UBS, FUORI I NOMI! - SE CROLLASSE IL SEGRETO BANCARIO SOTTO I COLPI DI OBAMA, LA SVIZZERA FINIREBBE AGLI OROLOGI A CUCù - Per GLI Usa l’evasione fiscale è un crimine, PER BERNA NO - IL CREDIT SUISSE NEGOZIA CON LA FRANCIA...
obama1 - Il segreto svizzero confinato dalla Francia...
Da "Il Sole 24 Ore" - Le due grandi banche svizzere, Ubs e Credit Suisse, cercano di spegnere il fuoco delle controversie fiscali. Il fronte più caldo è quello di Ubs, che negli Usa è accusata di aver favorito frodi o evasioni e che il 13 luglio dovrà affrontare una udienza giudiziaria. Il fisco Usa ha ribadito che vuole 52mila nomi di clienti, che Ubs non intende fornire. Ubs ha già dato 250 nomi e ha pagato una multa.
Il Governo svizzero sta negoziando con gli Usa, Ubs è disposta a pagare un'altra maxi ammenda, pur di uscirne. Il Credit Suisse, dal canto suo, non vuole essere coinvolto in vicende fiscali in Francia. Per questo ha inviato una lettera ai clienti che hanno titoli o strumenti finanziari francesi, chiedendo l'autorizzazione a trasmettere i loro dati, nel caso in cui venissero richiesti, al fisco di Parigi.
Il Cs spiega il passo con la volontà di rispettare le norme francesi in materia di titoli. Il segreto bancario c'è su tutto il resto, ma sulle roventi questioni fiscali è in corso un allentamento. Berna ha aderito alle richieste Ocse anti-evasione. I colossi bancari seguono la linea. Anche perché vogliono evitare nuovi contrasti che, Usa docet, potrebbero rivelarsi parecchio onerosi. (L.Te.)
2 - OBAMA, PRESSING SU UBS "FUORI I NOMI DEGLI EVASORI"
Glauco Maggi per "La Stampa"
Logo "Ubs"
Le prime 250 teste sono state un anticipo, ora il governo Usa chiede per via legale il saldo completo alla Ubs. Il dipartimento della giustizia vuole da tempo i nomi di tutti i 52 mila evasori che hanno conti coperti presso la banca elvetica, ma quest'ultima si oppone sostenendo di dover rispettare la legge svizzera che protegge il segreto bancario.
Per superare lo stallo, il governo Obama ha depositato una nuova ingiunzione alla Corte distrettuale di Miami: «E' tempo per la banca di affrontare le conseguenze delle sue azioni», ha scritto l'avvocato fiscale del governo, Stuart Gibson, nel documento di 55 pagine all'esame del giudice Alan S. Gold.
«Ubs deve svelare l'identità di ogni contribuente americano con un conto non dichiarato presso la banca, in modo che ognuno possa mettersi in regola con il proprio governo. Gli Stati Uniti hanno un forte interesse nazionale nell'assicurare che tutti i contribuenti americani rispettino le leggi fiscali».
Puntando ad avere l'elenco completo dei correntisti clandestini, il governo Usa aveva già querelato Ubs il 19 febbraio scorso, il giorno dopo che la banca aveva raggiunto un accordo con gli inquirenti che le aveva permesso di evitare una causa federale, ciò che avrebbe messo a rischio la sua stessa licenza a operare negli Usa.
Logo Credit Suisse
Con la transazione, Ubs versò allora una multa di 780 milioni di dollari e consegnò un elenco di oltre 250 correntisti, ammettendo di averli aiutati a nascondere il loro denaro al fisco Usa. Ma il primo sacrificio finanziario e di riservatezza non ha chiuso il caso. La disputa ruota attorno all'asimmetria difficilmente conciliabile tra le due legislazioni.
Per quella Usa l'evasione fiscale è un crimine, mentre per quella svizzera la santità del segreto bancario può essere violata solo se ci sono ragionevoli sospetti di «frodi fiscali» e non per la semplice evasione, che non è giudicata di per sé un crimine. Quel cavillo è ciò che fa la Svizzera quella che è, o era: paradiso di discrezione e cassaforte globale di fortune.
Il governo svizzero, in una nota diplomatica, ha scritto che la causa contro Ubs «minaccerebbe seriamente» il trattato fiscale del 1996 tra i due Paesi che, appunto, sancirebbe per il governo di Berna la legalità della protezione dei nomi. Per il dipartimento di Giustizia Usa, invece, il trattato non impedirebbe di ottenere queste informazioni. La legge svizzera non mette al riparo i contribuenti americani, si legge nella citazione Usa, «laddove Ubs ha sistematicamente e deliberatamente violato le leggi degli Stati Uniti sul suolo americano».
La banca ha «condotto regolarmente i suoi affari in segreto» e la sua attività, lamentano i legali di Obama, «è costata al Tesoro centinaia di milioni di dollari in imposte non pagate». La banca ha mantenuto la sua posizione: «Ubs continua vigorosamente a opporsi» alla richiesta di dare tutti i nomi, e le voci di un accordo stragiudiziale imminente sono «speculazioni».







