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TAVAROLI KOLOSSAL-GATE- L’ELENCO DELLE POTENZIALI PARTI OFFESE: 4 MILA PERSONE E 350 SOCIETà (LA STESSA TELECOM, PALAZZO CHIGI, MOGGI, AFEF) – LA PASTICCIATA LEGGE BIPARTISAN (BY PRODI) CHE IMPONEVA LA DISTRUZIONE DEI DOSSIER…

1 - I PM: PROCESSATE TAVAROLI PER I 4000 DOSSIER ILLEGALI...
Luigi Ferrarella per il "Corriere della Sera"

Nessuna aggiunta ma neanche scremature tra gli indagati, solo qualche potenziale «parte offesa» in più, come il Partito democratico o Palazzo Chigi: la Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio di tutte le 34 persone e delle 2 società (Pirelli e Telecom) alle quali in luglio aveva già depositato tutti gli atti dell'inchiesta sul dossieraggio illecito (con casi anche di intercettazioni telematiche, non telefoniche) praticato dalla divisione Security delle aziende allora facenti capo a Marco Tronchetti Provera, negli anni in cui la guidava Giuliano Tavaroli.

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Sei i canali individuati dai pm Napoleone-Civardi-Piacente: «i mezzi e le persone di Pirelli, Telecom e Tim messi a disposizione da Tavaroli»; l'agenzia di investigazione privata di Emanuele Cipriani (che ha consentito la decrittazione del Cd sequestratogli); il flusso informativo veicolato da detectives privati come Giampaolo Spinelli (ex Cia) e Marco Bernardini (ex Sisde), i cui dossier non sono invece stati trovati; la pirateria informatica del Tiger Team di Fabio Ghioni; le notizie carpite dagli archivi dei servizi segreti grazie ai contatti con 007 (Marco Mancini) e «fonti» (Rossi e Vairello) italiani e (Fulvio Guatteri) francesi; i "profili" stilati dal giornalista Guglielmo Sasinini.

Una macchina alimentata dall'accesso abusivo alle banche dati dell'Interno, della Giustizia e delle Finanze, dal mercimonio di tabulati telefonici, dall'intercettazione di posta e archivi elettronici. E pagata, dal 1997 al 2005, con l'«appropriazione indebita», da parte degli indagati, di 34 milioni di euro delle «parti offese» Pirelli e Telecom (11 dei quali in sequestro a Cipriani).

Tronchetti ProveraTronchetti Provera

Ma le dimensioni del dossieraggio e la quantità di denaro aziendale senza che scattasse alcun controllo interno, inducono i pma contestare a Telecom e Pirelli l'accusa di «corruzione» ai sensi della legge 231 (responsabilità amministrativa delle società per i reati commessi da propri dipendenti nell'interesse aziendale) «per non aver predisposto » o «adeguatamente sorvegliato modelli di organizzazione idonei a prevenire» le corruzioni di pubblici ufficiali.

L'elenco delle potenziali parti offese comprende circa 4.000 persone e 350 società: quasi tutte già note a luglio, alle quali ora se ne aggiungono 200 non in virtù di nuove indagini ma solo del riepilogo dei vari esposti in Procura. Così, ad esempio, per la vicenda del dossier «Oak Fund» su presunte disponibilità all'estero dei Ds, la Procura non ha ritenuto di avere elementi per indicare tra le parti offese D'Alema o Fassino o Nicola Rossi (nomi evocati in un'intervista estiva da Tavaroli, che invece ai magistrati non li ha fatti né prima né dopo), bensì il Partito Democratico a nome del quale l'avvocato Guido Calvi presentò appunto un esposto ai pm.

Luciano MoggiLuciano Moggi

Così come, nel gioco di specchi dei vari dossier, tra le parti offese non è indicato Tronchetti Provera, ma lo sono sua moglie Afef e il fratello di lei, Slaeddine; non lo è Silvio Berlusconi, ma lo è la Presidenza del Consiglio per le notizie «rubate » ai servizi segreti.

Sulla scia di quanto già emerso in 3 anni, tra le «vittime » compaiono Carlo De Benedetti e suo figlio Marco, l'ex ad di Rcs Vittorio Colao, il vicedirettore del Corriere Massimo Mucchetti, la Rcs, la Kroll, Carla Cico, i concorrenti Vodafone, Fastweb, H3G, Sawiris, funzionari del Garante Antitrust, il sindaco di Telecom per i soci di minoranza Rosalba Casiraghi, centinaia di dipendenti o aspiranti lavoratori di Telecom e Pirelli (operazioni Filtro e Scanning); ma anche politici come Lorenzo Cesa o Aldo Brancher, banchieri come Cesare Geronzi, imprenditori come Marcellino Gavio, manager come Enrico Bondi, finanzieri come Al Walid, sportivi come Bobo Vieri e Luciano Moggi.

Giuliano TavaroliGiuliano Tavaroli

2 - «Eliminate quelle carte» Ma non si sa come farlo...
L. Fer. per il "Corriere della Sera"

Oltre al giudizio chiesto al gup Mariolina Panasiti, i pm chiedono al gip Giuseppe Gennari l'avvio della procedura di distruzione degli oltre 4 mila dossier illecitamente formati, imposta dalla pasticciata legge bipartisan varata in fretta e furia per decreto nel 2006 dal governo Prodi nel vortice di un week-end da psicodramma.

Il gip Gennari ha già inviato 20 mesi fa questa legge al vaglio della Consulta perché la normativa era apparsa incostituzionale alle parti offese (che non potrebbero verificare cosa sia stato davvero frugato su loro), agli indagati (che lamentano di non potersi discolpare sulla base del sintetico verbale riassuntivo del contenuto distrutto), e ai pm (che non possono indagare su eventuali reati emergenti dai dossier in distruzione): ma la Consulta neanche ha ancora fissato l'esame. E si manifesta il primo corto circuito: ad atti ora depositati, i difensori avranno diritto a consultare anche questi dossier in teoria da distruggere.

E già da ora al gup e al gip (che fino a Natale sarà assorbito dall'imminente sentenza Parmalat) si pone un gigantesco problema logistico: come avvisare della convocazione delle due rispettive udienze le 4 o 5 mila persone, molte all'estero, che a pena di nullità debbono essere citate con apposita notifica quali potenziali parti offese? Alla fine è possibile che ci si rassegni a farlo per «pubblici proclami»: o con inserzioni sui giornali, o sul sito Internet del Ministero.

 
[25-11-2008]
Jimmy GhioneJimmy Ghione