2006.

All'asta undici sale, dall'Adriano all'Atlantic, 31 schermi, il più importante circuito della città. Quasi 83 milioni di euro di valore complessivo stimato, oltre a tre strutture chiuse da anni, lo storico Volturno (nave scuola per generazioni di militari in cerca di un'ora di proibita evasione), l'Excelsior e il New York. Dichiarate insufficienti le prime offerte, la realtà ha continuato a innaffiare il proprio corso e come spesso accaduto gli affluenti hanno inquinato la precaria ansa del fiume Cecchi Gori.

GERONZI IN POLTRONAGERONZI IN POLTRONA

Sulla vendita dei beni (in certi casi proprietà degli immobili, in altri solo dell'esercizio cinematografico) si addensa la nebbia. Gli acquirenti (in ballo anche altre proprietà che furono di Vcg in Toscana, a Bari e a Torino) avrebbero dovuto impegnarsi a mantenere per tre anni i livelli occupazionali e a non cambiare la destinazione d'uso. Niente supermercati, né parcheggi.

Poco spazio vitale per le speculazioni. Forse per questo le offerte (si parlava di Benetton) si sono fatte attendere. Sulle centinaia di dipendenti del settore (costo del lavoro, ritardo negli stipendi e alto numero di impiegati, i problemi) aleggiano nubi minacciose. Per questa ragione (garantire continuità), era intervenuta anche una delibera comunale volta a lasciare la possibilità di riservare il 50% della cubatura ad attività commerciali.

Quando sembrava che i tempi dovessero allungarsi, proprio l'altro ieri, Massimo Ferrero, proprietario di Global Media, di quote di "Circuito Cinema", con attività miste tra settore alimentare e celluloide, si è impegnato a versare 59,5 milioni di euro a Ludovico Zocca, il custode giudiziario della Cecchi Gori cinema e spettacolo. Tre milioni già erogati, altri sette alla fine di dicembre. Ulteriori 49,5 entro i successivi sei mesi. Molti soldi, col sospetto che dietro, celato, si nasconda più di un investitore.

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Togliere l'Adriano a Cecchi Gori, significa abbatterlo definitivamente. Sottraendo al pesce risalito in superficie, acqua, aria e denaro fresco. Oggi, mentre il curatore fallimentare gestisce gli incassi delle sale e l'antico collaboratore, uno degli ultimi rimastigli fedeli, Leandro Pesci, accantona tagli vari per sanare i debiti e pagare i lavoratori, Cecchi Gori, abbandonati gli arresti domiciliari piovuti nel luglio 2008, vola in America alla ricerca di una speranza nuova.

Ricominciare all'estero, portando avanti la causa con la Merryl Lynch e quella riguardante Seat-Pagine Gialle col duo Pelliccioli-Colaninno, ancora in auge in Piazza Affari. Partite ancora aperte, con un finale incerto.

Mentre gli avvocati preparano il disperato tentativo di stupire, a Vittorio hanno tolto anche i Pop Corn. Gelati, bibite e panini, rappresentano il 20 per cento dell'incasso di una sala. Soldi che dopo il sequestro di una società di catering riconducibile a Cecchi Gori, sono venuti a mancare proprio nel momento meno adatto. "Ho parlato di calcio e mi hanno fatto fuori, ho preso due televisioncine (Mtv e Telemontecarlo, ndr) e mi hanno ucciso. Il potere non metabolizza le persone per bene".

Il sistema aveva pensato a forme di ammortizzatori sociali per i dipendenti delle sale a rischio licenziamento (attualmente non esistono, possono andare in mobilità ma senza assegno), a una vendita in blocco che evitasse di far scegliere tra sale potenzialmente remunerative e immobili con meno appeal. Tutto cancellato dalla mossa di Ferrero che con 25 milioni in meno di quanto preventivato, rischia di mettere le mani su un patrimonio in desolante svendita.

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Intanto Vcg, forse per la prima volta, conosce la fatica. Sequestrate le case di Londra e l'appartamento sulla Quinta strada a New York, intatta la speranza di una riemersione che però appare ogni giorno più complicata. A qualcuno, produttori indipendenti in testa, manca il suo entusiasmo senza regole. Altri rimirano i nuovi assetti e non lo rimpiangono.

RITA RUSIC - copyright PizziRITA RUSIC - copyright Pizzi

In mezzo c'è Vittorio, bambino come quando recitava ne "Il Sorpasso", uomo sorpreso nel mezzo del cammino da una tempesta perfetta per tutti, tranne che per lui. Del tycoon che agognava il terzo polo, anelava il superamento, non esclusivamente fisico di Berlusconi "siamo entrambi alti 167 centimetri, però lui ha il tacco" e quando osservava l'Arno sporco, si era messo in testa la meravigliosa idea di depurarlo, rimangono i pezzi della "casa di cristallo" che un giorno, senza preavviso, si trasformò in inferno. Vittorio naviga senza rotta. In fondo ha fatto male solo a se stesso. Mentre chi ne foraggiò la megalomanìa, spesso ha seminato in Borsa illusioni, morti e feriti.

 

 
[27-11-2009]