dagospia.com

HomePage   |   Segnala articolo

MI LODO E M’IMBRODO – L’ETERNA SFIDA TRA IL CAV. E L’ING. RIPARTE OGGI CON IL PROCESSO D’APPELLO SUL LODO MONDADORI – SUL PIATTO I 750 MLN DI DANNI VINTI IN PRIMO GRADO DALLA CIR – I LEGALI FININVEST CHIEDONO UNA CONSULENZA PER APPURARE L’ENTITà DEL DANNO (CDB CI AVREBBE PERSINO GUADAGNATO) – ALMENO UNA SETTIMANA PER LA DECISIONE DELLA CORTE…

1 - LODO MONDADORI: FININVEST CHIEDE CONSULENZA, CIR SI OPPONE...
(Ansa) -
E' battaglia tra Fininvest e Cir su una consulenza per determinare la congruità dei valori di cessione delle azioni nella compravendita della Mondadori. Oggi in aula, davanti alla seconda Corte d'appello civile di Milano, i legali Giorgio De Nova e Giuseppe Lombardi, che rappresentano la holding di Silvio Berlusconi, hanno sostenuto che non c'é stato alcun danno per Cir e hanno chiesto una consulenza tecnica per verificare, come ha spiegato l'avvocato Lombardi, se "De Benedetti non solo non ci abbia rimesso una lira, ma addirittura guadagnato 30 miliardi".

SILVIO BERLUSCONISILVIO BERLUSCONI

A tale istanza si sono opposti gli avvocati Vincenzo Roppo e Elisabetta Rubini, legali di Cir, sostenendo che ai tempi della cosiddetta battaglia di Segrate, "il congruo prezzo non interessava. La logica era diversa ed era quella di rapporti di forza poi ribaltati con la sentenza Metta (il giudice Vittorio Metta)", per la quale c'é stato poi un danno per il gruppo controllato dalla famiglia De Benedetti. Il tribunale si è riservato di decidere.

In sostanza i giudici d'appello, nell'ambito della causa civile sul Lodo Mondadori, entro almeno una settimana dovranno decidere se conferire o meno una consulenza tecnica d'ufficio chiesta di legali della società di via Paleocapa, sul prezzo di mercato delle azioni al centro della compravendita, avvenuta nel '91, della casa editrice di Segrate.

Carlo De Benedetti con moglieCarlo De Benedetti con moglie

In primo grado il Tribunale aveva condannato Fininvest a risarcire 750 milioni di euro a Cir, sentenza che Fininvest chiede di riformare anche perche' come ha ribadito l'avv. De Nova in aula "occorre la prova del danno economico e riteniamo che Cir non abbia dato la prova del danno economico subito".

"Prima di liquidare un danno astronomico - è un passaggio dell'intervento dell'avv. Lombardi - ritengo ci siano gli elementi sostanziali per ammettere una consulenza per verificare se De Benedetti non ci ha rimesso una lira ma addirittura guadagnato 30 miliardi" di lire. Gli avvocati di Cir, opponendosi all'istanza, hanno sottolineato che da Fininvest oggi è arrivata "una nuova e arbitraria riconfigurazione del danno".

GHEDINIGHEDINI

A loro avviso, come ha illustrato l'avv. Roppo, le diverse ragioni di scambio azioni nel '90 e nel '91 (dopo la sentenza Metta al centro del processo penale per corruzione in atti giudiziari, ndr) non erano determinate da parametri obiettivi di mercato ma da "una logica diversa e cioé partire dal risultato economico globale e poi ricostruire i valori azionari che avrebbero dovuto portare al esito finale". Una logica fondata "su rapporti di forza" che ha portato Cir dall'avere il controllo sul gruppo Mondadori-Espresso-Repubblica all'essere, con la sentenza di annullamento del lodo (Metta), azionista di minoranza.

2 - L'ULTIMO SCONTRO MEDIASET-CIR - OGGI L'APPELLO PER I 750 MLN €...
Alfredo Faieta per "il Fatto Quotidiano"

Raimondo Mesiano Raimondo Mesiano "pedinato" dal Tg5

Dopo un ventennio di battaglie, torna per l'ennesima volta in un'aula giudiziaria la guerra di Segrate, partita nel 1990 quando la Cir di Carlo De Benedetti e la Fininvest di Silvio Berlusconi decisero di uscire dallo stallo gestionale nel quale si era venuto a trovare il gruppo Mondadori-Espresso ridefinendo il perimetro delle rispettive attività nell'editoria.

LA PRIMA SENTENZA
Chiuso il primo grado, che ha condannato Fininvest a un risarcimento danni di 750 milioni di euro, si riparte oggi con la prima udienza presso la seconda sezione civile della Corte d'Appello di Milano, dove la holding di Berlusconi ha presentato ricorso contro un verdetto che Niccolò Ghedini, legale del presidente del Consiglio e parlamentare del Pdl, aveva definito allora "incredibile, irreale e non fondato né sui fatti né sul diritto".

GIULIO ANDREOTTIGIULIO ANDREOTTI

Parole dure, come d'altronde era stata dura la reazione nei confronti del giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza contestata anche fuori dalle aule giudiziarie . Mesiano, si ricorderà, era stato messo in ridicolo durante un servizio trasmesso dal contenitore tv Mattino 5. Un colpo basso al magistrato (l'Ordine dei giornalisti ha aperto una procedura), che ben descrive però il clima nel quale si apre il procedimento di appello.

Lo scontro sarà agguerrito: se Fininvest, forte di un collegio formato da ben cinque professionisti, è decisa a smontare sotto ogni angolatura le tesi che hanno sostenuto la sentenza di primo grado, la stessa Cir ha contrattaccato presentando un appello incidentale nel quale conferma di volere non solo i danni da "perdita di chance", per aver sofferto l'indebolimento della propria posizione contrattuale con Fininvest dopo la corruzione di Metta del cosiddetto Lodo Mondadori (alla base del risarcimento), ma anche un indennizzo di danni patrimoniali "da sentenza ingiusta". Se fosse accolta questa tesi la cifra da pagare potrebbe lievitare da 750 milioni fino a un miliardo di euro circa.

PASSERAPASSERA

L'IMPORTO
D'altro canto Fininvest controbatterà non solo su aspetti legali e processuali, ma anche sul quantum, smontando le tesi seguite dal Tribunale che ha accolto il metodo di calcolo Cir per la determinazione del danno. Fininvest punterà a far passare come metodo di calcolo corretto la differenza economica negativa fra i valori delle società nella spartizione così come corrotta dalle vicende Metta (minori di quelle di una spartizione non viziata), e i valori di mercato al tempo della spartizione stessa.

Una differenza che, ai valori di Borsa del 1991 delle società interessate, porterebbe la cifra del danno da liquidare pressoché a zero a causa del crollo delle Borse di quel periodo. Una tale distanza non esclude che la corte faccia ricorso a una perizia d'ufficio, evenienza che allungherebbe i tempi del giudizio, in predicato di chiudersi entro un anno, con effetti che non si possono assolutamente configurare fin d'ora.

IL RUOLO DI PASSERA
Che si possa giungere ad un accordo amichevole è da escludere al momento: d'altronde anche allora la spartizione bonaria non riuscì, nonostante fosse stata caldeggiata da un politico del calibro del senatore Giulio Andreotti e il tavolo di trattative fu aperto presso Mediobanca, l'istituto che aveva ricevuto l'incarico di trovare la quadratura del cerchio tra i due con-tendenti e la famiglia Formenton.

Un incarico di cui si occuparono direttamente i vertici della banca: Enrico Cuccia, il suo delfino Vincenzo Maranghi e Gerardo Braggiotti, astro nascente della finanza italiana ora a capo di Banca Leonardo. Nonostante i mesi di trattative, i tre non riuscirono a trovare la sintesi dell'accordo, per la distanza siderale tra il conguaglio monetario offerto da Fininvest e quello chiesto da Cir, e l'incarico fu abbandonato.

Tra i protagonisti del tempo anche un altro banchiere d'eccezione: Corrado Passera, allora direttore generale in Cir incaricato di seguire la questione e adesso amministratore delegato di Intesa Sanpaolo cui si è rivolta la società del Biscione per la fideiussione a garanzia del pagamento dei 750 milioni di euro.

 

 
[23-02-2010]