"COSTRUITE AUTO NEGLI USA COME MARCHIONNE, IL MIO PREFERITO" - TRUMP RINGRAZIA IL PRESIDENTE RINGRAZIA FCA, ALLA PRESENZA DEI LEADER DELLE PRINCIPALI CASE AUTOMOBILISTICHE, PER AVER TRASFERITO LA PRODUZIONE DAL MESSICO AL MICHIGAN - IL VERTICE RIGUARDAVA IN PARTICOLARE TRE PUNTI: LE EMISSIONI, LA REVISIONE DEL TRATTATO NAFTA, E I DAZI ALLA CINA

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Paolo Mastrolilli per “la Stampa”

 

«E' la mia persona preferita nella stanza». Così Trump si è rivolto ieri a Sergio Marchionne, durante un incontro alla Casa Bianca con i leader delle principali case automobilistiche. Quando l' amministratore delegato di Fiat Chrysler si è presentato, il presidente gli ha detto: «Grazie. Ti stai spostando dal Messico al Michigan».

 

TRUMP MARCHIONNE TRUMP MARCHIONNE

Si riferiva al trasferimento della produzione dei Ram da Saltillo a Warren. Il ceo di Fca ha annuito, e il presidente ha ripreso: «E' quello che ci piace. Infatti, in questo momento, lui è il mio uomo preferito nella stanza. No, davvero, grande notizia. E vi dico che la gente nel Michigan l' apprezza molto. E' una grossa cosa. Lasciare il Messico, andare in Michigan. E' stato preso molto bene. Io l'apprezzo. Grazie».

 

Il vertice riguardava in particolare tre punti: le emissioni, la revisione del trattato Nafta, e i dazi alla Cina. Sul primo punto, l' amministrazione vuole alleggerire gli standard imposti da Obama, che richiedevano di percorrere 55 miglia con un gallone entro il 2025. I produttori sono favorevoli, ma il problema è che Trump vuole dare più di quanto chiedono. Lui propone di congelare gli standard ai livelli previsti per il 2020, e così rischia una prolungata battaglia legale con la California, che ha il diritto di stabilire le proprie emissioni.

MARY BARRA DONALD TRUMP SERGIO MARCHIONNE MARY BARRA DONALD TRUMP SERGIO MARCHIONNE

 

Le cause automobilistiche non vogliono questo scontro, che le condannerebbe all'incertezza, o a produrre di auto diverse per stati diversi. Quindi sollecitano un compromesso. Sul secondo punto i produttori appoggiano la revisione degli scambi col Messico, finalizzati a sostenere i lavoratori americani, ma non fino a rendere impraticabili le loro attività.

 

Il Center for Automotive Research del Michigan stima che le richieste avanzate da Trump provocherebbero tariffe tra il 25 e l'87% sui veicoli venduti negli Usa, con aumenti dei prezzi tra 470 e 2.200 dollari a modello, e una riduzione delle vendite tra 60.000 e 150.000 unità all' anno. Sul terzo punto, è vero che la Cina impone una tariffa del 25% sulle auto americane importate, mentre gli Usa applicano solo il 2% a quelle cinesi, però qui Washington ha un surplus con Pechino. Nel 2017 gli Usa hanno importato 58.000 auto cinesi per 1,5 miliardi di dollari, mentre ne hanno esportate 267.000, incassando 9,9 miliardi.

 

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Marchionne ha commentato così il processo per la revisione delle emissioni: «Sono pienamente favorevole a cercare questo riesame, in considerazione delle mutevoli circostanze». Dopo l' incontro ha aggiunto: «Sono ottimista che il presidente possa trovare la maniera di preservare un programma nazionale, che favorisca il continuo miglioramento dell' efficienza dei veicoli, e allo stesso tempo ci permetta di costruire mezzi che i consumatori vogliono, a prezzi sostenibili. Raggiungere questo risultato richiederà la volontà di tutte le parti al compromesso».

 

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Dunque si ad abbassare gli standard, ma ad un livello accettabile per la California, per evitare lo scontro. Sul Nafta ha detto che le scelte di Trump sono «direzionalmente» corrette, ma «non abbiamo finito. Penso che dobbiamo reindirizzare la produzione messicana verso un mercato globale. Ci sono cose che possiamo fare, ma fa parte di un piano a lungo termine». Dunque l' obiettivo è esportare le auto costruite in Messico in paesi diversi dagli Usa, per evitare l' impatto delle nuove eventuali misure. Marchionne comunque ha fiducia in Trump: «Probabilmente è il più consumato negoziatore che ho visto da molto, molto tempo. Penso dovremmo dargli una chance di farlo».

 

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