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MAI SUCCESSO! NASCE UNA NUOVA BANCA SCAVALCANDO LA BANKITALIA DI DRAGHI - LA TREMONTI BANK È UN CICLONE CHE SPIAZZERÀ IL SISTEMA DI PASSERA & PROFUMO. - NEL CASSETTO DI PAPI È PRONTA LA LETTERA DI DIMISSIONI DI GIULIETTO. UNA LETTERA SCARLATTA CHE PORTA IL SIGILLO DELLA LEGA, L’ALLEATO PIÙ FORTE DEL CAVALIERE - DALLA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL’UNIVERSITÀ CATTOLICA COSA RESTA DI BOFFO-RUINI - TRENI-BOMBARDIER IN LIGURIA E SCAJOLA GODE - PRONTO UN BRAGGIOTTINO PER LAZARD? - “GRATTA&VINCI”: DE AGOSTINI DOVRÀ CACCIARE ENTRO NOVEMBRE 500 MILIONI DI EURO

1 - MAI SUCCESSO: NASCE UNA NUOVA BANCA SCAVALCANDO BANKITALIA - LA TREMONTI BANK SPIAZZA IL SISTEMA PASSERA & PROFUMO - NEL CASSETTO LA LETTERA IN CUI GIULIETTO È PRONTO A DARE LE SUE DIMISSIONI. UNA LETTERA SCARLATTA CHE PORTA IL SIGILLO DELLA LEGA, L'ALLEATO PIÙ FORTE DEL CAVALIERE
"Oggi è un grande giorno! Ho l'onore di annunciare che il presidente onorario della Banca del Sud sarà Carlo di Borbone delle Due Sicilie".

Era il 25 febbraio 2006 quando Giulietto Tremonti pronunciò solennemente a Napoli queste parole davanti ai rappresentanti della nobiltà partenopea e dei gesuiti che all'iniziativa della nuova banca meridionale avevano aderito attraverso un fondo etico.

A godere più di altri fu Carlo di Borbone, l'ultimo erede della dinastia che nel '98 ha sposato Camilla Crociani, figlia del defunto manager condannato per lo scandalo Lockeed.
A distanza di tre anni Tremonti ci riprova, ma il progetto della Banca del Mezzogiorno che presenterà domani in Consiglio dei ministri ha gambe più solide e non presta il fianco all'ironia. L'idea dell'ex-tributarista di Sondrio sta creando fibrillazioni dentro il governo e nei capibastone delle regioni meridionali che hanno capito benissimo le intenzioni del ministro.

Con il nuovo istituto creditizio Giulietto, che oggi partecipa al congresso nazionale della Società Italiana di Psichiatria insieme a Guido Rossi, vuole mettersi al riparo dall'accusa di dimenticare il Sud e mette nelle mani della Lega uno strumento che potrà servire per vellicare il consenso delle piccole e medie imprese meridionali.

Alla Banca d'Italia seguono con attenzione questa procedura inconsueta che vede nascere una nuova banca scavalcando le competenze di via Nazionale, ma ieri Mario Draghi che ha parlato di pensioni al Collegio Carlo Alberto di Moncalieri, non ha fatto alcun cenno al parto del ministro dell'Economia. Non c'è dubbio però che a Palazzo Koch l'irritazione sia forte perché il genietto di Sondrio ha scavalcato le competenze della Banca d'Italia e darà vita alla nuova banca con un decreto, senza cioè seguire l'iter tradizionale.

Ma non è solo Draghi a sentirsi spiazzato da questa novità. Anche sul fronte delle grandi banche l'idea di Giulietto suona come uno schiaffo che si aggiunge ai ripetuti ceffoni rivolti dal ministro nei confronti di Unicredit e IntesaSanPaolo.

Quest'ultima è guidata da quel Corradino Passera che nel 1998 fu nominato amministratore delegato delle Poste e si inventò BancoPosta, un'idea brillante che ha consentito all'azienda guidata oggi da Massimo Sarmi di rastrellare denaro attraverso la rete di 14mila sportelli. Adesso le Poste avranno un ruolo decisivo nel successo della nuova banca che userà gli sportelli per vendere i suoi prodotti ai risparmiatori.

Per un curioso paradosso la creatura inventata da Corradino Passera diventa il braccio armato del suo nemico Giulietto Tremonti, e il fronte delle grandi banche è costretto a salire nelle stanze di Palazzo Chigi per chiedere a Gianni Letta e al Cavaliere ferito di arginare la concorrenza "protetta" della nuova banca per il Sud. Forse gli chiederanno anche se questo genio senza limiti sta pensando davvero di sfilargli la poltrona.

Ancora una volta papi-Silvio allargherà le braccia e tirerà fuori dal cassetto la lettera in cui il ministro è pronto a dare le sue dimissioni. Una lettera scarlatta che porta il sigillo della Lega, l'alleato più forte del Cavaliere.

2 - L'ESITO DELLA BATTAGLIA PER LA GUIDA DELL'UNIVERSITÀ CATTOLICA FARÀ CAPIRE CHE COSA RESTA DEL POTERE BOFFO-RUINI - SAT2000 PRENDERÀ IL NOME DI TV2000
Dino Boffo, l'ex-direttore dell'"Avvenire", è stato archiviato dai giornali.
La vicenda del giornalista di Asolo scoppiata alla fine di agosto per l'articolo di Feltri sulle presunte molestie sessuali, non suscita più l'interesse della cronaca. Questo non significa però che in Vaticano i suoi movimenti non siano seguiti con attenzione. Anche se non appare sul proscenio, Boffo resta un personaggio pesante dietro il quale continua ad aleggiare l'ombra di Camillo Ruini, il prelato con il quale si incontrò per la prima volta nel 1981 a Reggio Emilia.

In quell'epoca Ruini non era ancora vescovo (lo diventò nel 1983) e il giornalista era un esponente dell'Azione Cattolica, poi tra i due nacque un'alleanza che portò Boffo nel '94 a direttore del quotidiano della Cei. Da allora la sua influenza si è estesa a macchia d'olio sull'intera tastiera dei media controllati dal Vaticano.

Primo fra tutti Sat2000, l'emittente che insieme all'"Avvenire", all'Agenzia di stampa SIR, alla radio e alla catena dei quotidiani diocesani, fa parte della corazzata mediatica d'Oltretevere.
In questi giorni in Vaticano hanno appreso che Sat2000 prenderà il nome di Tv2000 e che il cambio del logo è stato pianificato con una strategia così dispendiosa da suscitare grandi critiche.

Dino Boffo non si vede più nelle stanze della televisione cattolica, ma non sembra aver mollato totalmente le redini e si muove soprattutto intorno alla Fondazione "Giuseppe Toniolo" di Verona.

Questo organismo è nato nel 1976 come centro culturale ed è dedicato al nome dell'economista cattolico di Padova che fu grande ammiratore di Leone XIII. L'importanza della Fondazione è rappresentata più che dalle sue iniziative dal fatto che esercita una forte influenza sull'Università Cattolica di Milano. E qui si ritrovano le tracce di Boffo che sta tirando la volata al rettore Lorenzo Ornaghi per una riconferma della carica.

Ornaghi è un professore di 61 anni che guida la Cattolica dal novembre 2002 ed è considerato in pieno sodalizio con Ruini.
Negli ambienti della Cei il silenzio su Boffo è assoluto, ma l'esito della battaglia per la guida dell'Università milanese farà capire che cosa resta del suo potere.

3 - TRENI-BOMBARDIER E SCAJOLA GODE
Gli uscieri del palazzo-obitorio delle Ferrovie hanno tirato un sospiro di sollievo.
Sembra infatti che dopo tante incertezze alla fine del mese o al massimo nei primi dieci giorni di novembre, Mauro Moretti farà decollare la maxi-gara per l'acquisto di 50 treni ad Alta Velocità. Questa delle gare è una partita spinosa per il manager di Rimini che ancora oggi deve combattere con le società delle pulizie sui treni che hanno fatto ricorso e non accettano di essere sostituite.

L'annuncio del bando è arrivato ieri da Milano per bocca del direttore della divisione passeggeri di Trenitalia, Gianfranco Battisti, che ha parlato in un convegno al quale ha assistito in silenzio anche Giuseppe Sciarrone, l'amministratore delegato di Ntv, la società di Montezemolo per l'Alta Velocità.

I nuovi treni arriveranno sulle rotaie non prima di tre anni, ma questo tempo non impedisce al ministro dell'aeroporto di Albenga, Claudio Scajola, di gioire in modo particolare. Il politico ligure che si è messo di traverso ad "Annozero" e Michele Santoro, è convinto infatti che la maxi-gara sarà vinta dalla società Bombardier, che ha un grande stabilimento a Vado Ligure, un comune del suo collegio.

Bombardier Italia è la filiale dell'omonimo gruppo canadese che fattura nel mondo oltre 15 miliardi di dollari con più di 60mila dipendenti. In Liguria è sbarcata nel 2001 costituendo la Bombardier Transportation Italy, specializzata nelle costruzioni di rotabili e impianti ferroviari.

Scajola è convinto che la commessa finirà nelle mani di questa società che si è alleata per il business con AnsaldoBreda di Finmeccanica. Nessuna speranza invece per la francese Alstom alla quale Luchino e i soci di Ntv hanno commissionato 25 convogli. E anche per gli altri concorrenti pesanti come General Electric e Siemens sembra che la partita sia già decisa.

4 - UN BRAGGIOTTINO PER LAZARD?
La finanza francese segue con molta ansia le notizie che arrivano da un ospedale di New York dove lunedì è stato ricoverato per infarto Bruce Wasserstein, l'amministratore delegato della banca d'affari Lazard.

Quest'uomo ha appena 61 anni e dal 2002 guida la boutique finanziaria che occupa per il suo prestigio uno dei primi posti nel panorama internazionale. La sua storia inizia nel 1848 quando i tre fratelli Lazard (Alexandre, Elie e Simon) ebrei originari dell'Alsazia, emigrarono a New Orleans per avviare un'attività di import-export e partecipare alla "corsa all'oro" in California. Poi nel 1852 i fratelli aprirono il loro ufficio di Parigi che è diventato il salotto più importante della finanza francese. Oggi Lazard fattura 1,6 miliardi di dollari e ha 2.300 dipendenti che sono riusciti con il loro lavoro a resistere alla crisi dei mercati.

Il nome Lazard è ben noto anche a chi maneggia nella finanza italiana perché è legato ai rapporti che furono stabiliti dal banchiere André Meyer (partner di Lazard a New York) ed Enrico Cuccia di Mediobanca. E in Lazard come in Mediobanca ha lavorato Gerardo Braggiotti, detto Braggiottino, il banchiere 57enne nativo di Casablanca che potrebbe prendere il posto di Wasserstein alla guida della celebre merchant bank.

L'ipotesi non è peregrina anche se Braggiottino con il suo caratterino irrequieto ha sbattuto la porta di Lazard e di Mediobanca per mettersi in proprio con Banca Leonardo che guarda caso ha aperto i suoi uffici in boulevard Haussmann, a due passi dal quartier generale di Lazard.

Di lui si è parlato lunedì sera all'ambasciata d'Italia quando Giancarlo Elia Valori ha presentato il suo libro sul futuro alla presenza del vecchio Bernheim e di David de Rotschild e il rumor trova spazio oggi sul "Sole 24 Ore".

Le notizie che arrivano dall'ospedale di New York sulla salute di Wasserstein non sono affatto buone, ma quelle che riguardano i business che Braggiotti è riuscito a costruire in questi anni intorno alla Fiat e a BancaIntesa fanno pensare che potrà arrivare a Parigi soltanto con garanzie di ferro.

5 - "GRATTA&VINCI": DE AGOSTINI DOVRÀ CACCIARE ENTRO NOVEMBRE 500 MILIONI DI EURO E SARÀ COSTRETTA A CERCARE I QUATTRINI CON GRANDE FATICA
Avviso ai naviganti: "Si avvisano i signori naviganti che nel quartier generale del Gruppo De Agostini a Novara c'è molta preoccupazione per l'esito della gara sul "Gratta&Vinci".

La società Lottomatica di Lorenzo Pelliccioli è l'unica che ieri pomeriggio alle 16 ha presentato un'offerta da 800 milioni per gestire il gioco della fortuna. Se però l'esito finale sarà in suo favore De Agostini dovrà cacciare entro novembre 500 milioni di euro e sarà costretta a cercare i quattrini con grande fatica".

 

 
[14-10-2009]