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TELECOM CAOS: BERNABÈ NELLA PARTE DEL GENERALE CUSTER, FOSSATI FA CAVALLO PAZZO E TORO SEDUTO-GERONZI DA SETTIMANE SI RIFIUTA DI PARLARE CON BEBÈ AL TELEFONO - PERCHÉ L’EDITORE DI CLASS CE L’HA A MORTE CON IL “ROTTWEILER” ARPE, AMICO DELLA FINANZA ANGLO-AMERICANA? GERONZI? NO, TUTTA COLPA DELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA - ABETE AMMETTE DI NON ESSERE UN BANCHIERE. DITEGLI CHE SI CAPISCE DA UN KM DI DISTANZA. STANCA È SULL’ORLO DI UNA CRISI DI NERVI PER GLI ATTACCHI SUL DOPPIO STIPENDIO (SE BRUNETTA DOPO LE REGIONALI LASCERÀ IL DICASTERO PER FARE IL SINDACO DI VENEZIA). CROPPI SUL PIEDE DI GUERRA: C'È UN 'OSSO DURO' NELLA COMUNICAZIONE DI ALE-DANNO. -

LUCIO STANCA PENSA ALL'EXPOLUCIO STANCA PENSA ALL'EXPO

1- TELECOM CAOS: BERNABÈ NELLA PARTE DEL GENERALE CUSTER, FOSSATI GIOCA LA PARTE DI CAVALLO PAZZO, E MEDIOBANCA DOVE TORO SEDUTO-GERONZI DA SETTIMANE HA STACCATO IL TELEFONO E SI RIFIUTA DI PARLARE CON BEBÈ
Gli uscieri di Telecom si possono definire senza offesa "persone informate dei fatti" perché più di altri sanno che cosa è avvenuto dentro l'azienda negli ultimi anni. Per la maggior parte sono uomini freddi che mantengono i nervi saldi e quando corrono le voci più disparate si appellano alla ragione, cioè a quell'ingrediente che un filosofo ha definito un lumicino da tenere sempre acceso.

In queste ore però anche loro sono in difficoltà per l'attacco concentrico che vede Franchino Bernabè nella parte del generale Custer, il martire di Little Bighorn che nel 1876 dovette soccombere con i suoi 31 ufficiali di fronte a Toro Seduto e Cavallo Pazzo. Le frecce contro il manager di Vipiteno stanno aumentando di intensità e arrivano da tutte le parti.

Luigi AbeteLuigi Abete

Lunedì ha cominciato Massimo Giannini di "Repubblica" con il discorso delle tre scimmiette (Consob, AgCom, Antitrust) che non prendono posizione sul futuro della Rete e delle telecomunicazioni. Nell'articolo si leggeva testualmente: "il destino di Bernabè è ormai segnato. Nonostante le smentite di rito lo dicono la forza della logica e l'evidenza dei fatti", poi Giannini snocciolava i tre nomi dei possibili candidati per la poltrona di Telecom: Sarmi, Parisi, Cattaneo, gli stessi già anticipati alcune settimane fa da quel sito disgraziato di Dagospia al quale i giornalisti di "Repubblica" attingono a piene mani.

Oggi è la volta del "Corriere della Sera" con un'altra freccia avvelenata sulle partite sospese di Telecom a firma di Raffaella Polato. Nel testo si parla di Marco Fossati che nella battaglia gioca la parte di Cavallo Pazzo, e di Mediobanca dove Toro Seduto-Geronzi da settimane ha staccato il telefono e si rifiuta di parlare con Bernabè.

È inutile dire che ai piani alti di Telecom serpeggia un notevole nervosismo perché insieme alle frecce dei grandi capi indiani ci sono anche quelle di mille piccoli indiani come il viceministro Paolo Romani che continua a fare il gioco di Mediaset e fa piangere Galateri di Genola sui quattrini per la banda larga.

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In mezzo a questo caos impeccabile, che l'economista Filippo Penati ha definito "un enorme suk", gli uscieri e i top manager di Telecom aspettano il Consiglio di amministrazione del 2 dicembre, ma sanno già che in quell'occasione Franchino non metterà all'ordine del giorno il famoso Piano industriale, né la cessione di Telecom Argentina e tanto meno di Sparkle. C'è chi giura invece che passerà liscia come l'olio la cessione di SSC a Engineering, il gruppo informatico che già lavora per Telecom.

Sembra quasi che Bernabè voglia guadagnare tempo per capire le reali intenzioni del Governo, ma gli azionisti forti di Telco non hanno più alcuna voglia di donare il sangue all'azienda dei telefoni. L'idea che il nuovo Piano industriale arrivi a febbraio rappresenta ai loro occhi l'ennesima conferma di una strategia industriale "conservativa" che ha come obiettivo primario la cessione di alcuni gioielli di famiglia.

Anche su questa strada però Franchino trova gli agguerriti accampamenti di alcuni consiglieri (Zingales), di Cavallo Pazzo-Fossati, e dei piccoli azionisti che non hanno mai contato un cazzo perché hanno sempre assistito come spettatori dolenti alle scorribande di Colaninno e di Tronchetti Provera.

Come se non bastasse c'è chi dentro l'azienda distribuisce una newsletter clandestina che si chiama "Duke News" costruita all'interno di Telecom con particolare malizia. Nel numero distribuito online lunedì dell'altra settimana, "Duke News" rivelava ad esempio che Chicco Testa (per gli amici Testa di Chicco) entra ed esce dagli uffici di Telecom per incontrare l'amico Mangoni, l'ex-manager di Acea che Bernabè ha nominato pochi giorni fa responsabile della finanza.

Paolo PaneraiPaolo Panerai

E oltre a domande velenose del tipo: "è vero che Bernabè quando si muove viaggia soltanto con gli aerei della flotta dell'Eni?", la newsletter clandestina prende di mira Fabrizio Bona, il manager del Commerciale che a luglio ha lasciato Wind e ha messo gli occhi sul contratto da 330mila euro di Christian De Sica e la bella Belen. Il contesto è maledettamente complicato, ma l'unica cosa certa è che Franchino non ha alcuna voglia di fare la fine del generale Custer. Gli uscieri comunque sono pronti a rendergli gli onori militari.

2 - PERCHÉ L'EDITORE DI CLASS CE L'HA A MORTE CON IL "ROTTWEILER" ARPE, AMICO DELLA FINANZA ANGLO-AMERICANA? GERONZI? NO, PIUTTOSTO QUELLA CAMPAGNA PUBBLICITARIA...

Nello spazio di due giorni il quotidiano "MF" del Gruppo Class di Paolo Panerai ha menato botte in testa a Matteuccio Arpe, il banchiere che la settimana scorsa ha presentato agli analisti il piano industriale di Banca Profilo.

Il primo attacco si è visto ieri con un articolo che aveva l'ambizione di disintegrare il piano che Arpe ha presentato agli analisti. Purtroppo era un articolo che il mondo della finanza ha giudicato "maldestro e incompetente" oltre che ingrato perché rimettere in sesto Profilo in quattro mesi e raccogliere 500 milioni di euro tra gli investitori, non è roba di tutti i giorni.

Il giovane banchiere milanese che tanto giovane non è con i suoi 45 anni, ha difetti e ambizioni smisurati che gli sono costati cari a Mediobanca e Capitalia, ma non gli si può negare la capacità di riesumare i cadaveri e riportarli a nuova vita. Oggi lo stesso giornale continua a sbeffeggiare Arpe per la sua partecipazione al Summit che si terrà il 7-8 dicembre tra i big della finanza mondiale in un castello del Sussex.

marco fossatimarco fossati

Contrariamente a ciò che scrive "MF" la notizia sulla presenza di Arpe accanto a grandi banchieri è stata anticipata da Dagospia il 18 novembre, ed è ancora attuale anche se "MF" dice che il nome di Arpe è già sparito dall'elenco dei partecipanti.

Basta andare sul sito della conferenza organizzata dal "Wall Street Journal" per ritrovarlo in buona compagnia, ma non è questo che interessa quanto piuttosto capire perché l'editore di Class ce l'abbia a morte con il "rottweiler" amico della finanza anglo-americana. Qualcuno insinua che dietro gli attacchi a Matteuccio ci sia la manina di Geronzi, ma questa è una sciocchezza perché Cesarone vola più alto e da tempo ha metabolizzato la frattura con l'uomo che nel 2003 divenne amministratore delegato di Capitalia. Altri ricordano che fu Banca di Roma a negare una linea di credito alla famiglia Panerai per attività agricole in Toscana.

bernabebernabe

Anche questa spiegazione non sta in piedi. La ragione vera è che nella campagna pubblicitaria lanciata da Banca Profilo sui giornali con i disegni di Tullio Pericoli, i giornali del Gruppo Class sono stati trattati piuttosto male e basta un pugno di euro in meno per scatenare vecchi rancori.

3 - ABETE AMMETTE DI NON ESSERE UN BANCHIERE. DENTRO BNL LUI È SOLO IL PRESIDENTE. COME GIÀ SI SAPEVA
Avviso ai naviganti N.1: "Si avvisano i signori naviganti che ieri sera alle 18,50 Luigino Abete è apparso nel programma di Sara Varetto "Sky Tg Economia" e ha ammesso di non essere un banchiere.

Dopo aver difeso in modo patetico il credito alle imprese offerto dai "poveri banchieri", Luigino ha precisato con la fronte imperlata di sudore che dentro BNL lui è solo il presidente e non un banchiere. Come già si sapeva".

4 - STANCA È SULL'ORLO DI UNA CRISI DI NERVI PER GLI ATTACCHI DI "REPUBBLICA" SUL DOPPIO STIPENDIO (SE BRUNETTA DOPO LE REGIONALI LASCERÀ IL DICASTERO PER FARE IL SINDACO DI VENEZIA)
Avviso ai naviganti N.2: "Si avvisano i signori naviganti che Lucio Stanca è sull'orlo di una crisi di nervi per gli attacchi di "Repubblica" sul doppio stipendio. A Milano corre voce che se Brunetta dopo le regionali lascerà il dicastero per fare il sindaco di Venezia, il povero Stanca porrà a Berlusconi il problema della sua successione alla guida dell'Expo 2015 e il ritorno a Roma come viceministro per l'Innovazione. Un copione già visto".

5 - CROPPI SUL PIEDE DI GUERRA: C'È UN 'OSSO DURO' NELLA COMUNICAZIONE DI ALE-DANNO

L'assessore Croppi non perde occasione per manifestare il suo disappunto e la sua preoccupazione per il cambio avvenuto nella comunicazione del comune di Roma: Mario Schintu è il nuovo capo del dipartimento comunicazione del Comune. Scelto personalmente da Alemanno ha l'arduo obiettivo di pianificare e rilanciare la comunicazione del comune più importante d'Italia.
Per questa ragione il Sindaco di Roma l'ha voluto a suo diretto riporto.

51 anni, laureatosi alla LUISS in scienze politiche, formatosi in multinazionali come American Express, a 31 è nominato dirigente in Sip dove ha ricoperto diversi incarichi di responsabilità. In Telecom Italia e' stato responsabile pubblicità, ma il suo tentativo di cambiare l'aria che tirava nel settore fallì per l'ostilità del gruppo dirigente di allora e per qualche anno dovette accettare l'esilio in Spagna.

A Madrid, però, ebbe modo di mettersi in luce in particolare con i soci spagnoli di allora di Telecom Italia (Endesa e Uniòn Fenosa). Fama da dirigente "osso duro", per nulla incline ai compromessi, non ha mai avuto remore o timore di esibire il suo credo di uomo di destra e anche per questo non ha avuto vita facile nell'azienda delle tlc.
C'è chi dice che con l'arrivo di Schintu non mancheranno le scintille con l'Assessore Croppi che agli occhi di Alemanno si è agitato fin troppo.

 

 
[25-11-2009]