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LA CINA (DI GIANCARLO ELIA VALORI ) È VICINA A BERNABÉ: 800 MILIONI PER LA BANDA LARGA - (SUL 'CORRIERE' DOPO L'ATTOVAGLIAMENTO DI CAIO E DE BORTOLI ALL"ANTICA MILANO") - PER GLI USCIERI TELECOM LA MINA VAGANTE DI BEBÈ È PROPRIO QUESTO CAIO CHE NELLA RICERCA DI POLTRONE SEMBRA DIVENTATO LA GOLA PROFONDA DI TANTI RUMORS - VENTO DI DOLORI PER WIND: LE AUTORITÀ ALGERINE HANNO NOTIFICATO AL GRUPPO DEL FARAONE SAWIRIS UNA PAZZESCA MULTA DI 596 MILIONI DI DOLLARI PER QUESTIONI FISCALI - LA MARCIA DI BEBÈ VERSO SILVIO: CONFERMATO L’INCONTRO DI MILANO (DAGOSPIA DIXIT) -

Gli uscieri di Telecom sono davvero strani.
Quando vedono Franchino Bernabè entrare con l'aria triste diventano allegri, quando invece il manager di Vipiteno è sorridente loro si preoccupano perché sanno che dietro quell'aria garrula si nasconde una gran voglia di battaglia. Ed è con questa impronta sulla faccia che il capo di TelecomItalia è tornato da Barcellona dove nei saloni dell'Hotel Arts che affaccia sul lungomare ha partecipato alla conferenza di Morgan Stanley sui media e le telecomunicazioni.

bernabebernabe

Al meeting spagnolo erano presenti i vertici mondiali del settore e Franchino ha fatto il suo intervento ieri mattina intorno alle 8,30 poi è tornato al suo posto per ascoltare Colao Meravigliao di Vodafone e per scambiare qualche parola con Fernandez Valbuena, il manager 52enne che dal 2002 dirige la finanza di Telefonica.

Nell'hotel a cinque stelle c'erano anche James Murdoch, il figlio dello "Squalo" australiano, e il faraone Sawiris che sembrava piuttosto sconfortato. È di ieri infatti la notizia che le autorità algerine hanno notificato al Gruppo di Sawiris una multa di 596 milioni di dollari per questioni fiscali. Alla Borsa del Cairo i titoli della Holding del faraone sono crollati del 6%, ma Sawiris si aspettava questa botta dopo i disordini che sono scoppiati sabato scorso per la partita Egitto-Algeria vinta dagli egiziani.

Giancarlo Elia ValoriGiancarlo Elia Valori

Il buonumore sulla faccia di Bernabè non è legato alle sfortune orientali del concorrente Wind, bensì alle notizie che sono apparse oggi sul "Corriere della Sera" circa l'interesse del Gruppo cinese "Huawei" a mettere sul piatto 800 milioni per la banda larga.

Il giornale di De Bortoli spiega che cinque banche sono pronte addirittura a sostenere il costo di una rete di nuova generazione perché dispongono di liquidità per oltre 100 miliardi di dollari, e aggiunge che l'interesse dei cinesi per l'Italia è legato al viaggio che il viceministro Paolo Romani ha fatto qualche mese fa nel paese di Marco Polo.

Gli uscieri di Telecom spiegano che "Huawei" è un'azienda manifatturiera di telecomunicazioni diretta da una donna misteriosa che si chiama Sun Yafang di cui esistono rare fotografie. In una delle stupide classifiche di "Fortune" la signora, che è soprannominata "Madame", appare tra le 50 donne più ricche del mondo con un patrimonio di 6 miliardi di dollari.

SAWIRISSAWIRIS

A dirigere la filiale italiana è invece un certo David Wang, che è sbarcato con l'intenzione di potenziare a Milano il centro di ricerca e sviluppo nel quale lavora un piccolo team di ricercatori. A queste informazioni gli uscieri di Telecom aggiungono che il presidente onorario della società cinese è Giancarlo Elia Valori, l'uomo che va in Cina con la frequenza di un pendolare.

Per gli uscieri di Telecom, che ormai hanno sostituito i giornalisti come "cuochi della storia" (la definizione sui pennivendoli è di Ennio Flaiano), questa notizia dei cinesi non sta né in cielo né in terra, ma è soltanto una zeppa messa nei piedi di Franchino per costringerlo a digerire l'ipotesi di una Rete alternativa a quella di Telecom.

A conforto di questa tesi ci sono gli strani movimenti che Dagospia nella sua infinita miseria ha segnalato lunedì scorso, e che oggi vengono ripresi (senza il pudore di una citazione) anche da Giovanni Pons sul quotidiano "Repubblica".

de bortolide bortoli

In pratica, si sussurra a Milano, che a muoversi per mettere le mani sulla Rete di Telecom ci sarebbe in prima linea Fedele Confalonieri assistito dal guru senza patria Francesco Caio e dall'uomo della società di consulenza "Booz Allen", Ferdinando Napolitano. Il piano prevedrebbe lo scorporo della Rete di Telecom e l'ingresso di nuovi azionisti in una newco, di cui Mediaset, tramite una sua società controllata, dovrebbe acquisire il 10% e avere un ruolo guida nell'operazione.

In questo marasma di voci ecco spuntare i cinesi annunciati dallo squillo di tromba del "Corriere della Sera", ma si dà il caso che Dagospia abbia beccato lunedì scorso il barbuto Francesco Caio mentre al ristorante "Antica Milano" pranzava con il direttore del giornale, Flebuccio De Bortoli. Per gli uscieri di Telecom la mina vagante di Bernabè è proprio questo Caio che nella ricerca scomposta di una poltrona sembra essere diventato la gola profonda dei tanti rumors che girano in questi giorni.

FEDELE CONFALONIERI - copyright PizziFEDELE CONFALONIERI - copyright Pizzi

Sul "Corriere della Sera" si legge ancora che i cinesi di "Huawey" avrebbero incontrato riservatamente i vertici di Vodafone, Wind, Fastweb e Stefano Pileri, il manager che pochi giorni fa si è dimesso da Telecom e che secondo alcuni rumors sarebbe in trattativa con Tiscali. Se la notizia degli incontri con i cinesi disposti a mettere sul piatto 800 milioni per la banca larga è vera, allora non si capisce perché Stefano Parisi, il capo di Fastweb, in un'intervista pubblicata sempre sul "Corriere" di oggi ribadisca con fermezza che non c'è alcun bisogno di creare una nuova Rete nazionale perché Telecom che l'ha costruita in condizioni di monopolio "ha l'obbligo di aprirla per far passare la fibra ottica".

D'altra parte - aggiunge il manager romano che insieme a Sarmi è considerato il successore più quotato di Franchino Bernabè - "l'attuale rete d'accesso Telecom genera circa 3 miliardi di euro di margine operativo...e teoricamente ci sarebbe lo spazio per finanziare la nuova Rete nazionale in fibra". Parisi non lo dice chiaramente, ma fa capire che è la stessa Telecom a dover cacciare i quattrini per ammodernare l'infrastruttura e potenziare la banda larga.

Se le cose stanno così Franchino ha ragione di rientrare dalla Spagna con la faccia sorridente perché dentro questa faccenda della Rete si stanno impigliando in molti e il fatto che arrivino i cinesi "per mettersi in salotto e fare un quarantotto che non finisce più" (come cantava Giorgio Gaber), non fa che aumentare le sue possibilità di sopravvivenza.

Luigi Zingales Luigi Zingales

Sul suo tavolo però ci sono i dossier bollenti delle cessioni che servono per fare cassa e per alleggerire il macigno dei 35 miliardi di debiti. La prima vendita è stata quella della controllata tedesca Hansenet che nel Consiglio di amministrazione del 5 novembre è stata bocciata da quel gran disturbatore di Luigi Zingales, il consigliere indipendente con l'aria da ragazzino che insegna all'università di Chicago. E ieri Zingales ha messo le mani avanti con una lettera a Galateri di Genola (la notizia è del "Corriere della Sera") che mette in guardia Franchino sulla vendita di Telecom Argentina.

La strada di Bernabè sulle cessioni è in salita e difficile sembra anche la vendita della "strategica" Sparkle, per la quale Franchino ieri a Barcellona si è dimostrato disponibile precisando che comunque c'è tempo fino al 2011. Più calda e attuale sembra invece la questione che riguarda SSC, un'altra società posseduta da Telecom e specializzata nella gestione dei sistemi contabili e amministrativi per i quali viene utilizzata la tecnologia SAP.

stefano parisistefano parisi

Questa azienda ha 600 dipendenti e un portafoglio contratti per circa 65 milioni di euro l'anno, e secondo le voci raccolte dagli uscieri Bernabè avrebbe manifestato l'intenzione di venderla a Engineering,la società di Michele Cinaglia che già lavora molto con Telecom sulla base di un contratto per sette anni da 455 milioni di euro.

Il capo di Telecom però non ha alcuna intenzione di prestare il fianco alle critiche ed è attento alle domande dell'azionista Marco Fossati e di Renato Pagliaro di Mediobanca che insieme agli uomini dell'Audit di Telecom vogliono sapere se davvero c'è l'esigenza di vendere SSC a Engineering. La questione è stata posta anche a Germano Spreafico e a Stefano Pileri, l'ex-uomo della Rete che si sarebbe scontrato con Bernabè sull'idea di cedere il cuore informatico dell'azienda alla società di Michele Cinaglia.

Le ultime notizie raccolte dagli uscieri di Telecom dicono che anche Franchino si sia convinto della necessità di mettere in gara SSC in modo da fugare tutte le ombre. Con questa procedura, che Spreafico, Pileri e Pagliaro suggerivano da tempo, si eviterebbe un eventuale voto sul dossier. Con buona pace dell'azionista Fossati, dei piccoli azionisti che strillano contro la "Casta" di Telecom e di Oscar Cicchetti, il manager che ha sostituito Pileri e adesso si trova tra le mani la patata bollente.

BERNABE', CON MEDIASET COLLABORIAMO…

(Ansa) - 'Con Mediaset collaboriamo. Sono incontri tra imprenditori che si occupano delle stesse cose'.
Lo ha detto l'amministratore delegato di Telecom, Franco Bernabe', a margine della presentazione dell'VIII rapporto sulla comunicazione del Censis, riguardo alle indiscrezioni stampa su una riunione tenutasi a Milano all'inizio di questa settimana con i vertici Mediaset e l'advisor del governo per le reti di nuova generazione, Francesco Caio, sul futuro delle rete Telecom Italia e i possibili impatti sul business tv con l'introduzione della banda ultra-larga.
'No comment' sull'argomento, invece, dal presidente di Mediaset Fedele Confalonieri.

 

 
[19-11-2009]