PRENDI IL PALAZZO E SCAPPA! - LO STORICO EDIFICIO STURZO, SEDE DELLA DEMOCRAZIA CRISTIANA ALL’EUR (UN GIOIELLO DA DECINE DI MILIONI DI EURO), PALLEGGIATO DALLE VECCHIE VOLPI DEI POPOLARI IN UN GIRO DI FALLIMENTI, SOCIETà FIDUCIARIE E BAD COMPANY - ACQUISTATO PER 34 MLN DALL’IMMOBILIARISTA DI MARIO, QUESTO LO RIVENDE (LO STESSO GIORNO E DALLO STESSO NOTAIO) PER 52 ALLA BANCA ITALEASE (CHE POI HA FATTO CRAC), per riaffittarlo ALLO STESSO DI MARIO, E AL VERTICE DELLA SUA SOCIETà FINISCE IL TESORIERE DEMOCRISTIANO…

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Marco Persico per \"Il Mondo\" in edicola domani

PorticiPortici di Palazzo Sturzo

Era a Roma il gioiello dell\'impero immobiliare della Democrazia cristiana. L\'unico lasciapassare davvero consistente per resistere agli scossoni del ‘92: gli scandali, le aule giudiziarie, il crollo elettorale, i debiti e i conti in profondo rosso. A spanne un centinaio di miliardi di lire. Palazzo Sturzo era la vera gemma del tesoro di casa Dc. Andava speso sapientemente nonostante il carico di un\'ipoteca per un prestito di una trentina di miliardi di lire incassato dalla Banca di Roma.

Un immenso parallelepipedo di oltre 160 uffici con tanto di gradinata e colonnato dall\'aria monumentale spuntato nel cuore dell\'Eur alla fine degli anni ‘50. Voluto nientemeno che da Amintore Fanfani e firmato dall\'architetto Saverio Muratori. In tutto sette piani, di cui due seminterrati, per 53 mila metri quadrati. Fino alle inchieste di Tangentopoli era stato il centro amministrativo della Balena bianca. Per diventare, dopo il duro colpo che aveva lasciato i sopravvissuti alla diaspora cattolica praticamente in braghe di tela, una specie di salvavita finanziario.

Una chicca il palazzo dell\'Eur, da solo valeva tra i 30 e i 60 milioni di euro. Nella spartizione dell\'eredità dello scudo crociato era finito nel portafoglio dei popolari di Pierluigi Castagnetti e dell\'ex presidente del Senato, Franco Marini, (oggi entrambi nel Pd, ma alla fine degli anni \'90 leader dei democristiani che facevano rotta verso sinistra), mentre al Cdu Di Rocco Buttiglione (l\'attuale presidente dell\'Udc) e Gianfranco Rotondi (ministro dell\'Attuazione del programma) erano andati il simbolo e una decina di immobili (il Mondo numero 50 del 2010).

PalazzoPalazzo Sturzo lato

E dalle mani dei Popolari palazzo Sturzo si era ritrovato catapultato in una specie di labirintico girotondo di cessioni giocato tra preliminari non proprio ortodossi, passaggi di mano in rapida successione e manovre societarie dalle traiettorie a dir poco ondivaghe.

Se ci si addentra nel dedalo di nomi e cifre che entrano nell\'affaire Sturzo, salta fuori che gli uomini di Castagnetti e Marini, a partire dai due tesorieri che si sono succeduti alla cassa dei popolari e della Margherita, Luigi Gilli e Nicodemo Oliverio, dopo aver venduto la gallina dalle uova d\'oro per 34 milioni di euro al costruttore di Pomezia, Raffaele Di Mario, si ritrovavano nello stesso giorno alla guida di una delle srl dello stesso immobiliarista che aveva appena comprato. E con la cassaforte improvvisamente ricca di liquidità. Mentre la proprietà della società si inabissava dietro due fiduciarie. Ha tutta l\'aria di un gioco di squadra.

DonDon Luigi Sturzo

GRATIS AGLI EX
Ma facciamo un passo indietro. Luglio 1998. Palazzo Sturzo, fino a quel momento nelle casse della vecchia e malandata immobiliare del partito, la Società edilizia romana (Ser), arriva gratis et amore dei direttamente nelle mani degli eredi della Dc, che nel frattempo hanno preso strade diverse: il Ppi di Castagnetti e Marini sta per confluire nella Margherita e il Cdu di Buttiglione guarda alla destra berlusconiana. Nonostante la scissione formalizzata tre anni prima, gestiscono più o meno d\'accordo gli averi di famiglia.

Il palazzo dell\'Eur viene tirato fuori insieme a decine di altri immobili approfittando della norma che dopo Tangentopoli i partiti si sono approvati appena sei mesi prima per ripianare i buchi di bilancio. «Trasferimenti a titolo gratuito » anche fiscalmente a costo praticamente zero. Ma lasciano sulle spalle della Ser il debito con la Banca di Roma. Nel 2001 lievitato a una ventina di milioni di euro. L\'immobiliare inevitabilmente affoga e fallisce. Anche per le peripezie dell\'ultimo proprietario, il costruttore veronese Angiolino Zandomeneghi, che nel frattempo ha comprato quel che restava dell\'eredità facendolo sparire oltreconfine.

CopertinaCopertina Il Mondo

Bancarotta fraudolenta, dice il pm che ha istruito l\'inchiesta, il capo dell\'Associazione nazionale magistrati Luca Palamara, che incassa il rinvio a giudizio di Zandomeneghi e dei vari segretari amministrativi ex democristiani: dall\'ultimo tesoriere della Dc e parlamentare del Cdu, Alessandro Duce, ai segretari amministrativi del Ppi, Romano Baccarini e Oliverio, il deputato calabrese che all\'ombra di Marini da funzionario dell\'ufficio organizzativo della Balena bianca è arrivato alla tesoreria del Ppi prima, della Margherita poi e quindi ai vertici delle immobiliari dello scudo crociato. E oggi siede sullo scranno di presidente democratico della commissione Agricoltura della Camera.

ENTRA IN SCENA DI MARIO
L\'immobiliarista di Pomezia, Di Mario, è uno che si è fatto da sé. Con una ventina di società incastrate una nell\'altra, giocando rigorosamente a debito, dalle villette a schiera costruite sul litorale romano ha fatto il gran salto portandosi a casa nel giro di pochi anni, tra l\'altro, un albergo sulla Pontina e un centro commerciale alla Bufalotta.

LaLa Pira e Fanfani

Ma incappando nel 2006 in un\'inchiesta giudiziaria della procura di Velletri per un giro di mazzette e appalti truccati ad Ardea. «Non ha mai avuto grandi rapporti con noi», dicono alcuni vecchi democristiani. Eppure Di Mario, con perfetto tempismo, si materializza nella procedura fallimentare della Ser attraverso una srl, la Efisio, affidata a un uomo di sua fiducia, Lucio Capasso. Costituita ad hoc alla fine del 2003 nello studio del notaio Monica Giannotti. Neanche a farlo apposta il notaio dei popolari.

raffaeleraffaele di mario

La Efisio di mestiere fa compravendita di immobili, ha un capitale sociale di 10 mila euro, di cui 3 mila versati, e dopo appena due mesi, nel febbraio del 2004, propone al curatore della Ser, l\'avvocato Andrea Morsillo, una transazione dall\'aria vantaggiosa: acquistare dalla Banca di Roma (nel frattempo diventata Capitalia) il credito nei confronti della Ser subentrando all\'istituto di credito e liberando così, scrive la Efisio, palazzo Sturzo dall\'ipoteca. In cambio della rinuncia del fallimento «a ogni azione, ragione o pretesa, compresa l\'azione revocatoria nei confronti » della donazione di palazzo Sturzo al Ppi, la Efisio avrebbe rinunciato a far valere il credito.

La srl di Di Mario incassa il no, ma in una seconda istanza, anche questa andata a vuoto, si presenta come «creditore subentrante» e allega una perizia secondo cui il palazzo dell\'Eur vale poco meno di 30 milioni di euro.

TUTTO IN POCHE ORE
Il tentativo è fallito, ma ormai i popolari e il costruttore Di Mario fanno squadra. Nella partita di palazzo Sturzo date e luoghi sono importanti. Perché tutto avviene in poche ore. Gli uomini di Castagnetti e Marini, gli ex Dc Gilli e Oliverio, firmano dal notaio Giannotti (il notaio del Ppi dove è stata costituita la Efisio di Di Mario) un contratto preliminare di vendita per persona da nominare con il proprio avvocato, Massimiliano Brugnoletti e il commercialista Saverio Signori a 31,5 milioni di euro. Prorogato per tre volte.

Nicodemo_OliverioNicodemo_Oliverio

L\'ultima scadeva nel giugno 2004, ma poche settimane prima del termine rispunta Di Mario, che con la Dima costruzioni sottoscrive un preliminare di acquisto di palazzo Sturzo per 34 milioni. Poi la girandola di atti. È il 29 luglio 2005. Nello studio del notaio Giannotti, Di Mario incassa definitivamente palazzo Sturzo, allo stesso tavolo un\'ora dopo lo rivende a 52 milioni di euro a una società del gruppo Banca Italease, la Mercantile leasing, che dallo stesso notaio lo gira in locazione finanziaria alla Dimafin, la spa con cui Di Mario controlla la sua Dima costruzioni, che ha appena comprato e rivenduto il palazzo dell\'Eur con 18 milioni di plusvalenza. Ma non è finita. Quel 29 luglio 2005 è una giornata lunga per il notaio Giannotti: alla Efisio c\'è un improvviso cambio al vertice.

PIERLUIGIPIERLUIGI CASTAGNETTI

L\'uomo di Di Mario, Capasso, lascia e gli subentra come amministratore unico Aldo Raffaele Mastrogiuseppe, un vecchio funzionario dell\'ufficio organizzativo del Ppi, uno dei fedelissimi di Oliverio. Mentre Di Mario cede le quote della srl a due società fiduciarie, la Fedra e la Finnat. Anche il bilancio della Efisio rivela qualche sorpresa: nel 2004 l\'esercizio si era concluso con un attivo netto di 500 mila euro, un fatturato pari a zero e come disponibilità liquide solo qualche spicciolo, meno di 3 mila euro.

Ma Mastrogiuseppe porterà bene alla Efisio, perché l\'anno in cui diventa amministratore si conclude con un fatturato che non si sposta dallo zero, ma con un attivo netto di 7,4 milioni. I documenti contabili dicono che si tratta di disponibilità liquide in cassa. Dal maggio 2008 il nuovo amministratore della Efisio è Gilli. I soci, attraverso le fiduciarie, hanno scelto ancora una volta un uomo del Ppi, anzi l\'ex tesoriere del vecchio partito. E ora palazzo Sturzo torna sul mercato con Release, la bad company nata sulle ceneri della Banca Italease.

PalazzoPalazzo Sturzo allEur


LA STORIA DI PALAZZO STURZO

1950/1958
L\'architetto Saverio Muratori vince il concorso lanciato dalla Dc di Fanfani per la costruzione della nuova sede centrale. All\'Eur di Roma nascono i 53 mila metri quadrati di palazzo Sturzo.

FRANCOFRANCO MARINI

1992-1993
Le inchieste di Tangentopoli travolgono la Dc. Il referendum dei Radicali affossa il finanziamento pubblico dei partiti e la Balena bianca progressivamente svuota gli oltre 160 uffici di palazzo Sturzo. I dipendenti sono quasi 500

1998
L\'immobiliare della Dc, la Società edilizia romana (Ser), cede a titolo gratuito palazzo Sturzo al Partito popolare italiano (nuovo nome assunto dallo Scudo crociato dopo Mani pulite) finendo in guai neri. La vecchia Dc è divisa tra il Ppi, che va verso sinistra, e il Cdu, vicino a Silvio Berlusconi

palamarapalamara

2005
Palazzo Sturzo viene acquistato per 34 milioni di euro da una società dell\'immobiliarista Raffaele Di Mario, che lo rivende a 52 milioni alla Mercantile leasing del gruppo Banca Italease. Per poi tornare in leasing finanziario a un\'altra società controllata dallo stesso Di Mario

2008
Il leasing su palazzo Sturzo viene risolto. Affogato dai conti in rosso, Di Mario ristruttura il debito del suo gruppo e l\'immobile dell\'Eur finisce nel pieno possesso di Italease, nel frattempo fallita e risorta come Alba leasing

 

 

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