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quanto può resistere IL SEGRETO BANCARIO sotto i colpi della crisi? tutti a caccia di soldi da tassare - DOPO AVER CONSEGNATO UNA LISTA DI 300 CLIENTI, UBS RESPINto iL FISCO usa – CONVIENE ALLE BANCHE svizzere RIMANERE in america?… -

Lino Terlizzi per "Il Sole 24 Ore"

Lo scontro giudiziario-fiscale tra le autorità Usa e Ubs, la maggior banca elvetica, in Svizzera suscita divergenze ed anche riflessioni sulle strategie degli istituti rossocrociati. Ieri in tarda serata il Tribunale federale amministrativo (Tfa) elvetico ha preso posizione contro la consegna a Washington dei nomi di otto clienti americani di Ubs, che avevano fatto ricorso nella Confederazione.

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Un passo significativo dal punto di vista giuridico, quello del Tfa, anche se non è chiaro se vi saranno conseguenze pratiche sui circa 300 nomi di clienti pure accusati di frode fiscale e già oggetto di accordo tra Ubs e Usa.

L'autorità di vigilanza elvetica Finma, che insieme allo stesso Governo di Berna aveva autorizzato la consegna, ha affermato che la lista dei 300 nomi oggetto dell'intesa probabilmente è già oltreoceano.

Una divergenza, quella tra Tfa e Finma, evidentemente sui tempi e sui modi attraverso cui si può levare il segreto bancario. D'altro canto, sullo sfondo, resta la nuova e ben più massiccia richiesta del fisco Usa, che ora vuole da Ubs 52mila nomi di sospettati di evasione o frode fiscale, richiesta a cui però Ubs si oppone.

Ieri il titolo del gigante bancario ha risentito anche degli ultimi capitoli dello scontro con gli Usa ed ha toccato in seduta il minimo storico di 10,54 franchi, per poi chiudere a 11 franchi (-14%). In Svizzera così le polemiche continuano, il piccolo partito della Lega dei ticinesi ha annunciato un'iniziativa per ancorare alla Costituzione il segreto bancario.

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Ma, più direttamente dentro il sistema bancario, c'è una riflessione che coinvolge anche i maggiori attori, sul perdurare di una presenza diretta degli istituti elvetici sul mercato americano.

«L'accordo fatto da Ubs con le autorità Usa sui circa 300 nomi è un fatto straordinario, che lascio per alcuni aspetti giudicare ai giuristi ma che non mi sembra implichi la fine del segreto bancario. Bisogna però ancor più pensare, a questo punto, all'utilità o meno per le banche svizzere dell'essere direttamente, con proprie importanti strutture, negli Usa», spiega Alfredo Gysi, ceo della banca luganese Bsi ( Gruppo Generali) e presidente dell'Associazione delle banche estere in Svizzera.

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«Quest'ultima vicenda -prosegue Gysi - mostra ancora una volta quanto sia diverso il modo che le autorità Usa hanno di interpretare le norme che riguardano le attività di gestione di patrimoni ed il segreto bancario.

Trattandosi non solo di evasione, ma di frode fiscale, l'assistenza probabilmente sarebbe stata accordata in ogni caso dalle autorità svizzere, ma si è preferito far pressione sull'Ubs, che ha ammesso errori e ha pagato una grossa multa (780 milioni di dollari, ndr), ma ha visto comunque messa in pericolo la sua licenza bancaria negli Usa.

C'è da riflettere su quanto davvero convenga rimanere direttamente sul mercato americano. Non parlo per Bsi, che non c'è, ma per quelle banche elvetiche che ancora sono largamente presenti».

La Commissione Europea, dal canto suo, dopo le mosse di Washington ha chiesto di avere eguale trattamento, in eventuali casi futuri di frodi fiscali di clienti Ue. Ma Gysi non vede l'apertura di un analogo fronte europeo.

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«L'Unione Europea - dice - ha fatto con Berna un accordo sulla tassazione del risparmio che prevede una euroritenuta per i cittadini Ue che hanno patrimoni in Svizzera e che di fatto riconosce il segreto bancario elvetico, che garantisce la riservatezza ma, va ricordato, non copre i reati.

È possibile che Bruxelles si accinga a chiedere alcuni cambiamenti all'accordo sulla tassazione, ma non credo che vi sarà una vera e propria offensiva europea contro il nostro segreto bancario. I maggiori problemi restano con gli Usa, dove le grandi banche svizzere hanno molto investito ma dove il quadro per loro resta resta per molti aspetti sfavorevole.

 

 
[23-02-2009]